Più sostegno alla musica italiana: la petizione di Piero Pelù

studio radio petizioneIl problema della cultura musicale italiana passa inevitabilmente dall’assenza di cultura musicale in televisione e dalla pressoché totale superficialità dell’educazione musicale a scuola. Gli interventi pubblici e le misure di governo hanno sempre girato un po’ alla larga da questo settore.

Il successo della raccolta firme di Stefano Boeri, grazie al quale sono diminuiti i vincoli burocratici per offrire musica live al di sotto dei duecento spettatori, ha portato entusiasmo nel mondo musicale italiano. Recentemente è partita una nuova petizione per richiedere, questa volta, una legge a sostegno delle attività musicali che obblighi i network nazionali a far si che il 40% della programmazione sia destinato a produzioni italiane e almeno il 20% alla promozione dei giovani talenti. L’obiettivo è importante, la petizione recita: «sul modello vincente della Francia e dell’Inghilterra, il nostro Paese deve impegnarsi con urgenza mettendo al centro dei prossimi interventi pubblici misure che favoriscano la crescita, lo sviluppo e il rafforzamento della sua identità musicale nell’ambito del made in Italy, con l’obiettivo di trasformare il nostro settore come una delle attività più produttive e moderne

Il problema non riguarda solo la straripante presenza di musica anglofona rispetto a quella italiana, ma soprattutto la difficoltà che i nuovi talenti nostrani incontrano nel conquistare un posto all’interno della rotazione radiofonica nazionale. Che cosa accada negli uffici di programmazione è quasi un mistero, fatto sta che però, più o meno, durante l’arco della giornata ascoltiamo sempre gli stessi brani. Questo ha portato i social network musicali ad avere sempre maggior successo.

Il settore musicale rappresenta un blocco importante a livello economico per l’Italia: crea occupazione in pratica a costo zero oltre radio-street petizionead essere un settore a forte tasso di occupazione giovanile, attira investimenti in coproduzioni ed è uno sviluppo, contrariamente a quel che si può pensare, in crescita costante. L’Italia da sempre ha avuto un ruolo primario in questo settore, serve quindi un intervento per restituirle competitività anche da questo punto di vista. «Con un intervento a costo zero per il Governo, dunque, si valorizzerebbero i due precedenti emendamenti già approvati (Tax Credit e Act Live) e si moltiplicherebbero i posti di lavoro immediatamente in un settore a forte tasso di occupazione giovanile, attirando anche investimenti in coproduzioni e altre attività meritorie per la crescita e lo sviluppo del settore».

Di fatto nelle radio pubbliche prevalgono scelte vincolate da puri aspetti economici, se il vincolo fosse un reale supporto alla cultura inizieremmo forse ad intraprendere la strada giusta per rilanciare e ascoltare nuova musica italiana. Piero Pelù si è impegnato in queste ore per sostenere la campagna e domenica 24 novembre alle ore 15 il Mei organizzerà a PoPistoia un Convegno sul Tema. Se volete firmare anche voi la petizione potete farlo a questo indirizzo:

https://www.change.org/it/petizioni/sostegno-alla-produzione-musicale-italiana-vincolo-di-una-quota-dedicata-alla-musica-italiana-nei-grandi-network-nazionali-tv-e-radio

Serena Prati
@Se_Prati

Fonti Foto: Static.ecoo.it ; Media.wired.it ; Monsterfm.com

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