Ponte sullo Stretto di Messina: capitolo chiuso o progetto da rilanciare?

ponte sullo stretto di messina tg24.sky.it

Il ponte sullo Stretto di Messina è tornato agli onori della cronaca dopo che Pietro Ciucci, amministratore unico di Anas, ha affermato che «il ponte rimane un’indispensabile segmento di congiunzione dei versanti calabrese e siciliano, un’opera necessaria per realizzare il corridoio europeo Helsinki – La Valletta (Malta)». La dichiarazione ha subito scatenato una raffica di commenti tra detrattori e sostenitori dell’opera, che son tornati a soppesare i pregi e le insidie di un progetto che prevede la costruzione di un ponte sospeso ad un’unica campata di 3,3 km di lunghezza, sostenuto da piloni di 400 metri di altezza, a doppio impalcato – stradale e ferroviario – in una delle zone, quella dello Stretto di Messina, a più alto rischio sismico del Mediterraneo. Il ponte sospeso più lungo del mondo, al costo di 8,5 miliardi di euro.

«C’è un limite imposto dalla decenza – ha replicato alle parole di Ciucci Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori pubblici –. Non si possono sprecare, tanto più visto il momento difficile, risorse pubbliche per un’opera dall’utilità estremamente dubbia».

Mentre dalla Regione Calabria, il presidente Giuseppe Scopelliti fa eco alle parole di Ciucci, affermando che «se vogliamo rilanciare davvero il nostro Paese e il Mezzogiorno, dobbiamo mettere da parte ogni pregiudizio verso le grandi opere e pensare allo sviluppo per il bene della società». Dal canto suo, Nichi Vendola invece non esita a dichiarare che il ponte sullo Stretto sia un’opera strategica solo per le mafie.  «Più che ad unire due coste – afferma il leader di Sel – serve ad unire due cosche».

Un’”opera necessaria” scandisce Ciucci. Ma il ponte non era questione chiusa? Non è stato l’ex premier Monti a mettere la parola fine al progetto? Il primo marzo scorso, infatti, hanno perso validità giuridica i contratti stipulati per la realizzazione dell’opera. E tra l’altro, il 16 marzo circa 2 mila persone appartenenti a movimenti contro il ponte, avevano sfilato per le vie di Messina contro il pagamento delle penali, richiesto a gran voce da Eurolink – il consorzio di aziende deputato alla costruzione del ponte – a titolo di risarcimento, per inadempimento del contratto. Una penale di circa 1 miliardo di euro.

stretto di messina www.paese24.it«Altro che penale – tuonano i movimenti -. Le risorse finanziarie devono essere investite per la messa in sicurezza del territorio».

Un territorio da tempo logorato da un grave dissesto idrogeologico, motivo in più, affermano i geologi, per scoraggiare la costruzione di un’infrastruttura così imponente, che dovrebbe vedersela con le insidiose frane del versante messinese, e con quelle ancora più pericolose “a scivolamento profondo” del fronte calabrese. E la Commissione VIA – Valutazione di Impatto Ambientale – a suo tempo aveva chiesto ben 223 richieste di integrazione per le gravi carenze tecniche che aveva riscontrato nel progetto definitivo.

Non è solo il rischio sismico e geologico a preoccupare. Le associazioni ambientaliste, unitamente al FAI, hanno più volte sottolineato come la costruzione del ponte andrebbe ad incidere su un’area rigidamente vincolata per i valori naturalistici e paesaggistici dall’Unione Europea. Il ponte ricadrebbe infatti nell’area di due ZPS (Zone di Protezione Speciale), Costa Viola in Calabria e  Monti Peloritani, Dorsale Curcuraci, Antennamare e area marina dello Stretto di Messina in Sicilia.

Neanche il traffico stimato sul ponte ripagherebbe dei costi affrontati per la costruzione: per avere un ritorno economico, infatti, gli esperti affermano che sarebbero necessari 100 mila passaggi di auto al giorno, traguardo difficile da raggiungere anche nella migliore delle ipotesi.  A questo riguardo, le previsioni parlano di un grado di utilizzo complessivo dell’11% circa (11,6 milioni di auto l’anno), per un’infrastruttura in realtà dimensionata per 105 milioni di auto l’anno.

Mentre il ponte sullo Stretto torna a far parlare di sé, movimenti e cortei chiedono a gran voce di rivedere le priorità, di riqualificare le zone urbane, di dotare l’Isola delle infrastrutture basilari, promuovendo un rilancio del trasporto pubblico e un ammodernamento della rete ferroviaria, al momento e per la maggior parte, ancora a binario unico.

Valeria Nervegna

 

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