‘Porcellum’: depositate un milione di firme. L’ok di Maroni

ROMA – Per il Presidente della Camera Gianfranco Fini non è detto che se la Corte Costituzionale ammetta il referendum le uniche due opzioni siano votare per il referendum o fare una legge in Parlamento perché «ci può essere la scappatoia di chi dice che è meglio andare a votare con questa legge».

Per Fini «è meglio fare una nuova legge elettorale in Parlamento che sia la più condivisa possibile e con una maggioranza ampia. Non è possibile far valere il principio che ogni maggioranza fa la legge che più la aggrada».

Per il Presiente del Senato Renato Schifani, invece, «è compito del Parlamento individuare le soluzioni che risolvono il problema del rapporto tra eletto ed elettore», con riferimento alla legge elettorale dopo aver definito (quello del Presidente della Repubblica) «un monito che non può restare inascoltato».

Secondo il ministro dell’interno Roberto Maroni, però, il milione di firme depositato equivale ad un segnale forte e concreto. «Sono rimasto impressionato dal numero di firme raccolte in così poco tempo – sostiene il ministro – perché è un segnale forte che va ascoltato: credo che si debba procedere al referendum».

Ha raggiunto, quindi, il milione (un milione e duecento, per la precisione) l’ammontare delle firme “anti-porcellum” raccolte nelle piazze di tutta italia. Gli scatoloni sono stati consegnati oggi all’ufficio centrale elettorale della Suprema Corte di Cassazione. I rappresentanti dei comitati dovranno ora redigere all’ufficio centrale elettorale un verbale per il deposito delle firme, al seguito del quale l’ufficio centrale si dovrà pronunciare sulla validità delle firme stesse e sulla proponibilità dei quesiti entro il 15 dicembre.

Stando a quanto sostiene il leader dell’Idv Antonio Di Pietro, tra iprincipali promotori di questa iniziativa, «ancora una volta i cittadini hanno anticipato la politica; lo hanno fatto l’anno scorso con tre referendum che tutti gli altri partiti snobbavano. Oggi, dopo una incredibile raccolta di firme fatta in pochi mesi, siamo di nuovo qui come cittadini». DI Pietro pone tre condizioni inamovibili riguardao la legge elettorale: «con la futura legge non dovranno essere candidate persone condannate o dovranno decadere una volta condannate, no a incarichi di governo per persone rinviate a giudizio e no a doppi lavori per i parlamentari: una volta eletti non dovranno fare più altri mestieri».

(Foto: welfareitalia.it / qn.quotidiano.net)

Redazione

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