Politica. Fini e l’idea di una grande coalizione per non uscire di scena

Gianfranco Fini

Roma – La sceneggiatura non è neanche tra le più originali: un leader politico convinto dei suoi ideali, scende successivamente a compromessi per avere più potere e visibilità; convinto ormai di aver raggiunto totale autonomia, torna a marciare da solo con pochi fedeli per poi intravedere la possibilità di diventare una semplice comparsa.

Questo brevissimo copione può essere accostato al presidente della Camera e del Fli (in questo caso presidente autosospeso) Gianfranco Fini.

Sono passati quasi due anni da quando Fini decise di abbandonare Berlusconi e il Pdl, ed intraprendere il suo cammino, solo con altri dissidenti, per entrare a far parte del nuovo partito Futuro e libertà per l’Italia, collocandosi tra i moderati Francesco Rutelli (Api) e Pier Ferdinando Casini (Udc). Ora si trova a combattere con una delle paure più grandi che un politico possa affrontare durante la sua carriera: recitare la parte di figurante in vista delle elezioni del prossimo anno.

Il presidente della Camera deve fare i conti con il declino della sua immagine, ma anche del suo partito: secondo i sondaggi, il Fli attualmente non supera il 2% dei consensi, percentuale questa che, se fosse confermata quando si andrà alle urne, porterebbe Fini e suoi seguaci fuori dal Parlamento. E con un Casini che ha deciso di abbandonare i moderati (dopo il flop delle ultime amministrative), puntando sul miglior offerente tra destra e sinistra, a Fini non resta che decidere quale strategia attuare per risollevare le proprie sorti e quelle del partito. Potrebbe azzardare e correre da solo alle prossime votazioni (scelta non efficace dal punto di vista politico), o tornare con la coda fra le gambe dai suoi vecchi alleati, oppure osare un’alleanza con il Pd. Quest’ultima opzione neanche è da reputare un’utopia: da una parte abbiamo un Fini disperato, che pur di non essere messo da parte è disposto, per l’ennesima volta, a voltare le spalle ai propri ideali ed appoggiarsi a quella sinistra che, ai tempi in cui militava nel Msi, era uno dei nemici da combattere; dall’altra abbiamo un Pierluigi Bersani che pur di vincere alle prossime elezioni cerca alleanze con chiunque porti dei voti. Fini è consapevole che una scelta simile, se dovesse concretizzarsi, potrebbe comportare un effetto boomerang: quel 2% potrebbe ridursi ancora di più, a meno che non decida di rinunciare al suo partito per entrare tra le fila dei casiniani (ipotesi questa che suscita una strana sensazione di déjà-vu), nel caso quest’ultimi decidano di abbracciare il progetto Pd.

Per questo arriva la sua proposta, quella più logica, in termini politici, la più efficace, a livello opportunistico: una grande coalizione con l’attuale maggioranza in Parlamento per affrontare in maniera funzionale la fine del Governo tecnico, e decidere il premier dopo il voto.

Immediate le repliche di alcuni esponenti del Pdl, con Fabrizio Cicchitto che definisce la proposta «un’ipotesi lunare, perché Pd e Pdl restano alternativi sul piano programmatico ed ideologico»; e Maurizio Gasparri, che fa eco al collega, dichiarando: «Altro che grande coalizione. Mi pare, al contrario che si vada delineando su temi fondamentali una visione alternativa tra i due schieramenti». Anche sul fronte Pd non si fanno attendere commenti a riguardo: « Noi – afferma Rosy Bindi – sosteniamo con grande lealtà il governo Monti. Ma riteniamo questa fase emergenziale destinata a concludersi con le elezioni politiche per le quali gli italiani saranno chiamati a scegliere tra proposte alternative». Bocciature arrivano anche da parte di Sel, Idv e Lega Nord.

Pierluigi Bersani e Pier Ferdinando Casini

Troppe le contraddizioni che caratterizzano quest’uomo: dal semipresidenzialismo (ai tempi della coalizione con Silvio Berlusconi ne era un grande sostenitore, ora non più), alla lotta all’immigrazione (difficile dimenticare la legge Bossi-Fini) e fino ad arrivare ad un’apertura alle coppie gay. Per molti questo può essere un cambiamento di mentalità positivo (e sullo sfondo l’opportunismo che fa da padrone), ma probabilmente non la pensano nella stessa maniera quei pochi sostenitori che gli sono rimasti. In molti, all’interno del partito, lo accusano di aver dimenticato le battaglie che prima si ostinava a combattere con il coltello fra i denti, altri che si guardano attorno nell’eventualità di abbandonare la barca prima che affondi. Basti vedere l’atteggiamento di Italo Bocchino ultimamente più tenero nei confronti del Pdl.

Fini è sempre più vicino all’isolamento, temporeggia cercando potenziali alleanze, dimenticandosi che come lui può cambiare fazione peccando di incoerenza, lo stesso vale per gli elettori.

Giorgio Vischetti

foto|| newnotizie.it; leggo.it;

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