Punta della Dogana interpreta la Prima Materia

Foreground: Kishio Suga, Gap of the Entrance to the Space, 1979/2012 Stone, zinc plate Courtesy of the artist and Blum & Poe, Los Angeles ph: © Palazzo Grassi, ORCH orsenigo_chemollo

Venezia – Nel marasma culturale di mostre ed eventi ospitati dalla Serenissima durante i mesi della 55esima Biennale, in cui tra le calli e i canali si respira aria di fermenti artistici internazionali, non poteva mancare la proposta della Collezione Pinault, che a Punta della Dogana accoglie circa ottanta opere, dal 1960 ad oggi. Prima Materia è il nome dell’esposizione che François Pinault ha deciso di affidare alla curatela di Caroline Bourgeois e Michael Govan, e sarà visitabile fino al 31 dicembre 2014.
Prima di tutto, cosa si intende per “prima materia”? Come suggeriscono i testi alchemici medievali e il comunicato stampa della mostra, per prima materia si fa rifermento alla «sostanza primeva che distingue e insieme costituisce terra, aria, fuoco e acqua; sostrato informe di ogni materia, comprendente anima e corpo, sole e luna; amore e luce, immaginazione e coscienza; ma anche urina, sangue, sporcizia. È stata ricercata nel terriccio oscuro dei boschi e all’interno del corpo umano. È il caos primigenio che esiste prima del tempo e di qualunque possibilità di futuro. Occidente e Oriente insieme, è il Tao di Lao Tzu e forse, per la scienza, la materia oscura di cui è composta gran parte dell’universo. […] è essenza pura, tutto e nulla, ovunque e in nessun luogo, e può assumere molteplici forme».

Proprio per questo l’esposizione in corso propone espressioni artistiche eterogenee – pittura, scultura, installazione e video – e correnti artistiche altrettanto differenti vengono poste a dialogo tra loro. Particolare enfasi è data a due momenti come il Mono-Ha e l’Arte Povera, che ambedue implicano il materiale al di là della forma tradizionale, pur sviluppandosi in continenti diversi (anche qui va rinvenuto il senso del dialogo che ripercorre tutta la mostra, tra espressioni artistiche, tra continenti, tra artisti). Ne è un esempio lampante l’ampio ambiente che ospita gli alberi di Giuseppe Penone, i quali sembrano parlare con le installazioni di rami e pietra di Kishio Suga, o le opere di Alighiero Boetti, Koji Enokura, Susumu Koshimizu, le installazioni di pietre e specchi e pietre e carta di Lee Ufan, la presenza di opere di Giulio Paolini, Michelangelo Pistoletto, un neon di Mario Merz, le vasche metalliche piene d’acqua di Nobuo Sekine.

In mostra viene dato spazio anche a lavori monografici, non meno importanti: anzi, una certa rilevanza viene attribuita all’opera di ciascun artista, che nella maggior parte dei casi realizza opere site – specific.
Fino ad arrivare allo spazio centrale di Punta della Dogana, il “cubo” in cui ogni anno un artista viene prescelto per creare un progetto speciale. Questa è stata la volta dell’artista cinese Zeng Fanzhi, che rende il cubo uno spazio quasi mistico dove poter contemplare due enormi quadri dipinti a olio.

Ma partiamo dal principio: il benvenuto è dato all’ingresso di Punta della Dogana con il video Marquee di Philippe Parreno, e l’opera di Bruce Nauman, No No New Museum, un video che si presenta come una forma estrema di poesia sonora. In seguito Raining (Sound Piece), di Dominique Gonzalez-Foerster, in un’installazione sonora e ossessiva, monotona e minacciosa.

Zeng Fanzhi, This Land so Rich in Beauty no. 2, 2010 Oil on canvas Courtesy of Zeng Fanzhi’s Studio ph: © Palazzo Grassi, ORCH orsenigo_chemollo

Ci si trova poi catapultati negli sculptural theatres di Lizzie Fitch & Ryan Trecartin, provenienti da Los Angeles, per poi salire al primo piano e contemplare la pittura di Marlen Dumas di cui, giusto per fare due esempi, ricordiamo la tela espressionista Mamma Roma, e Hommage to Michelangelo; Llyn Foulkes con tutt’altro stile, fumettistico e pop, profondamente critico verso il mercato dell’arte; infine la geometrizzazione astratta e lirica di Mark Grotjahn.

Si susseguono le opere numeriche e i ritratti di Roman Opalka, per arrivare ad aggirarsi tra i cilindri di vetro bianchi e azzurri, pieni d’acqua di Roni Horn (Well and Truly, 2009-2010). L’equilibrio della sala precedente viene scosso dalla crocifissione di Adel Abdessemed: una serie di Cristi appesi al muro, non alla croce, fatti di una materia contorta e dura come l’immagine che restituisce, un filo di ferro.

Ancora tantissime le opere a seguire: un Achrome del 1962 di Manzoni a confronto con un’altra tela incolore di Bridjet Riley, un ambiente site specific di Loris Gréaud, dove si rimane attoniti e indecisi tra un neon accecante, un suono indecifrabile, candelieri, cocci, feti di scimmie.

Dalla neutralità ad un colore carico (di significati anche, ereditati dalla pittura bizantina) come l’oro: ecco l’installazione di James Lee Byars del 1997, la cui stanza acceca per i morbidi drappeggi di lamè d’oro che fanno da scenografia a un soggetto di materia decisamente più grezza, una matassa rotonda di corda di peli di cammello.
A seguire un video di parole e dissolvenze di Robert Barry, la sala dei teschi nelle teche di Sherrie Levin, opere di David Hammons, i volti giganti scolpiti da Thomas Shütte, che ci ricordano la scultura – certo in altre dimensioni – di Medardo Rosso.

Materie e linguaggi diversi e contrastanti a dialogo, materie e linguaggi simili ma con un background culturale e una provenienza geografica diversi vengono qui giustapposti, portando lo spettatore a riflettere e interrogarsi proprio grazie a quest’ampia carrellata di opere e di interpretazioni.

Ricordiamo poi che parallelamente all’esposizione è stato inaugurato il Teatrino di Palazzo Grassi, il nuovo auditorium da 225 posti, completamente restaurato da Tadao Ando: qui è possibile fruire del programma di film d’artista della Collezione Pinault, con opere di Philippe Parreno, Loris Gréaud e Anri Sala. Inoltre, già aperta a inizio aprile, continua fino al 31 dicembre, a Palazzo Grassi, anche la mostra Rudolf Stingel, con opere dell’artista, della Collezione Pinault e di altre collezioni internazionali.

 

Benedetta Rutigliano
@bettyrutigliano

Prima Materia
Punta della Dogana, Venezia (Dorsoduro, 2 – Fermata vaporetto: Salute)
Dal 30 maggio 2013 al 31 dicembre 2014
Orario: Tutti i giorni dalle 10 alle 19 (la biglietteria chiude alle 18)
Biglietti: Intero 15€, ridotto 10€
Chiuso il martedì e il 25 dicembre

Immagini Ufficio Stampa Paola Manfredi Studio

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews