Piccoli innocenti tra quattro mura

Presso la Sala Santa Rita a Roma un reportage fotografico realizzato da 5 professionisti di fama internazionale, scelti tra quelli  più attenti ai problemi sociali e ai bambini nelle prigioni italiane

di Chiara Campanella

Roma – «Che ci faccio qua io?». E’ una domanda mai pronunciata, che però si legge negli occhi dei bambini che, loro malgrado, senza capire sino in fondo cosa stia accadendo alle loro vite e soprattutto dove si trovino davvero, vivono in carcere accanto alle loro madri. “Che ci faccio qua io?  I bambini nelle carceri italiane” è anche una straordinaria mostra-reportage per denunciare la condizione dei piccoli costretti alla reclusione in spazi inappropriati. L’iniziativa, in programma dal 9 al 29 settembre 2010 presso la Sala Santa Rita a Roma, promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma, è nata dalla collaborazione tra Contrasto e l’Associazione di volontariato “A Roma, Insieme” con il sostegno della Provincia - Assessorato alle politiche Sociali e della Famiglia e l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura.

Sono innocenti che scontano una pena che non hanno mai commesso, un’ingiustizia enorme in un Paese come il nostro. Alle donne recluse, infatti, è data la possibilità di stare con i propri bambini, così come stabilito da una legge (legge 8 marzo 2001, n. 40) che pensava fosse meno traumatico evitare la separazione tra una madre detenuta e un bambino piccolissimo, piuttosto che vivere da neonati fino a tre anni dietro le sbarre. E’ una realtà drammatica che questa  mostra intende far conoscere: 40 fotografie che documentano la vita di una madre e bambini nei penitenziari italiani. Nel 2009 erano 59 i bambini condannati con le proprie madri (55).

Alla presentazione di ieri erano presenti l’assessore alle Politiche Culturali e della Comunicazione, Umberto Croppi, quello alle Politiche Sociali e per la Famiglia e ai Rapporti Istituzionali della Provincia di Roma Claudio Cecchini, il presidente dell’Associazione “A Roma Insieme”, Onorevole Leda Colombini e uno dei 5 fotografi professionisti, Riccardo Venturi, che, in un intervento, ha sottolineato quanto è importante lo stato d’animo e il profilo umano dei bimbi. É proprio questo che ha fotografato, cioè il bisogno di questi piccoli di avere una relazione col mondo esterno. Spesso il problema delle detenute viene trascurato, domandandone a tutti i presenti il perché. La risposta è semplice: la politica spesso ignora questi piccoli casi; si tratta, infatti, di numeri esigui. Quello che invece le autorità non riescono a comprendere è il momento sociale, quello dell’inserimento (in questo caso del bambino), che è fondamentale e va affrontato. 

Le foto sono state scattate in cinque Istituti penitenziari femminili: Roma – Rebibbia, Avellino – Bellizzi Irpino – Pozzuoli, Milano – San Vittore, Torino – Lo Russo e Cutugno, Venezia – Giudecca, e rappresentano il primo lavoro, specifico e completo, capace di documentare la situazione esistente nel nostro Paese e offrire uno sguardo complessivo su questa drammatica situazione. Il reportage fotografico è stato realizzato da professionisti di fama internazionale, selezionati tra quelli più attenti ai problemi sociali e alle questioni carcerarie: Marcello Bonfanti, Francesco Cocco, Luigi Gariglio, Mikhael Subotzky e Riccardo Venturi. A loro è stato affidato il compito di documentare la realtà, spesso sconosciuta o ignorata, della vita quotidiana delle donne detenute e dei loro bambini.

Se, infatti, molti sono stati i contributi fotografici rivolti alla situazione penitenziaria, manca un lavoro completo e specificamente dedicato alle madri e ai bambini in carcere, capace di documentare l’intera situazione italiana e offrire uno sguardo complessivo su questa problematica.

L’iniziativa sarà quindi un’importante occasione per richiamare l’attenzione delle Istituzioni e dei parlamentari su questo argomento così complesso, proprio mentre la Camera dei Deputati sta discutendo la proposta di legge a “tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori”. Le premesse sono buone.

Nonostante molti nidi penitenziari risultino essere organizzati bene e strutturati in modo da “camuffare” la realtà carceraria, i bambini cono comunque costretti a vivere in galera, ad avere “l’ora d’aria”, senza la possibilità di stimoli fondamentali per il proprio sviluppo e crescita. Sono le associazioni di volontariato come “A Roma, Insieme“, nata nel 1991, che spesso suppliscono a queste mancanze, organizzando per loro numerose attività, soprattutto portandoli fuori a vedere una vita che non conoscono perché il carcere resta comunque un luogo di sofferenza e poco adatto ad un bambino così piccolo. Ogni sabato (da quattordici anni) questi volontari e volontarie trascorrono l’intera giornata fuori dalla prigione con i bambini e le bambine della sezione del Nido di Rebibbia, per far vivere loro momenti di normalità e di gioia, animando anche diverse occasioni all’interno della reclusione (compleanni, feste, ecc.).

Con questa mostra la Provincia di Roma vuole sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo questa drammaticità, che ora chiede risposte nuove, e portare il proprio contributo al dibattito su una nuova legge che non contempli più bambini imprigionati. E’ il minimo da pretendere da qualsiasi società avanzata, perché un ragazzino che corre tra quattro mura non è lo stesso che domani, finalmente, potrà correre all’aria aperta per andare incontro a sua madre e al mondo. Liberiamo questi innocenti!

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