Pisa ha celebrato egregiamente il giardino dei sogni del grande artista catalano

 

Cifre e costellazione amorose di una donna - 1959

PISA – È terminata due giorni fa al Palazzo Blu la suggestiva rassegna espositiva alla scoperta del glorioso artista fra i massimi rappresentanti del movimento d’avanguardia del Surrealismo: Joan Miró. L’esposizione, curata da Claudia Beltramo Ceppi, Teresa Montaner – conservatrice alla Fundació Miró di Barcellona – e Michel Draguet – direttore generale dei Musées Royaux des Beaux Arts, ha raccolto 110 opere fra dipinti, sculture, litografie, disegni e illustrazioni nelle radiose sale ottocentesche che si affacciano sui Lungarni pisani.

Poesia, bellezza dell’immaginario e mitologia. Questi sono solo alcuni temi dei lavori realizzati dal pittore catalano ed esposti in Joan Miró. I Miti Del Mediterraneo, seconda grande iniziativa di un ciclo triennale di mostre sui pittori del Novecento che hanno operato sulle rive del Mediterraneo.

 

Di fronte alla tragedia della guerra civile spagnola (1936) e alla marcata autorità del nuovo governo, molti artisti della Catalogna avvertirono la necessità di rivendicare la propria identità. Miró, che la ritrovò nelle montagne, nei campi arati e nelle spiagge sfavillanti sotto la luce del sole, si portò sempre più verso un’identificazione totale con la natura e il paesaggio del Mediterraneo.

 

Gli insetti, le lumache e i serpenti, oltre naturalmente alle donne, simbolo stesso della Madre Natura, e agli uccelli, visti come animali mitologici, diventarono i suoi motivi prediletti, durante tutta la sua durevole produzione artistica.

Dividendosi fra Francia e Spagna, cominciò a guardare al Mediterraneo come sua patria d’origine e a rivisitarne i Miti attraverso una serie di opere eseguite nelle più diverse forme, dalla pittura, all’incisione, alla scultura, alla poesia. Quest’ultima soprattutto rivestì un ruolo molto importante nella sua attività in quanto era ritenuta l’esercizio più virtuoso cui un uomo potesse dedicarsi.

 

La mostra, che ha visto un flusso incredibile di visitatori, si è aperta proprio con le sculture e le incisioni dedicate ai miti classici di Dafne e Cloe, in cui spicca l’aspetto bucolico, e del Minotauro, che mette in evidenza l’interdipendenza fra l’uomo e la natura ma anche la violenza cieca dell’uomo in quei terribili anni di guerra.

Sempre presente sin dall’inizio è la dicotomia, riconducibile al temperamento catalano, tra un sentimento più terreno e uno più mistico-evasivo. Rappresentato il primo da immagini riconoscibili che si compongono di pennellate uniformi, colori vivi e contorni precisi, e il secondo da quelle linee tenui che assieme a scale, uccelli e stelle si disperdono nel grande vuoto spaziale.

Donna e uccelli nella notte 1969-1974

 

 

Meravigliose le Costellations, la serie di 22 tavole a colori, ognuna accompagnata da una poesia di André Breton, dedicata agli antichi miti del cielo che ispirano speranza e serenità. L’evasione dal terreno era presente anche in un’altra sezione della mostra, quella dedicata al viaggio e all’eterno navigare, in cui Miró utilizza sia il tratto primitivo nella scultura che l’ispirazione orientale nella serie di illustrazioni di Haiku, un componimento poetico breve e intenso nato in Giappone nel XVII secolo.

La grande sala del piano terra è stata dedicata al mito fondante della Mater Natura che l’artista tratta in una straordinaria serie di dipinti a olio poco conosciuti, e in un’altra in acrilico e a gouache nelle ultime due sale.

 

Mentre la Donna combattente, legata al tema della guerra, problematica cara al surrealista, si è dispiegata attraverso le incisioni denominate La serie di Barcellona.

Una interessante sezione a parte è stata dedicata al tema della matericità del paesaggio con opere non abitualmente esposte in quanto composte da materiali delicati come corde e tele di sacco.

Un fantastico viaggio nell’affascinante rappresentazione figurativa della mente del pittore catalano, quell’«innocente col sorriso sulle labbra che passeggia nel giardino dei suoi sogni» – diceva il suo amico Jacques Prévert – dove si fondono poesia e pittura, immaginario e reale.

Natalia Radicchio

foto via: http://locali.data.kataweb.it ; http://www.clponline.it/mostre.cfm?idevento=6A4678C6-CCF5-FBF1-1603AEE8344320F5

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