Post Charlie Hebdo, Parigi riparte dai quartieri

A pochi mesi dagli attentati che hanno scosso i francesi Parigi riparte dai quartieri che aveva dimenticato più o meno volontariamente

I venti quartieri pericolosi -  Parigi (www.lemonde.fr)

I venti quartieri pericolosi – Parigi (www.lemonde.fr)

Parigi – Da quel maledetto 7 gennaio, la Francia non è più la stessa. Da quando pochi terroristi sono riusciti a mobilitare l’intero corpo di polizia transalpina nel cuore della sua capitale, il Paese non ha più visto il problema dell’integrazione come uno dei tanti. L’accettazione dell’altro e la libertà d’espressione sono diventati i temi cardine del dibattito politico al pari dei temi economici, sempre d’attualità in periodo di crisi. Puntano sul tema François Hollande e il suo primo ministro Manuel Valls per riguadagnarsi il proprio elettorato, prima dell’attentato quasi tutto perso; sullo stesso piano gioca il Front National di Marie Le Pen, il quale ha fatto da sempre dell’immigrazione un tema chiave del proprio programma politico. Le elezioni amministrative nei dipartimenti si avvicinano, quindi, se molto si è detto e fatto sulla libertà d’espressione, è arrivato il momento di agire per integrare partendo dai territori o almeno è questo l’intento di alcune amministrazioni locali, a cominciare da quella di Parigi.

TENSIONE NAZIONALE -  L’intervento diretto verso i paesi islamici, visto per esempio dopo l’11 settembre negli Stati Uniti, è stato finora scongiurato in quanto i tempi non lo consentono. I problemi politico-economici nel contesto europeo, morso dalla crisi e dl conflitto russo-ucraino non lo permettono. Nonostante ciò la caccia alle streghe nel paese sembra essere iniziata all’indomani degli attentati. La legge sull’apologia di terrorismo promossa dal ministro dell’interno Bernard Cazeneuve, nel novembre 2014 ancor prima dell’attentato, ha dato il via alle danze: la legge prevede pene di 5 anni di carcere e 75.000 euro di multa o fino a 7 anni e 100.000, in caso di comunicazioni online, per chi di fatto provochi direttamente degli atti di terrorismo o faccia pubblicamente l’apologia di questi atti. La pena è dunque passata dal diritto civile al penale. Da metà gennaio, sono state emesse più di 50 condanne, tanto da fare preoccupare anche Amnesty International, in vista delle nuove misure di intransigenza promesse dal governo Valls.

IL PRIMO SITO OSCURATO – Per ciò che riguarda il web, lo scorso fine settimana sono state bloccate le prime pagine web: è il caso di Islamic-news.info che si auto definiva contro la propaganda sciita-occidentale e favorevole allo stato islamico. Il giornale non è più visibile, neanche dall’estero, così come la pagina Twitter e Facebook. Altri quattro bloccaggi amministrativi sono stati emessi, ma i siti non sono stati ancora oscurati dai server. Se provare a bloccare la diffusione di contenuti propagandistici dello stato islamico è lecito, utilizzare questi metodi sembra come catturare mosche con le mani: attraverso reti criptate conosciute ai più è infatti possibile aggirare i divieti.

L’HYPER CACHER E LA RICERCA DELLA SICUREZZA -  I terroristi non attaccarono solo il settimanale satirico, ma anche l’Hyper Cacher di Porte de Vincennes, il supermercato di prodotti kosher che fu teatro del sanguinoso sequestro ad opera di Amedy Coulibaly che costò la vita a quattro ostaggi. A circa due mesi dall’attentato il supermercato ha riaperto le sue porte domenica scorsa, rinnovato e con gli esterni tinteggiati di un bianco che, sostituendo la tinta nera precedente, sembra sottolineare la luce ritrovata. Dopo mesi in cui tutti i siti potenzialmente a rischio, comprese le scuole ebree, sono state controllate giorno e notte dall’esercito francese, la riapertura dell’Hyper Cacher rappresenta un passo in più verso un ritorno alla normalità.

LA TENSIONE SOCIALE A PARIGI -  Ma quale normalità? Quella che il primo ministro Valls aveva definito non a caso “Apartheid francese”: interi quartieri periferici a nord e a sud di Parigi ghettizzati, con francesi da ormai più di una generazione che hanno dei lavori di serie B o C, non presi in considerazione dagli altri quartieri di Parigi ancor prima che dall’amministrazione. Quest’ultima paga infatti fino al 50% e oltre dell’affitto alle famiglie in difficoltà o a studenti francesi e non. L’isolamento è insomma culturale da parte dei protagonisti della società più che istituzionale.

Anne Hidalgo, sindaco di Parigi (http://lelab.europe1.fr)

Anne Hidalgo, sindaco di Parigi (http://lelab.europe1.fr)

IL PIANO HIDALGO – Ecco quindi che il potente sindaco di Parigi, Anne Hidalgo, presenta il Piano per la coesione sociale 2015-2020  in venti quartieri definiti “prioritari”. Ecco che Parigi riparte dal nucleo del problema: quelle banlieue dimenticate. La cifra è notevole: 26 milioni di euro all’anno per i prossimi 5 anni, che dovrebbero permettere di passare da zone interdette a zone attrattive. Si tratta di 30 misure, finanziate in buona parte dallo stato, inserite in un “Contrat de ville”. Solo nel febbraio dell’anno passato una legge governativa aveva dimezzato i parigini aventi diritto ad aiuti sociali, da quasi 340.000 a poco più di 150.000 per la sacra austerità di bilancio. Il sindaco è riuscito a mantenere intatta la quota di aiuti, calcolando la cifra non per numero di persone ma per aree, cosicché anche coloro che erano stati esclusi per legge beneficeranno dei sussidi e delle iniziative.

CAMBIO DI STRATEGIAI protagonisti del nuovo processo di coesione territoriale saranno in primo luogo i pôle d’emploi, ovvero gli efficienti centri per l’impiego francesi, che dovranno incitare le imprese ad assumere personale delle zone periferiche e inserire coloro che sono attualmente esclusi da un programma formativo. Verranno inoltre organizzati spettacoli, eventi teatrali e mostre nei quartieri a rischio per far si che l’unione con il resto di Parigi non sia data a queste zone solo grazie alla metro. Hidalgo punta inoltre a razionalizzare l’azione dei punti d’ascolto per i giovani, chiudendone 3 degli attuali 13 e continuando così un processo che dal 2001 vede la chiusura progressiva dei centri senza alcuna misura di contrappeso.

Ecco così che la minaccia di una “radicalizzazione comunitaria”, come definita dalla stessa Hidalgo, prova ad essere stemperata dall’amministrazione locale, che, al contrario di un iper-liberale governo nazionale, continua a ribadire i valori dello stato sociale francese, seppur forse inspirata dalla paura di perdere non la lotta al terrorismo ma quanto di buono ottenuto fino ad oggi in termini di conquiste sociali.

Domenico Pellitteri

Foto | www.lemonde.fr,  http://lelab.europe1.fr/

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews