Pillola anticoncezionale alle suore come protezione dal cancro al seno, utero e ovaie

Suore: ricercatori australiani propongono l'uso della pillola come protezione dal cancro

LONDRA – Ha il sapore di un qualcosa di provocatorio soltanto a titolo gratuito e ‘scandalistico’, ma quanto si legge sulle pagine della rivista inglese «Lancet» tocca un tema, quello della salute della donna, su cui vale la pena soffermarsi. L’idea è che la pillola anticoncezionale possa diventare somministrazione terapeutica per le suore, ovviamente non con il suo scopo principale – inibire la procreazione – ma come prevenzione per i tumori a seno, utero e ovaie cui le donne che non hanno figli sono più a rischio.

Secondo alcuni ricercatori australiani, guidati da Kara Britt della Monash University di Melbourne e Roger Stuart della University of Melbourne, se la Chiesa Cattolica mettesse la pillola a disposizione delle suore contribuirebbe in maniera significativa alla riduzione dei rischi di malattia che sono per loro, in quanto donne sotto il profilo biologico, analoghi a quelli di tutte quelle che, laiche e sposate,  nel corso della vita non hanno avuto figli. Si legge sul periodico britannico:  «Sarebbe un gesto che attribuirebbe alla loro condizione il riconoscimento che si meritano».

Sotto il punto di vista medico le donne che non attraversano le fasi della gravidanza e dell’allattamento hanno più cicli mestruali nel corso della loro vita e ciò si traduce – statisticamente – in un aumento del rischio di cancro. Gli autori dello studio hanno citato dati accreditati secondo cui la mortalità nelle donne che usano la pillola arriva fino al 12% in meno rispetto a quelle che non vi ricorrono, mentre il rischio di tumore alle ovaie e all’enometrio cala del 50-60% se si utilizza questo metodo contraccettivo.

La pillola ha sì altri possibili effetti collaterali, ma in una valutazione complessiva, secondo gli autori della ricerca, la Chiesa Cattolica dovrebbe rivedere la sua posizione ufficiale in tema di contraccezione, risalente al 1968, alla luce di questa ed altre considerazioni sanitarie. E poi, a ben leggere, il documento in questione emanato dalla Chiesa non considera illegali sistemi usati per curare malattie anche se questi hanno effetti contraccettivi.

Ma quale sarà la reazione delle istituzioni ecclesiastiche? Forse la stessa di qualche anno fa, quando fu un teologo spagnolo a proporre di autorizzare all’uso del contraccettivo le suore impegnate in zone di guerra e spesso soggette a stupro? Forse la Chiesa del terzo millennio dovrebbe prendere coscienza dei problemi e delle necessità del suo ‘gregge’ al di là delle sfumature legate alla sessualità che il solo termine – pillola anticoncezionale – suscita.

Laura Dabbene

foto teleromagna.it, www.wakeupnews.eu

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