Perestroika 2.0: il movimento anti-Putin in Russia

Parlando alla manifestazione il 5 dicembre 2011 a Mosca, Alexey Navalny, famoso blogger diventato politico, ha detto: «Loro possono chiamarci microblogger, criceti della rete. Io sono un criceto della rete e taglio con i denti la gola a queste bestie». Perchè i giovani di successo, agiati, educati, che seguivano più la moda che la politica, i criceti della rete, sono diventati carnivori feroci scendendo in piazza chiedendo a Putin ad andarsene? Il movimento anti-Putin in Russia è un fenomeno unico, ha unito diverse forze politiche e sociali – dai comunisti ai nazi-fascisti, dagli ecologisti agli attivisti del movimento gay – i quali, nonostante la differenza dei principi e le richieste, hanno in comune il desiderio che l’epoca di Putin, durata dodici anni, finisca.

Il motivo che ha scatenato le proteste e ha unito i patriarchi della politica degli anni Novanta, come Boris Nemtsov (Partito democratico – destra in Russia), Gennadiy Zyuganov (capo del Partito comunista) e il blogger Alexey Navalny, che con scrittori e giornalisti ha messo insieme gli ultras, vicini alle tifoserie del calcio, sono state le elezioni parlamentari del 4 dicembre 2011.

I brogli elettorali e la propaganda sulla tv statale per portare preferenze partito di Putin, Russia Unita, hanno alzato le polemiche che hanno portato alla manifestazione del 5 dicembre. I manifestanti, nonostante il freddo gelido dell’inverno russo, sono venuti con umore piuttosto “primaverile”. Molti portavano fiori, palloncini e fiocchi bianchi che regalavano ai poliziotti. La manifestazione, organizzata tramite social network, ha portato all’arena politica un modello di partecipante nuovo, una persona giovane, con un reddito medio alto, che prima si asteneva dall’attivismo politico. La quantità dei manifestanti ha sorpreso anche gli organizzatori: si stima ci fossero da due a seimila persone. Circa trecento partecipanti sono stati arrestati, tra i quali una star nascente del nuovo movimento anti-Putin, proprio il blogger Alexey Navalny, condannato poi a 15 giorni di reclusione, pena di solito applicata ai teppisti di strada.

Il 6 dicembre a Mosca, per prima volta dagli anni Novanta, è stato portato l’esercito «per proteggere le manifestazione autorizzate e prevenire quelle non autorizzate», come informa Tass, nota agenzia di informazione Russa.

Entusiasmati dai numerosi partecipanti, gli organizzatori, con l’aiuto degli ormai fondamentali social network, hanno organizzano la manifestazione più grande dagli anni Novanta, avvenuta contemporaneamente in novantanove città della Russia e quarantadue città del mondo. Così il 10 dicembre a Mosca, in piazza Bolotnaya, hanno manifestato circa centoventimila persone per dire “basta” al regime di Putin e chiedere elezioni trasparenti. Il Cremlino comincia a rendersi conto del pericolo, abituato all’opposizione storica, ormai sotto controllo, impotente e screditata da se stessa, opposizione che serve per creare l’illusione della democrazia.

Il Fsb – servizi segreti , l’erede di Kgb – chiese a Pavel Durov, direttore del social network di lingua russa Vkontakte,  di bloccare i gruppi creati dai manifestanti. Durov rifiutò, dopodiché fu chiamato per le spiegazioni ufficiali alla procura di San Pietroburgo. La censura della rete diventa uno degli scopi più importanti della legislazione del regime Putin.

Putin stesso è stato – ed è – molto duro nei confronti dei manifestanti, non esitando troppo con retoriche umilianti, asserendo di aver scambiato i nastrini bianchi, simbolo della rivolta, con profilattici e chiamando i manifestando “bandar-log”, le scimmie del Libro della giungla.

L’indignazione crebbe e il 24 dicembre 2011 la manifestazione a Mosca su corso Sakharov, raccolse da 29 mila a 120 mila persone. La richiesta sempre la stessa, ri-elezione del parlamento. Durante i primi mesi del 2012 si formò il movimento “per le elezioni trasparenti” che, tramite internet, organizza il monitoraggio per le prossime elezioni presidenziali. Tanti osservatori-volontari si sono presentati nei seggi elettorali per prevenire i brogli denunciati nelle elezioni precedenti.

Il 4 marzo – giorno delle elezioni presidenziali – è stato decisivo per il movimento democratico in Russia. Vladimir Putin è stato eletto presidente per la terza volta e ha mostrato a tutti che non ha intenzione di cedere il potere a causa delle proteste di strada. Dalle cifre presentati dai volontari emerge che Putin sarebbe stato eletto comunque, ma il suo dominio non è più assoluto. Infatti, come dimostrano i verbali sottratti dagli osservatori prima di essere manipolati, Putin non avrebbe raggiunto il 50 per cento dei voti e si sarebbe dovuti andare al secondo turno. Soprattutto è calato il supporto a Putin della cosiddetta middle-class che è diventata la locomotrice delle proteste. In assenza di una alternativa, Putin sarebbe stato sicuramente rieletto però, il desiderio di apparire più popolare di quanto fosse in realtà gli ha fatto perdere molti punti.

La manifestazione del 6 maggio, chiamata “Marcia dei milioni”, è stata caratterizzata dai primi seri scontri con le forze dell’ordine, con quaranta feriti tra i manifestanti e ventinove tra i poliziotti. Sono stati arrestati Boris Nemtsov, Alexey Navalny e Sergej Udaltsov, gli ultimi due sono stati condannati a 15 giorni di reclusione.

In questo periodo il format delle proteste stava cambiando, i dimostranti davano vita alle cosiddette gulyaniya, parola dal doppio significato, festa o passeggiata. Queste passegiate-feste sono durate fino al 9 maggio – festa nazionale in Russia, il Giorno della vittoria nella Seconda guerra mondiale – e hanno portato all’arresto di 1500 persone.

Il 9 maggio i manifestanti decisero di usare l’esperienza del movimento Occupy Wall Street e crearono un campo improvvisato su corso Chistye Prudy, chiamandolo #Occupy Abai, in nome del poeta kazako la cui statua è posta proprio sul luogo scelto per il campo di proteste. Questo posto è diventato il centro della vita culturale di Mosca, i giovani vanno lì per incontrare personaggi famosi, organizzare concerti e proiezioni di film. C’è da notare l’azione di famosi scrittori, giornalisti, musicisti e artisti, che il 13 maggio, accompagnati da ventimila persone, hanno fatto una passeggiata per Mosca fino ad raggiungere il campo di #Occupy Abai.

Il campo è molto organizzato, pulito, alcool e droga sono severamente vietati. Sembrano perlomeno “strani” i reclami delle persone residenti nelle vicinanze che denunciano il presunto disordine creato dai manifestanti, reclami che usati dalle forze d’ordine per sgomberare il campo il 19 maggio. I manifestanti stanno cercando un nuovo posto, ma senza successo.

L’11 giugno, un giorno prima della seconda “marcia dei milioni”, le abitazioni dei leader del movimento anti-putin furono perquisite, i leader stessi furono chiamati per un interrogatorio in procura proprio il giorno della manifestazione. Nonostante ciò, la marcia di protesta ha comunque avuto luogo il 12 giungo in molte città della Russia e anche tra le comunità russe in Europa e negli Stati Uniti.

Per luglio è in programma l’azione chiamata “Luglio caldo” (la pagina facebook dell’azione è http://www.facebook.com/groups/309632879127589/), all’inizio prevista per il 14 luglio, è stata posticipata al 28 luglio perché le autorità non hanno concesso il permesso.

Le misure adottate dallo Stato in vista delle manifestazioni basta a capire che il gioco è serio. L’11 luglio 2012 la Duma - il Parlamento russo – con maggioranza assoluta, ha approvato una legge che permette bloccare i siti internet senza sanzione del giudice, una sorta di legge-bavaglio che, con la scusa di controllare contenuti illegali – pedopornografia, propaganda di droga e sucidio – permette di bloccare i siti usati dall’opposizione. Per esempio, è possibile bloccare un social network se uno degli utenti dovesse immettervi contenuti considerati illegali.

Il 13 luglio è stata approvata la legge che obbliga tutte le organizzazioni non-profit, che ricevono i finanziamenti dall’estero, ad annunciarsi pubblicamente come “agente straniero”.

Queste due leggi, insieme al ritorno della diffamazione come reato penale e l’aumento di 10 volte delle multe per le manifestazioni non accordate, approvate dal Parlamento Russo nel giro di una settimana con velocità record, formano la base per le future repressioni degli opponenti politici.

Un professore dell’Università di Los Angeles, Daniel Treisman, ha notato una tendenza mondiale: quando un leader autoritario porta il Paese a raggiungere un certo livello di crescita economica, diventa vittima di proteste della classe media nata proprio in seguito alla crescita. In Russia, dopo il boom del petrolio (2000-2008), la crescita media annuale degli stipendi era di quasi il 15 per cento. Adesso circa un terzo della popolazione fa parte della classe media e più crescono i redditi più la popolazione è insoddisfatta con il sistema politico autoritario.

Le proteste in Russia non sono proteste causate della fame, sono le conseguenze della crescita economica del Paese e della presa di coscienza delle persone. Il problema dei manifestanti è che nessuno dei loro leader si può opporre a Putin alle elezioni. La gente non si fida degli organizzatori delle proteste di piazza, i cosidetti democratici (Boris Nemtsov, Garry Kasparov) si sono screditati quando erano al potere negli anni Novanta, all’epoca di Boris Eltsin. Alexey Navalny sta solo cercando di creare un image politico così come i nuovi leader del partito comunista quale Sergey Udaltsov, classe 1977, che attira le simpatie della gente comune.

Ancora non si può parlare di rivoluzione però le autorità man mano perdono terreno. Sotto la pressione dei manifestanti sono state approvate leggi che stabiliscono le elezioni dirette dei governatori delle Regioni, semplificano la procedura della registrazione dei partiti, diminuendo la quantità di firme necessarie per i candidati alle elezioni presidenziali. La società russa si sta trasformando e rimane solo una domanda: sarà possibile arrivare alle prossime elezioni presidenziali o il regime di Putin potrebbe crollare prima? Se si avverasse quest’ultima ipotesi, l’opposizione sarebbe pronta  a prendere il potere?

Il personaggio: Alexey Navalny (classe 1976) ideatore del famoso soprannome del partito di Putin Russia Unita, “il partito dei truffatori e dei ladri”, non appartenendo a nessun partito registrato, è diventato una bandiera del movimento anti-Putin in Russia del 2011 – 2012. Avvocato di professione, per molti anni occupato in compravendite di azioni, si interessò dei movimenti poco trasparenti dei titoli delle principali compagnie statali di Russia, per esempio, Gazprom. Nel dicembre 2010 ha creato il sito RosPil, nome nato dal gioco di parole riferito al termine usato per la spartizione illegale dei soldi degli appalti. Il sito, che ha avuto una risonanza in Russia paragonabile a WikiLeaks, conteneva informazioni di appalti sospetti per più di  155 milioni di rubli (4 milioni di euro). Il sito è stato premiato dalla compagnia mediatica tedesca Deutsche Welle come il progetto più socialmente utile. Il blog di Navalny al LiveJournal è stato premiato come miglior blog in lingua russa.

Già personaggio famoso grazie a internet, è diventato un uomo politico dopo le manifestazioni del dicembre 2011, arrestato diverse volte e due volte condannato a 15 giorni di reclusione (pena per i reati amministrativi in Russia). La sua casa è stata perquisita e lui è stato diverse volte minacciato da uomini vicini al regime di Putin.

Nel gennaio 2012 il Time ha nominato Alexey Navalny tra le cento persone più autorevoli del mondo. Sarà fra qualche anno il nuovo presidente della Russia?

Anastasia Samaeva

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