Post ballottaggi: fotografia della politica, con o senza Silvio

Il leader della Lega Umberto Bossi

Roma – Venerdì scorso, Giuliano Ferrara, nel suo ultimo editoriale di fine stagione, Radio Londra (Rai1), poneva la seguente domanda retorica: Che cosa non avrebbe mai dovuto fare il Governo – subito dopo la bastonata al primo turno di amministrative in sede milanese e napoletana – per prepararsi ai ballottaggi? L’Elefantino rispondeva: mai avrebbero dovuto i leader di centrodestra prodursi in lunghi silenzi che evidenziassero lo stordimento da capocciata elettorale. Lo hanno fatto. Mai si sarebbe dovuta tirare fuori l’annosa e irrisolta questione dei ministeri al Nord (e qualcuno anche al Sud), tanto cara alla Lega ma capace solo di sollevare polveroni inconcludenti. Fatto. Mai gli esponenti pidiellini avrebbero dovuto scornarsi sulle reciproche responsabilità alle urne e mai avrebbero dovuto restituire l’immagine di una coalizione frantumata i cui membri corrono in ordine sparso. Fatto anche questo.

Detto ciò, Ferrara continuava il suo ragionamento affermando che, malgrado tutto, ancora qualche speranza per Pdl-Lega, a Milano come a Napoli c’è. Se non in entrambe le città, almeno in uno dei 2 comuni. Chissà. Il giornalista è di tale caratura che se sostiene una linea non la si può certo ignorare, tuttavia, resta il fatto che Governo e maggioranza sono sull’orlo del collasso. Non a caso, per la prima volta in quasi 20 anni di Berlusconi, molti pensano già al dopo ballottaggio e tutti al dopo Silvio.

Dunque, ora la domanda è questa e non è per nulla retorica: in caso di sconfitta di Letizia Moratti, candidato sindaco per il centrodestra a Milano, il Governo che sorte avrà?

Pdl – A sentire il Cav., nessun problema: <<Escludo la crisi in  modo categorico>>. Lo ha detto durante il discorso di chiusura per la campagna elettorale di Gianni Lettieri a Napoli. La realtà naturalmente è diversa. Gli azzurri sono in subbuglio. Sandro Bondi non vuol più fare il coordinatore di partito. I colonnelli di ex An non vogliono essere messi da parte. Il ministro Rotondi suggerisce di cambiare nome alla coalizione. I gruppuscoli vicini a Ignazio La Russa, Gianni Alemanno e Altero Matteoli, si scrutano, si contano e borbottano. Scajola e compari fanno l’occhiolino per un posticino. I Responsabili sono sempre più preoccupati e il governatore lombardo, Roberto Formigoni, dal Pirellone, parla di primarie rubando il copyright al centrosinistra.

Lega – Se il Pdl sgomita contro se stesso, la Lega sgomita per non cadere con il premier. D’altronde, subito dopo il primo turno, il Senatur in persona aveva chiarito <<Non ci faremo trascinare a fondo da Berlusconi>>. Così, se i verdi da una parte rassicurano al Cav. il loro sostegno, dall’altra si preparano a venire in contro all’opposizione attraverso un rinnovato dialogo con l’Udc di Pierferdinando Casini. Moneta di scambio: una nuova legge elettorale che riveda il tanto vituparato Porcellum, con una forma di vecchio proporzionale. Per fare tutto questo, però, occorerrebbe il Governo tecnico, tanto anelato da Massimo D’Alema. E non a caso, il Baffino è recentemente tornato sotto i riflettori della scena politica a braccetto con l’asso-piglia-tutto, Casini. I 2 erano a Macerata, un paio di giorni fa, per chiudere la campagna elettorale del centrosinistra in cui appunto, Pd-Sel e Udc corrono insieme con la benedizione del segretario Pd, Pier Luigi Bersani.

Ora, la storia racconta che quando il centrosinistra tira fuori dalla naftalina il sempre casual D’Alema, la ragione è una sola: tentativo di ribaltone seguito da grande ammucchiata, alias, Governo tecnico.

In effetti, l’uomo non è nuovo a certe faccende. Nel 1994, fu lui uno dei protagonisti del Patto delle Sardine, intavolato per far cadere il primo Governo Berlusconi e siglato tra l’alleato del premier, Umberto Bossi, e l’allora segretario del Ppi, Rocco Buttiglione, durante una cena – pare – a base di pesce e inciuci. Altri tempi, si dirà. Vero. Vero anche, però, che i malesseri della maggioranza ci sono tutti, che il Cav. ha perso la sua forza accentratrice e che per la Lega la presenza del premier, comincia a essere un peso politicamente gravoso e mediaticamente ingrobrante.

casini-d'alema

P. Casini e M. D'Alema a Macerata / ansa

Pd – E poi, c’è il Pd. Bersani non è uno sciocco. Sa bene che la vittoria di GiulianoPisapia a Milano, sarebbe una conquista di Sinistra, Ecologia e Libertà di Nichi Vendola, più che un successo del centrosinistra. Risultato: Vendola non mancherebbe di far pesare la sua presenza nel partito, forse anche la sua leadership. Certamente la sua candidatura alla guida del Governo nelle prossime nazionali. Il che vorrebbe dire far entrare la sinistra estrema nella coalizione democratica segnado così, in  modo definitivo, la fine del progetto politico di un centrosinistra progressista e moderato. Meglio, dunque, il Governo tecnico di tutti e nessuno, in attesa che gli equilibri politici si ristabiliscano. A partire dalla probabile vittoria di Pisapia. Infatti, se egli conquistasse Milano e la sua amministrazione non fosse all’altezza delle aspettative dei cittadini, la vittoria di Sel si trasformerebbe subito e in poco tempo nella rimonta del Pd e del centrodestra. Con o senza Silvio.

 

Chantal Cresta

Foto || www.ansa.it

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews