Polemica per libri fotocopiati a Torino, gli studenti si ribellano

All'Università degli studi di Torino, scoppia la rivolta degli studenti per il caro-libri, suscitando le reazioni degli editori italiani.

polemica Università TorinoTorino - Il costo dei libri universitari, si sa, è sempre stato un tema scottante tra gli studenti. È per questo che ormai da anni gli studenti prediligono l’acquisto di libri usati o  fotocopiati, grazie ai numerosi librai e copisterie che offrono questi servizi.

LA POLEMICA – Ormai da settimane, a Torino, imperversa una vera e propria rivoluzione. Un professore di diritto commerciale, Marco Ricolfi, ha espresso la sua opinione in merito ai libri fotocopiati, asserendo che non è importante da quale tipologia di libro studino gli studenti ma come lo abbiano fatto e quanto si siano impegnati nello studio.

Come previsto, queste parole hanno suscitato la reazione di Marco Polillo e Mirka Giacoletto Papas, dell’Associazione Italiana Editori e del Gruppo Accademico professionale della stessa associazione, che si sono schierati contro Ricolfi, affermando che fotocopiare libri è reato, “un furto del pensiero e del lavoro altrui”, e che le sue parole istigano gli studenti a infrangere la legge.

polemica Università Torino

Uno striscione di protesta del Collettivo 3° piano, un gruppo di studenti dell’Università degli Studi di Torino in polemica contro professori ed editori

STUDENTI IN RIVOLTA – Dal canto loro, gli studenti dell’Università degli Studi di Torino hanno fatto sentire la loro voce, occupando i corridoi della sede universitaria con fotocopiatrici e striscioni con scritto “Non comprate libri: i testi per gli esami ve li fotocopiamo noi”. Tutto organizzato dai ragazzi del Collettivo 3°piano, studenti che hanno occupato la vecchia biblioteca di Palazzo Nuovo per farne uno spazio di socializzazione e di studio, finché non verrà riaperta per volere dell’Università. Questi ragazzi credono che, da parte degli editori, non vengano presi in considerazione i problemi economici di uno studente medio. Per questo è partita una raccolta firme, rivolta anche ai professori e che sarà inviata al rettore, in modo da arrivare a qualche soluzione plausibile, per esempio redigere dispense sostitutive dei libri di testo, ottenere l’acquisto di un certo numero di libri da parte dell’Università o avere il permesso dei professori più esigenti di studiare da libri usati.

DA CHE PARTE STARE?- La questione è chiara, i manuali universitari costano troppo, ma chi ha ragione in tutto questo? Purtroppo non è facile prendere una posizione: sia studenti che editori hanno i loro buoni motivi per essere in disaccordo.

Certo, la polemica arriva in un periodo difficile per gli studenti italiani, dove le borse di studio sono sempre di meno, le difficoltà economiche sempre più gravi e il costo dei libri molto più elevato. Purtroppo è un momento molto difficile anche per l’editoria italiana, che vede molte librerie e editori in crisi economica, in un paese dove si legge poco e si spende ancora meno per la carta stampata.

Probabilmente, la soluzione a questo caos potrebbe trovarsi in un compromesso tra i professori, le Università e gli studenti. Una soluzione, come propone lo stesso Ricolfi, potrebbe essere l’inserimento degli e-book come strumenti di studio, sicuramente più economici e maneggevoli dei libri. In questo modo non si danneggerebbero molto le case editrici e, soprattutto, potrebbe essere un avanzamento tecnologico per l’Università italiana.

Intanto, non ci resta che aspettare l’esito di questa polemica, aspettando risposte ufficiali dall’Università torinese.

Ilaria Scognamiglio

@Fairydodo

Foto: www.lastampa.it; www.go-bari.it

 

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