Politica: Le “Api regina” della politica italiana

Roma – Il governo Monti ha superato i suoi primi cento giorni. Salutato come il salvatore della patria, oggi sono in tanti a pentirsi dell’eccesso di fiducia che hanno riposto in lui. Immaginando un’inversione di tendenza rispetto ai 19 anni appena passati dall’avvento della cosiddetta seconda repubblica, in molti sono rimasti delusi delle mancate riforme di cui tanto necessitava, e necessita, il Paese e che lo hanno ridotto al collasso economico, morale e sociale. Aumentando ulteriormente la forbice tra il 10% più ricco e il 90% più povero, gli italiani si sentono demoralizzati e sempre più indigenti materialmente e spiritualmente. Questa è l’impressione che si percepisce a livello generale dell’umore del Bel Paese.

Ma c’è un divario, o gap come viene definito in inglese, che puntualmente non viene minimamente preso in considerazione, ma anzi continuamente minimizzato da tutte le forze politiche e sociali presenti in Italia, ossia il problema della situazione femminile. Un’inchiesta andata in onda nel Tg2 pochi giorni orsono ha tracciato un’immagine spaventosa di quella che è la situazione occupazionale femminile in Italia. Oltre il 70% delle donne italiane, ha fatto emergere l’inchiesta, è sottoccupata, disoccupata, inoccupata o non cerca neppure lavoro in quanto troppo demoralizzate. Una cifra enorme di persone che vivono la vita al di sotto delle loro possibilità intellettuali ed economiche, e una perdita di ricchezza inestimabile per il paese. Che l’Italia fosse un paese fortemente maschilista e sessista lo aveva messo bene in chiaro Berlusconi a più riprese. Ma che il governo Monti, idolatrato da una buona parte delle italiane e degli italiani, abbia fatto sperare una inversione di tendenza in questo urgente e improrogabile tema è innegabile.

Le "api regina"

È certo che la svolta sarebbe stata palese se, invece di eleggere l’ennesimo presidente del Consiglio maschio, Giorgio Napolitano avesse preferito per la carica di primo ministro una donna. Ma forse i tempi non sono ancora maturi, in quanto la società italiana continua ad essere ancora un seme non piantato in materia di reale e oggettiva parità dei diritti tra i sessi. Ma c’è un però. Mario Monti ha, infatti, scelto tre donne per ricoprire come ministre delle cariche importanti, Elsa Fornero al ministero del Welfare, Anna Maria Cancellieri ministra dell’Interno e Paola Severino alla Giustizia. Tutte «donne con un grado  elevato di istruzione e una carriera di successo – come le ha definite Gloria Steinem, famosa giornalista femminista americana – che sentono il bisogno di distinguersi dal resto delle donne, in quanto fanno derivare tutto il loro prestigio dal fatto di essere tra le pochissime accolte entro una cerchia ristretta di uomini», insomma delle vere e proprie “api regina”. Tralasciando i commenti delle ministre, poco costruttivi e deludenti, che in questi primi 100 giorni di Governo hanno fatto infiammare gli animi di tante e tanti italiani, che prospettive delineano queste donne potenti per iniziare a ridurre il cosiddetto gap di genere? A vedere le loro proposte e azioni legislative sembrano più orientate a far permanere lo status quo maschilista e misogino della politica italiana.

Il problema del 50% della popolazione italiana, quella femminile e ancora espropriata dei propri diritti naturali, non interessa le nostre ministre e nell’agenda ministeriale e parlamentare ci vorrà ancora del tempo prima che diventi oggetto dell’ordine del giorno.

Sabina Sestu

Foto: mondofinanzablog; images.style

Preview: womanjournal

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