Presidenziali in Russia, Putin resta il favorito

Mosca - Il 4 marzo si avvicina e il clima politico si riscalda ogni giorno che passa. In Russia, per questa data sono previste le presidenziali alle quali molti sondaggi danno come favorito Vladimir Putin, con il 66 percento delle preferenze, anche se  il suo rating personale è calato del 27 percento rispetto al 2008 e potrebbe subire una pesante sconfitta in città simbolo, come Mosca e San Pietroburgo. Intanto, a qualche giorno dalle elezioni, spunta un complotto: è stato sventato un piano dei terroristi agli ordini del leader secessionista ceceno, Doku Umarov  contro il probabile futuro premier.

Le domande che sorgono a questo punto  sono due: l’ex numero uno dei servizi segreti vincerà subito o al secondo turno? Dopo la sua rielezione, come si comporteranno la polizia e l’esercito nei confronti del movimento di protesta anti-regime? Da mesi le strade di Mosca e di altre città minori sono teatro di manifestazioni pacifiche contro il dispotismo di Putin.

In realtà, negli ultimi tempi le forze dell’ordine al soldo di Putin  hanno abbassato gli standard d’illegalità a cui i civili erano abituati. Non per magnanimità, ma per evidente strategia elettorale del loro capo, che cerca in tutti i modi di assicurare la credibilità alla probabilissima vittoria, in contrasto con le politiche di dicembre. Due mesi fa, infatti, era nato il movimento di protesta, in segno di denuncia contro i brogli che hanno dato la vittoria  al partito dello Zar, Russia Unita.

Il cambiamento di orientamento è un dato di fatto che, però si scontra con la fase che si sta per aprire, ovvero quella del post elezioni, sul come reagirà Putin di fronte alle scontate proteste per la sua elezione. A preoccupare sono soprattutto le regioni al di là degli Urali dove la divisione si gioca solo sul campo della politica, della religione e dell’etnia. Potrebbero aprirsi nuovi fronti di guerra civile?

La partita probabilmente si giocherà sul piano della correttezza delle consultazioni. Anche se appare poco probabile che proprio durante le presidenziali, il reuccio lasci la poltrona scoperta alla volontà popolare, probabilmente la mossa giusta consisterà nell’uso del secondo turno per dare parvenza di onestà alle consultazioni. Di fronte a un’opinione pubblica insofferente alla corruzione, a divieti e censure, Putin risponde con una campagna elettorale testosteronica: al macho nazionale, Putin stesso, non possono resistere le belle e disinibite donne russe. In realtà il futuro premier non soffre di miopia, al contrario questo suo stigmatizzare è sintomo della preoccupazione per la rinascita di questa rinata vocazione democratica dell’elettorato russo che non appartiene direttamente ai partiti perché è prima di tutto un sentimento civile e quindi è difficilmente controllabile.

Dominga D’Alano

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