Politici e droga: qualcosa da nascondere?

Dopo il servizio bloccato de “Le iene” sulla droga in Parlamento, la politica continua a mostrare perplessità sul test antidroga. Alcuni si sono sottoposti volontariamente ma si pensa ad un test obbligatorio

di Nicola Gilardi

Carlo Giovanardi

L’Italia è uno dei paesi europei dove si consuma più cocaina. In Europa sono 13 milioni coloro che hanno provato almeno una volta nella vita la “polvere bianca” e più della metà sono giovani dai 15 ai 34 anni. La droga sta diventando sempre meno costosa e penetra in tutte le fasce sociali, anche in politica.

Qualche anno fa venne bloccato un servizio del programma di Italia 1 “Le iene” che mostrava la diffusione dell’uso di cocaina in Parlamento. Molti politici si opposero fortemente alla pubblicazione del servizio, che era totalmente anonimo, ma il problema della droga nella politica ha continuato a persistere con gli eventi di cronaca, per ultimo il caso Marrazzo.

A far ben sperare è stata un’iniziativa del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi, che ha invitato i colleghi a sottoporsi spontaneamente al test antidroga nei locali del Dipartimento per le politiche di contrasto agli stupefacenti. «E’ giusto che i politici si sottopongano volontariamente ai test volontari anti antidroga» ha detto il ministro La Russa in occasione della festa dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate nel quale si è sottoposto al test risultato negativo.

Paolo Ferrero

Fra i primi ad eseguire il test è stato il leader dell’Udc, Pierferdinando Casini che ha dichiarato:«E’ un atto simbolico quello di eseguire il test antidroga». Dal suo partito infatti era partita una proposta di legge per rendere obbligatorio il controllo ai politici.

Molti sono stati i consensi, provenuti da tutti gli schieramenti politici ad esempio l’Idv di Di Pietro, ma ci sono state anche delle perplessità. Paolo Ferrero di Rifondazione Comunista parla sostiene che:«il test è totalmente demagogico» affermando l’impossibilità di rilevare tracce di cocaina dall’analisi del capello dopo qualche giorno dall’uso. A rispondere seccamente è stato Giovanardi che replica:«Non c’è alcuna demagogia. Ho solo dato l’opportunità ai parlamentari di fare il test e dire ai cittadini “io faccio il legislatore, devo essere una persona equilibrata”» e ribattendo a Ferrero dice:«Le tracce nel capello restano sei mesi, caro Ferrero: sei rimasto indietro».

Ad essere perplessi sono anche i Radicali, che sostengono che si tratti di un atto di ipocrisia e che dovrebbe essere esteso anche alle forze dell’ordine e ai magistrati. Ma anche a destra si registrano dei no. Il capogruppo del Pdl alla Camera Francesco Cicchitto dice di non voler aderire all’iniziativa che non è estranea alla spirale ossessiva di interesse nella vita privata dei politici.

Il problema della droga in Italia è molto forte. Si attenderebbe un segnale chiaro e univoco dalla politica e infatti sono state molte le proposte di legge per rendere obbligatorio il test antidroga, non solo ai Parlamentari, ma a tutti i politici delle amministrazioni locali. Però sono ancora molti gli sfavorevoli a questo tipo di controllo. Resta il fatto che questo rappresenterebbe un primo passo verso una maggiore trasparenza del mondo della politica, che deve guidare il paese e dovrebbe farlo in piena moralità.

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Una risposta a Politici e droga: qualcosa da nascondere?

  1. avatar
    brandisilvana@hotmail.it 10/11/2009 a 18:03

    NON NE FACCIAMO UN CASO DI”LIBERTA ANCHE QUESTO….CHI NON HA NULLA DA NASCONDERE E’ L I B E RO DI MANIFESTARE LA PROPRIA ASTINENZA DALLA DROGA SE DECIDEDI ESSER LUCIDO E DI FAREIL POLITICO ALTRIMENTI E’ LIBERO DI FARE DELLA SUA VITA QUELLO CHE VUOLE. .CAPACITA’ DI INTENDERE E DI VOLERE…

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