Più Libri Più Liberi: Sacro G.R.A, il libro

Presentato a Più Libri Più Liberi il libro Sacro G.R.A, secondo progetto dopo il film, dedicato al grande raccordo romano

Paolo Regis, Nicolò Bassetti e Antonio Gnoli

Paolo Regis, Nicolò Bassetti e Antonio Gnoli

Roma – L’ultimo giorno della fiera Più Libri Più Liberi è stato presentato il volume Sacro Romano G.R.A ,edito dalla casa editrice Quodlibet e scritto a quattro mani da Nicolò Bassetti e Sapo Matteucci. Sarebbe facile pensare che questo libro sia un prodotto nato per sfruttare la notorietà della pellicola di Gianfranco Rosi, vincitrice alla Biennale di Venezia come miglior film. In realtà il libro e il film sono due tasselli di un progetto più ampio che prevede anche una mostra, al momento in via di realizzazione.

 IL PROGETTO – Come si legge nel sito  di Nuovi Paesaggi Urbani, «Sacro G.R.A. è un laboratorio di narrazione della Roma contemporanea. È una ricerca multidisciplinare sulle trasformazioni della città» che oltre ad avere impegnato per quattro anni Bassetti, Matteucci e Rosi, ha generato una mole enorme di lavoro per produrre poi i tre prodotti finali (libro, film e mostra). Il tutto è nato per l’esigenza personale di Bassetti di trovare la sua dimensione a Roma, nella città in cui si era trasferito. Ha iniziato, quindi, a passeggiare per la città e a frequentare per forza maggiore Il G.R.A. Da qui, è nata la sensazione che il G.R.A. fosse molto di più di una semplice arteria stradale e che in qualche modo nascondesse nella sua struttura circolare, terribilmente estraniante, un mondo che andava riscoperto e analizzato. Solo successivamente c’è stato l’incontro con Rosi e l’idea del documentario.

IL LIBRO – La presentazione del libro a Più Libri Più Liberi si apre con un breve monologo del giornalista Antonio Gnoli che, per prima cosa, nota come una sala tanto gremita alla presentazione di un libro su un anello stradale fosse una cosa praticamente impossibile se solo trasportata indietro di qualche mese. Continua poi non nascondendo la sua invidia per un prodotto molto ben riuscito, sottolineandone la particolarità. Tutte le storie che si succedono nel racconto e, tra le quali nessuna spicca sulle altre, vanno a costruire il cerchio della narrazione che si snoda lungo i 70 chilometri e le 35 uscite del G.R.A. in un modo omogeneo e continuo. Gnoli definisce il romanzo un viaggio ai confini del tempo e dello spazio, un’esperienza quasi mitologica che apre le porte su una umanità molto lontana e dimenticata. Una umanità varia che è, per fare alcuni esempi, nei gladiatori dell’Appia Antica che accontentano ricchi turisti americani, nell’ambiente surreale della discarica di Malagrotta o nel quartiere di Torre Spaccata dove la proprietaria di un chiosco notturno diventa la traghettatrice del popolo della notte verso il nuovo giorno.

VUOTI E PIENI – La parola è poi passata  agli autori che hanno ripercorso la nascita del progetto a partire dalle prime passeggiate solitarie di Bassetti fino all’entrata in campo di Matteucci che ricorda in particolar modo la crudezza del cimitero Laurentino, pieno di pensieri e ricordi kitsch lasciati sulle lapidi dei defunti e i laghi di Tor Cervara, tanto amata da Goethe, diventati dei laghetti artificiali per la pesca. Il degrado e l’abbandono sono temi che ricorrono spesso nell’incontro e trovano il loro apice quando si nomina uno dei nervi scoperti dell’urbanistica romana. Il quartiere periferico del Corviale, che in tutta la sua tragicità, fatta di occupazione coatta degli spazi e di povertà nera, è contrapposto alla vicina Città dei Fumetti, quartiere praticamente deserto, in cui l’ironia vuole che ogni strada sia intitolata a un personaggio della Nona Arte. Da una parte un quartiere sovrappopolato, lasciato volontariamente a se stesso, dall’altro un nuovo agglomerato di pura desolazione sono i due estremi della Roma del G.R.A.

PERDERSI PER LA STRADA – Per trovare questi luoghi, entrare in queste realtà alternative e spesso complicate, gli autori del libro hanno scelto di farsi guidare dalla casualità, arrivando in un punto e iniziando a camminare senza una meta precisa, fermandosi di volta in volta a parlare con le persone che vivevano il quartiere e trovandosi spesso di fronte a gente con una gran voglia di raccontare di sé e delle proprie radici. In fondo, il fine di questo lungo viaggio era proprio quello di narrare i luoghi dimenticati e dare loro una nuova identità.

DUE PROTAGONISTI – Memoria storica di questa Roma nascosta sono i due ospiti presenti all’incontro. Da una parte Silvio Jovane, protagonista di un racconto del libro e dall’altra Paolo Regis, presente nel film. Il primo ha raccontato la sua vita fatta di tanti viaggi alla ricerca dell’avventura  per sottolineare il fatto che il vero e unico motivo per viaggiare è incontrare la vita e sembra che lo sappia meglio ora che vive a due passi dagli allevatori Sikh dell’Appia Antica e la sua vita solitaria è impregnata dagli odori, dai colori di questa realtà tanto distante dall’Italia, di quanto non lo sapesse da giovane. Paolo Regis, invece, ha preferito leggere un brano del libro che sottolineava per lui  un aspetto fondamentale del G.R.A.: sul raccordo si perde l’orientamento, si perde la percezione del tempo,  è un luogo dove nulla è afferrabile e tutto è o dietro di noi o davanti a noi.

Silvio Jovane

Silvio Jovane

LIBRO VS FILM – Bassetti, inoltre, ha voluto valutare il rapporto che lega il libro e il film. I due prodotti, infatti, sono molto diversi: il film per scelta non dà nessuna indicazione chiara di dove le storie prendano vita, con un effetto finale di disorientamento; il libro invece è molto preciso, quasi una topografia della periferia romana. Di conseguenza, i due racconti si compensano e sono, di fatto, due facce della stessa medaglia.

LA DEDICA CHE NON C’È – L’incontro si è chiuso, infine, con una nota di colore, il libro non ha una dedica perché non c’era accordo tra autori ed editore, alla fine si è semplicemente omessa, ora a distanza di mesi, Matteucci saprebbe a chi dedicare il romanzo: all’elefante che qualche giorno fa, scappato dal Circo Orfei, ha imboccato, meglio di molti automobilisti, l’uscita 11 del Grande Raccordo Anulare, nel tentativo di tornare in Africa.

Elisabetta Tirabassi

Foto: Elisabetta Tirabassi per Wakeupnews

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