Perde il lavoro a causa di Facebook

Ecco cosa succede quando si pubblica senza scrupoli su social network e blog

di Alberto Maria Vedova

facebook_vistaChe il web fosse una vera e propria trappola per molte persone non è una novità. Blog e social network possono rivelarsi pericolosi o provvidenziali. Aggiornamenti di stato, commenti e foto possono far perdere il posto di lavoro, finire matrimoni o amicizie, ritrovare figlio rapiti, scagionare rapinatori o arrestarli.

Questa volta il famoso social network Facebook ne ha combinata un’altra. Un’impiegata canadese Nathalie Blanchard ha perso il suo posto di lavoro. La giovane 29enne si era ritirata dal suo impiego in IBM un anno e mezzo dopo che le era stata diagnosticata una grave depressione psicologica.

Manulife, la sua assicurazione, ignara della reale situazione di Nathalie aveva iniziato a inviarle mensilmente degli assegni fino a quando, venuta in possesso delle foto della Blanchard pubblicate su Facebook, ha fatto dietrofront. Usate come prove schiaccianti, le foto hanno dimostrato come la cliente non fosse più depressa e quindi non meritasse più nessuna somma di denaro.
Nelle immagini che hanno incastrato la Blanchard ci sono feste di compleanno e spiagge. Non certo luoghi frequentati da persone depresse secondo la Manulife. La canadese si è difesa sostenendo che luoghi di svago e divertimento le erano stati consigliati dal dottore come terapia e che, inoltre, aveva avvisato la sua assicurazione del suo viaggio, una parentesi felice, ma nulla di particolarmente utile al suo stato di salute.

Di tutta risposta la compagnia ha risposto tramite un comunicato pubblicato sulla CBC News, sostenendo che non avrebbero mai tagliato la copertura alla loro cliente solo in base a informazioni pubblicate su un sito web. Le foto, dunque sarebbero servite come punto di partenza per investigare.

Ma se i contenuti della Blanchard erano condivisi solo da alcuni contatti? Non è dunque improbabile che chi poteva visualizzare queste scottanti prove aveva un conto in sospeso con la 29enne ormai disoccupata.

Un caso analogo è successo pochi giorni fa ad un impiegato di una scuola americana. In questo caso un semplice commento ad un blog del quotidiano St. Louis Post-Dispatch ha costretto il “volgare” autore alle dimissioni.  L’argomento del Talk of the Day, la rubrica curata dal giornalista Kurt Greenbaum, richiedeva l’intervento dei lettori con una semplice domanda: «Qual è la cosa più strana che avete mangiato? Vi è piaciuta?»

La risposta “pussy”, probabilmente non tanto gradita dal giornalista, è stata subito cancellata. Tutto si sarebbe risolto come una semplice e quantomeno storia di routine se il commento non fosse comparso nuovamente. Greenbaum, a questo punto, sentitosi in dovere di approfondire la questione, basandosi sull’indirizzo IP da cui proveniva il post è riuscito a risalire all’istituto scolastico dal quale lo stesso era stato inviato e presso il quale l’utente era impiegato. Il direttore della scuola, venuto a conoscenza dell’accaduto, non ha potuto che licenziare il colpevole.

Se state scrivendo un messaggio a commentando una notizia… pensateci due volte prima di scrivere e ciccare “invio”.

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