Più Castaldo, meno Balotelli: elogio del bomber di provincia

Il capocannoniere dell'Avellino e della serie B Luigi Castaldo può essere migliore di SuperMario Balotelli? Oggi sì: e vi spieghiamo il perché

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Luigi Castaldo (avellino-calcio.it)

Ci mette la corsa: instancabile in pressing e puntuale in inserimento dal primo all’ultimo minuto. Ci mette il fisico: fianco a fianco col difensore da centrocampo fino all’area piccola, senza crollare al suolo sbracciando per il rigore al primo refolo di vento. Ci mette il cuore: spalle alla porta, inarcato a difendere il pallone a braccia larghe come una cassaforte coi tacchetti. Ci mette la classe: perché, checché se ne dica, un gol stop di petto in corsa-coordinazione-tiro in 20 centimetri quadrati come quello del pari a Latina, non lo fai se non mangi pane e pallone da 32 anni. Già, 32 anni. All’età in cui la parabola degli attaccanti inizia l’inesorabile discesa, ecco che quella di Luigi Castaldo, classe 1982, si avvia verso l’apice.

BOOM CASTALDO - Il capitano dell’Avellino, capocannoniere di serie B con 6 gol in 8 presenze, è la rivelazione del campionato cadetto solo per chi l’ha guardato con superficialità lo scorso anno. Non che 11 reti nel 2013/2014 siano passate inosservate: ma la presenza al centro dell’attacco (e delle attenzioni mediatiche) del 25enne bulgaro Andrej Galabinov, aveva costretto Castaldo a fare il lavoro sporco. Girare lontano dalla porta, andarsi a prendere palla a centrocampo per far salire la squadra, partire da lontano e saltare l’uomo. A tu per tu con il portiere avversario, ahilui, la scorsa stagione ha perdonato qualche volta di troppo. Perché, quando le occasioni sono di meno, la golosità aumenta e la freddezza diminuisce. Quest’anno no. Quest’anno Castaldo s’è preso il cuore dell’attacco dell’Avellino e quello dei tifosi biancoverdi. Le occasioni si sono moltiplicate e lui segna: di potenza, di eleganza, da rapace d’area o con la meravigliosa rovesciata di ieri che ha impietrito il Liberati di Terni.

Luigi “Gigi” Castaldo è l’essenza del bomber di provincia, e il bomber di provincia è a sua volta l’essenza del calcio. In uno sport massacrato dalle polemiche, con replay che si affannano a riproporre risse ed errori arbitrali e sotterrano i gol-capolavoro, vedere un 32enne sgomitare bonariamente per fare spazio al suo Avellino è una boccata d’aria fresca. Il campionato di serie B è il tentativo dell’Italia di riconciliarsi con lo sport più amato. Piccole province che sognano di diventare grandi protagoniste, guidate da bomber anima e cuore come Castaldo, che vivono i propri sogni e coltivano quelli altrui. Il capitano biancoverde esulta come un invasato anche se l’ha messa dentro di ginocchio in mischia, perché sa che il suo urlo è quello di cento, mille, cinquemila, diecimila gole, stipate sotto la pioggia in gradinate di pietra da seconda guerra mondiale. Un giocatore come pochi, che tiene bassi i toni e alto il morale. In Campania non è da tutti giocare a Pozzuoli, Benevento, Castellammare, Nocera Inferiore ed Avellino senza portarsi appresso insulti e sputi, nella migliore delle ipotesi.

IL SACRIFICIO DI CASTALDO, L’INDOLENZA DI BALOTELLI – Castaldo e il sacrificio vanno di pari passo, sia da titolare che in panchina. Un talento esploso tardi ma non troppo, che non può far pensare ad un altro talento esplosivo di casa nostra, dalle polveri perennemente bagnate: Mario Balotelli. Paragone forzato ed improponibile, direte voi. Ma un pallone tra i piedi per professione ce l’hanno tutti e due, diciamo noi. Stessa posizione, stesso ruolo, doti infinitamente maggiori – e procuratore infinitamente più imbonitore – quelle regalate dalla natura a SuperMario, ma in quanto a spirito di sacrificio e abnegazione non c’è neanche lotta tra il biancoverde e il man in red. Il Balotelli che crolla a terra sotto il peso delle spintarelle e dei pacchi di sterline made in Raiola impallidisce di fronte ad un Castaldo che va giù solo se la forza di gravità è più forte dell’istinto di andare in porta. Il numero 45 del Liverpool che si porta le mani sui fianchi e sbuffa se gli tolgono il pallone, sembra (è?) un bimbetto viziato al confronto del numero 10 dell’Avellino che – se perde palla – rincorre l’avversario e piuttosto lo stende, invece di lasciargli un pallone senza lottare.

Paragone sempre forzato ed improponibile, direte ancora voi. La Premier League contro la serie B. I 20 milioni di euro del passaggio di SuperMario dal Milan al Liverpool contro i 400 mila (per eccesso) dell’ultimo valore di mercato di Castaldo, ai tempi del trasferimento dalla Nocerina all’Avellino del luglio 2012. Vabbè. Magari Bad Boy Balo un giorno metterà la testa a posto, in un posto che non sia necessariamente nascosto tra le gambe delle avvenenti fanciulle che passano dal suo letto, e ci farà ricredere e sognare. Ma mentre la sua parabola continua a scendere, e le sue doti vengono decantate solo dalle suddette signorine, un bomber di provincia tesse la trama biancoverde di un sogno proibito chiamato serie A. Gomito a gomito con l’avversario, schiena contro petto col difensore, prima di girarsi e freddare il portiere. Se chiedeste a Gigi Castaldo di scambiare il fruscio delle sterline con il boato della Sud, probabilmente vi risponderebbe con uno dei suoi sorrisi. Poi porterebbe le mani alle orecchie, e chiederebbe alla Sud di urlare più forte. La differenza tra Castaldo e Balotelli è tutta qui: un bomber di provincia non compra i sogni. Li realizza.

Francesco Guarino
@fraguarino

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2 Risponde a Più Castaldo, meno Balotelli: elogio del bomber di provincia

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    Christian 07/10/2014 a 19:49

    Complimenti, lo definirei un articolo di “provincia” hehehe

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