Pistole elettriche e telecamere per la polizia. E i numeri identificativi?

Ok a pistole elettriche e telecamere sulla divisa durante manifestazioni a rischio in aiuto della polizia. Ma i numeri identificativi che fine hanno fatto?

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Un taser in dotazione alla polizia inglese (dyslexiauntied.blogspot.it)

È in arrivo una piccola rivoluzione nella dotazione della polizia italiana: le commissioni congiunte Giustizia e Affari costituzionali della Camera hanno approvato un emendamento al decreto stadi, per consentire in via sperimentale l’utilizzo di pistole elettriche e telecamere indossabili su casco o uniforme. A dare il via libera all’utilizzo delle telecamere, utilizzabili in manifestazioni pubbliche, è stato il Garante della Privacy, confermando una sperimentazione già avviata a Torino, Milano, Roma e Napoli. Ancora nel dimenticatoio invece una richiesta probabilmente più importante e spinosa: i numeri identificativi su caschi e divise. 

IL TASER - La sperimentazione della pistola elettrica o taser è stata approvata in seguito alla richiesta di Gregorio Fontana di Forza Italia. Un’arma di dissuasione non letale, che produce una scarica elettrica ad altissima tensione ma a basse intensità e durata, che rende il soggetto colpito inoffensivo per alcuni secondi, necessari alla polizia all’immobilizzazione. L’utilizzo dell’arma verrà autorizzato in collaborazione con il Ministero della Salute, che dovrà garantire le giuste indicazioni per l’utilizzo di un dispositivo che può comunque intervenire su funzioni vitali, con possibili rischi per la salute della persona. Nel 2013 un writer 18enne colpito al petto da un taser della polizia di Miami Beach è morto per arresto cardiaco al termine di un inseguimento.

L’utilizzo della pistola elettrica, secondo le associazioni di polizia (l’arma nel 2013 era utilizzata da almeno 17 mila agenti in 107 Paesi) contribuisce sia a ridurre i rischi per l’incolumità personale degli agenti, sia a ridimensionare il numero delle vittime nelle operazioni di pubblica sicurezza. L’agente viene infatti indirizzato verso l’utilizzo del taser in alternativa alla pistola d’ordinanza anche in situazioni di grave rischio. L’esperienza “di molti paesi avanzati, tra cui gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Francia e la Svizzera” è stata ritenuta più che soddisfacente da Lorenza Spina, segretario nazionale dell’Anfp, l’Associazione nazionale funzionari polizia.

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Agenti di polizia tedesca con codice identificativo sulle divise (change.org)

TELECAMERE - Per quanto riguarda le telecamere, il Garante della Privacy ha invece dato il via libera all’utilizzo di microdispositivi di ripresa video da utilizzare nelle manifestazioni pubbliche, “ma solo per reali situazioni di pericolo”. I criteri di utilizzo saranno stringenti, mentre telecamere e schede di memoria saranno dotate di numero seriale da annotare in un apposito registro, associato a qualifica e nominativo dell’agente che ne usufruisce.

NUMERI IDENTIFICATIVI, TUTTO TACE - Ma se gli agenti di polizia vengono – giustamente – tutelati con nuove tecnologie, è giusto che l’Italia si uniformi al più presto agli altri Stati del mondo anche dal punto di vista della tutela degli abusi che singoli membri delle forze dell’ordine possono mettere in atto nell’esercizio delle proprie funzioni. E l’apposizione dei numeri identificativi su caschi e divise è questiona attuale quanto spinosa. Sin dal 19 settembre 2001 l’Unione Europea ha richiesto il recepimento del Codice Europeo di Etica per la Polizia, con l’invito, ai 45 Stati membri del Consiglio di mettere nero su bianco un chiaro regolamento deontologico nell’ambito della sicurezza pubblica. Grecia, Spagna, Francia, Germania, Svezia, Regno Unito ed altri hanno già adottato il numero identificativo su uniformi e caschi per tutti gli operatori di Polizia, senza distinzione di ordine e grado. In Italia siamo rimasti fermi ad una mozione del M5s e ad una petizione online: le resistenze in Parlamento e fuori continuano. Ma se è giusto che chi rischia la vita quotidianamente venga protetto e tutelato dalle nuove dotazioni, è altrettanto sacrosanto che gli agenti di polizia vengano responsabilizzati nell’esercizio del proprio ruolo di tutela pubblica e tempestivamente identificati in caso di abuso.

Francesco Guarino
@fraguarino

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