Presidenziali francesi: sotto a chi tocca

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François Holland, Domique Strauss-Kahn e Martine Aubry

Parigi – In Francia, la prossima primavera, si vota. Lo show sarà avvincente, si consiglia di non perderlo. Soprattutto per la qualità dei cavalli in gara nella corsa per l’Eliseo: un gruppetto eterogeneo ed agguerrito di candidati, dotati – chi più chi meno – di scarsa immagine politica ma, in compenso, interessanti in quanto fenomeni atropologico-politici. Roba da reality show istituzionale. Difatti, ce n’è per tutti i gusti: dal presidente uscente che non ce la fa più, alla plurisconfitta che non ce la farà di nuovo. Dal favorito nei sondaggi che fa lo smargiasso, alla seconda cassificata che fa la timidona. Dal nuovo volto inatteso che si candida per vincere, al volto noto che avrebbe potuto vincere ma non si candida.

Tutti lì, anime perse della nouveau politique française e rappresentanti con poca grandeur dei loro partiti. Riassumiamo.

Nicolas Sarkozy – Il presidente farà un tombolone. A dirlo sono i sondaggi: l’Ump – la destra moderata di cui Sarkò dovrebbe essere la figura chiave – è intorno al 16%, 2 punti sopra il partito di estrema destra di Marine Le Pen, stabile da mesi al 14%. Quando si dice che non basta vincere una guerra in Libia e tentare di rianimare il defunto colonialismo gollista, perché gli elettori si dimentichino le tue corbellerie.

Specie se l’elettore medio è più interessato alle beghe irrisolte di casa propria che a quelle altrui. Così, se la Francia del Galletto all’Eliseo sventola il tricolore in terra d’Africa, la Francia dei francesi vive la crisi sulla pelle. La disoccupazione ha raggiunto i livelli del 2000, ovvero quelli di massima incidenza mai registrati: a luglio si parlava di 2 milioni e 176 mila persone in cerca di lavoro, una enormità per uno degli Stati forti della Ue. Non è finita. Poco lavoro significa consumi in caduta libera, il che implica decrescita ovvero meno entrate fiscali, cioè più tasse, compresa una super tassa per i redditi alti. Un provvedimento che da noi si chiamerebbe contributo di solidarietà e da loro contributo straordinario, ma che ovunque fa girare les boules. Se a questo, poi, si aggiunge che la Francia è tra le nazioni che rischia il prossimo downgrade finanziario, per Sarkò il dado è tratto.

Socialisti – In principio era Dominique Strauss-Kahn: alta carica istituzionale, ottima reputazione internazionale, super favorito tra i socialisti per presentarsi alla presidenza e sicuro premier. Un cavallo vincente. Poi, una cameriera d’albergo di New York, con la stazza di un giocatore di rugby, lo accusa di stupro e il sogno si infrange.

Da pochi giorni, DSK è libero, prosciolto da ogni imputazione per assenza di prove. Ora, resta solo il giudizio dei francesi a condannare l’ex presidente dell’Fmi. Le ultime rilevazioni di voto sono impietose: il 53% dei votanti di destra e sinistra hanno dichiarato che non vorebbero vedere DSK correre alla presidenziali e solo il 19% approverebbe se facesse da spalla ad un altro candidato. Una stroncatura quasi all’unanimità.

Sotto a chi tocca – Quindi, morto un Kahn si fa una Holland. Nella fattispecie, François Holland, ex primo segretario del partito socialista, ex sindaco di Tulle, ex marito di Ségolène Royal, e adesso pronto a vincere le premiarie di partito e a presentarsi alla presidenza.

Holland naviga bene: le ultime valutazioni per le primarie di partito, previste tra il 9 e il 16 ottobre 2012, lo danno al 41% (4 punti in più rispetto a giugno) dei consensi. Le sue avversarie socialiste non possono dirsi altrettanto ben piazzate: Martine Aubry, ex sindaco di Lille e guida del partito è stabile al 31%, mentre Ségolène Royal – di nuovo in corsa per la presidenza – non riesce a superare il 13%.

Al di là dei numeri, tuttavia, quello che colpisce tra i socialisti è il caos raffazzonato con il quale si conducono. Holland sente già profumo di vittoria e non lesina critiche alle due avversarie, soprattutto alla ex moglie. La Royal, dal canto suo, – già sconfitta da Sarkò nel 2007 e poi dalla Aubry nelle elezioni di partito del 2008 – si

eva joly
Eva Joly

ostina a presentarsi ad elezioni che non ha speranze di vincere, e non è escluso che lo faccia per infastire l’ex coniuge. E la Aubry – con quell’aspetto dimesso che pare una via di mezzo tra la Cancelliera Angela Merkel e una casalinga al tea con le amiche, non riesce proprio a superare la goffagine davanti alle telecamere. In effetti, l’idea di una massaia in pantofole all’Eliseo pare un’immagine davvero poco accattivante anche per una Francia in penuria di leader.

Verdi – Poi, come in tutti i reality che si rispettino, non può mancare il colpo di scena. Lei è Eva Joly, ex magistrato 68enne, di origine norvegese con doppia nazionalità e vissuta per anni sotto scorta a causa delle sue inchieste scomode sugli abusi della politica. In luglio, la signora ha stravinto le premimarie del suo partito, l’Europe ecologie, contro ogni pronostico e la schiacciante maggioranza dei consensi: il 60%. Un plebiscito. Forse con lei si alzerà il livello dello scontro presidenziale. Vedremo.

Chantal Cresta

foto|| lettera43.it; economicdisasterarea.com

 

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