Piermario Morosini, l’ultimo tweet su Ligabue. E il diritto di sentirsi “Leggero”

Piermario Morosini è morto in campo, mentre si disputava l'incontro Pescara-Livorno

Aprire un cassetto e rovistare tra i resti di un addio. Non c’è cosa più brutta che si possa fare, anche se spesso dovuto, quando qualcuno passa a quella che –  chi crede in Dio – chiama “miglior vita”. Eppure il gesto di chi scrive è stato tutt’altro che spontaneo. È bastato aprire Twitter, fucina di news in tempo reale, per accorgersi che Piermario Morosini, tragicamente spentosi su un campo da calcio poco più di un’ora prima che questo articolo finisse online, non era morto. Non per il popolo dei tweet.

Perché sul canale di microblogging si è riversato tutto lo sgomento degli appassionati di calcio e non solo, che hanno iniziato a “parlare” con Piermario. Citazioni, hashtag, retweet. I cinguettii sono diventati un urlo, su quel mezzo di comunicazione che Morosini aveva scelto e che frequentava assiduamente. 494 tweet, 131 following. Questi i dati che non si aggiorneranno più sulla sua pagina, @MarioMorosini. I follower, invece, sono cresciuti di 600 unità solo nelle prime righe di questo articolo. Divisi, chissà, tra macabre danze voyeuristiche attorno al cadavere e abbracci virtuali intinti nella rabbia e nello stupore.

Fa male scorrere la pagina di Piermario. Fa male vederlo sorridere birra alla mano nella foto del profilo, fa male vederlo godere della visione di Tre uomini e una gamba, fa malissimo vederlo abbracciato alla sua Annina, con i capelli scarmigliati dal vento su una spiaggia toscana.

L’ultimo tweet – anzi, gli ultimi due – sono per quella che doveva essere una grande passione per Piermario Morosini. Una passione chiamata Luciano Ligabue. La copertina dell’ultimo numero di Vanity Fair, sulla quale campeggia il rocker intervistato all’interno da Concita De Gregorio, e un retweet del Pibe di Correggio, che annuncia di voler leggere questo weekend il nuovo libro del Liga, Il rumore dei baci a vuoto. Stamattina alle ore 10. La raccolta di racconti è uscita venerdì 13. Ci piacerebbe tanto immaginare che Piermario sia riuscito a leggerla tutta d’un fiato prima di andarsene.

Perché, anche se la gente gli parla, lo cerca, urla il suo nome lungo la fibra ottica (ed i follower aumentano ancora, ora sono 2700), Piermario Morosini non ce n’è più. Se n’è andato su un campo da calcio, dopo aver visto andare via la madre, il padre, un fratello giovanissimo. «Sono cose che ti segnano e ti cambiano la vita – diceva –  ma che allo stesso tempo ti mettono in corpo tanta rabbia e ti aiutano a dare sempre tutto, per realizzare quello che era un sogno anche dei miei genitori».

Se n’è andato con la maglia del Livorno sulle spalle, ma i tifosi toscani non si offenderanno se d’ora in poi lo immagineremo con addosso i colori della maglia dell’Italia, vestita dall’under 15 all’under 21, che non a caso sono anche quelli del cielo. Se lassù troverà un prato sul suo cammino, speriamo con tutto il cuore che gli capiti anche un pallone tra i piedi. La vita non gli è stata lieve in terra. Ma almeno adesso Piermario ha tutto il diritto di sentirsi leggero.

Francesco Guarino

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