Pride, gay e minatori uniti contro la Thatcher (e i pregiudizi)

pride poster È stato presentato alla Casa del Cinema di Roma Pride, il film di Matthew Warchus che ha fatto incetta di successo di pubblico e critica in patria e ha vinto l’importante premio dedicato ai film a tematica LGBTQ dell’ultimo Festival di Cannes (la Queer Palm), dove era stato presentato all’interno della Quinzaine des Réalisateurs.

LA FORZA DELL’UNIONE – Basato su una storia vera, Pride è ambientato nel Regno Unito in piena era Thatcher, durante lo storico sciopero dei minatori inglesi del 1984. Degli attivisti del movimento gay, spinti dalla solidarietà verso chi, come loro, lotta contro il sistema per difendere i propri diritti, decidono di raccogliere fondi a sostegno degli scioperanti, messi alle strette dal governo. I minatori, però, accolgono con diffidenza l’iniziativa, considerando il sostegno di lesbiche e gay inopportuno e non poco imbarazzante. Ma sarà solo questione di tempo, e l’incontro fra i due mondi, difficile per non dire esplosivo, si trasformerà in un’entusiasmante amicizia.

PrideLESBIANS AND GAYS SUPPORT THE MINERS – Sorride Stephen Beresford, lo sceneggiatore di Pride giunto a Roma per la presentazione del film alla stampa, quando racconta le avventure vissute durante la stesura del film: dalla ricerca dei veri attivisti tramite Facebook, a quella del materiale di repertorio, fino alla scoperta di un particolare aneddoto riguardante un incontro tra i minatori in sciopero e alcuni italiani.

«Ho sentito parlare di questa storia ben 22 anni fa», racconta lo sceneggiatore «e da subito ho pensato che sarebbe stata perfetta per un film. È una storia incredibile: omosessuali e minatori uniti per combattere insieme, con un finale molto potente. Spinto dalla curiosità ho fatto delle ricerche. Trovando pochi documenti, poi, mi è capitato di leggere un libro che parlava anche di Mark Ashton, uno degli organizzatori di Lesbians and Gays Support the Miners (LGSM, ndr), quindi ho visto il video che loro stessi avevano girato e infine ho conosciuto i veri protagonisti. A quel punto ho capito che c’era ben poco da inventare, che quella storia era perfetta. […] Ci sono voluti appunto vent’anni. Tutti si appassionavano a questa storia ma nessuno se la sentiva di investirci dei soldi. Temevano che riguardasse solo i gay o solo i gallesi o soltanto i minatori […] Poi è arrivata la Pathè e anche il regista Matthew Warchus». E racconta anche un simpatico aneddoto: «Nel 1984, una delegazione di minatori giunse in Italia e ricevette un grande pacco con olio, pasta e altri bellissimi cibi italiani. Ma i minatori del Galles non avevano mai cucinato la pasta prima di allora. Qualcuno di loro cominciò a mangiarla cruda, poi quando videro l’olio d’oliva in bottiglia prima pensarono fosse una bevanda, poi lo usarono per friggere i fusilli, pensando che quello fosse il modo di cucinarli. Oggi ovviamente in Galles ci sono molti ristoranti italiani, ma allora nessuno aveva mai potuto assaggiare il cibo italiano».

Il risultato, premiato in patria con una grande affluenza di pubblico e un’ottima accoglienza da parte della critica, è quello che potrete vedere sul grande schermo a partire dall’11 dicembre, purtroppo solo in poche sale selezionate, come deciso (a malincuore) dalla distribuzione Teodora Film. Vi invitiamo dunque a fare una piccola ricerca su Google e cercare una di queste fortunate sale, perché Pride è un film da non perdere, un’opera dalla forza incredibile che parla di umanità, di cooperazione e comunità, di lotta e di diritti. Di pregiudizi e paure, di coraggio e umiltà. Di tutto quello che, in fin dei conti, ci rende esseri umani, animali sociali dalle mille sfumature. Per dirla con le parole del suo sceneggiatore, «Pride è un film dalla portata universale che parla di esseri umani e delle cose che abbiamo in comune».

(Foto: comingsoon.it)

David Di Benedetti

@davidibenedetti

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