Perché si celebra la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne?

Ci siamo chiesti perché si celebri il 25 novembre la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne: ci siamo risposti senza moralismi o pseudo femminismi

violenza-sulle-donneIl 25 novembre si celebrerà, come da tradizione, la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Le Nazioni Unite hanno scelto questa come data per sensibilizzare l’opinione pubblica a livello internazionale. Ma perché, nel 2016, c’è ancora bisogno di sensibilizzare le persone sul femminicidio, quando anche i dati statistici evidenziano chiaramente che la percentuale di uomini uccisi nel mondo è maggiore di quella delle donne?

A nostro parere, si sente ancora il bisogno di celebrare la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne perché le differenze di genere continuano a essere alimentate e nutrite da stereotipi e luoghi comuni profondamente radicati nelle culture internazionali. Eccovi un esempio.

SQUILLO, UN GIOCO DI CARTE DIVERTENTE! – Correva l’anno 2012: Immanuel Casto, nome d’arte di Manuel Cuni, autore di canzoni per adulti, tra cui Che bella la cappella, Vento di erezioni e Io batto, ha ideato un gioco di carte.

Il gioco in questione si chiama Squillo e si può acquistare in due versioni: quella base, denominata “Pappa Edition”, e quella Deluxe.

Ogni giocatore ricopre il ruolo di sfruttatore di prostitute, o pappone, e gestisce le “sue ragazze”, divise tra escort, prostitute di strada e giovani promesse, e lo scopo è prevalere rispetto agli altri sfruttatori, uccidendo ed eliminando le loro prostitute.

Ogni ragazza ha una propria caratteristica, una parcella e un ricavato finale in caso di morte e di successiva vendita degli organi.

Sulle carte ci sono diverse azioni che i giocatori possono compiere, descritte in maniera volgare e oscena: si tratta di pratiche sessuali e situazioni al limite della realtà.

La copertina del gioco da tavolo Squillo (Fonte foto: ilfioreuomosolidale.org)

La copertina del gioco da tavolo Squillo (Fonte foto: ilfioreuomosolidale.org)

In una recensione del gioco trovata online si legge: “Il gioco diverte per via dall’ambientazione e non certo per le meccaniche viste e riviste in tanti altri titoli in cui sono di gran lunga meglio sviluppate. Se preso con lo spirito giusto le prime partite sono molto divertenti per il solo fatto di leggere il contenuto delle carte […], per contro le persone molto sensibili potrebbero trovarlo osceno e offensivo per i temi trattati”.

IL SUCCESSO – Alla sua uscita, nel 2012, la senatrice Emanuela Baio Dossi, insieme ad altre due colleghe, ha richiesto un’interrogazione parlamentare per vietarne la vendita, con la motivazione che il gioco “istiga allo sfruttamento e all’induzione alla prostituzione e incita all’omicidio, alla vendita di organi e all’uso di eroina”. Indipendentemente dalla discutibilità o meno delle motivazioni che hanno indotto le senatrici a richiedere l’interrogazione, è il seguito che è importante: infatti, non solo non è andata a buon fine, ma ha permesso che il gioco diventasse talmente famoso da essere menzionato da molte testate nazionali e da diventare un cult tra la popolazione.

Di più: dopo il successo delle visite ricevute su YouTube dal video di pubblicità del gioco, nel giro di qualche settimana va letteralmente a ruba, tanto che all’inizio del 2013 il suo produttore firma un accordo con la casa editrice Raven Distribution. Ciò significa che il gioco entra a pieno titolo a far parte del mondo dei giochi da tavolo. Non solo: nel corso del 2013 diventa in assoluto quello più venduto dell’anno.

Visto lo straordinario successo, sempre nel 2013 viene pubblicato il seguito, dal titolo Bordello d’Oriente, versione orientale di Squillo, in cui sono presenti alcune novità: la presenza delle Geishe, nuovi tipi di carte, tra cui le special cards disegnate da illustratori abbastanza conosciuti come Alessandro Mereu, in arte Don Alemanno, Christian Cornia e Marco Bucci.

Ancora, nell’autunno 2014 esce il terzo episodio del gioco, col titolo Marchettari Sprovveduti, che apre le porte alla prostituzione maschile, con la scelta tra marchettari, gigolò e trans, e segna la conclusione della cosiddetta “Trilogia del Piacere”.

E dal momento che la “Trilogia” continua a vendere, ecco che ideatore ed editore fanno seguire a ruota Satiri e Baccanti e Megere e Meretrici, che fanno parte della nuova trilogia “Squillo Time Travels”.

La copertina del gioco Squillo, satiri e Baccanti (Fonte foto: squillogame.it)

La copertina del gioco Squillo, satiri e Baccanti (Fonte foto: squillogame.it)

CONSIDERAZIONI – Ora, anche a non voler fare la parte dei moralisti, degli pseudofemministi; anche a voler essere politicamente scorretti, e considerare questo gioco come facente parte del cosiddetto “umorismo nero”, per cui temi ritenuti normalmente tabù dalla società – come il sesso, la violenza, la morte – smettono di esserlo; è davvero possibile giocare con simili temi? È davvero possibile divertirsi con questo gioco? Si può davvero ridere di un gioco così?

Considerando i fatti di cronaca recenti e meno recenti: il fenomeno delle “baby squillo”, bambine di dodici, tredici anni che si prostituiscono per una ricarica del cellulare o per 500 euro al mese; la ragazzina tredicenne calabrese (Melito Porto Salvo) che viene ripetutamente stuprata senza che nessuno parli, perché nel branco dello stupro non c’è solo il figlio del boss del paese, ma anche quello di un maresciallo dell’esercito e il figlio di un poliziotto (settembre 2016); nel 2008 il brutale assassinio di Paula Burci, prostituta rumena di appena 19 anni, massacrata di botte, bruciata e poi abbandonata semicarbonizzata nella golena del Po, a Zocca di Ro (Ferrara); nel 2012 Sergio Rubini, imbianchino cinquantatreenne di Voghera, ha ucciso Lenuta Lazar, anche lei una giovane prostituta di 31 anni, con 23 coltellate; nel 2015 sono stati 5.080 i bambini – maschi e femmine – ad aver subito violenza in Italia, 908 violenza sessuale (fonte dati: “Indifesa”, dossier redatto da Terres des Hommes, onlus per la protezione e la tutela dei diritti delle bambine in Italia e nel mondo).

Potremmo andare avanti con la cronaca all’infinito, ma non lo faremo. Di certo, però, ci è passata la voglia di ridere.

Mariangela Campo

 

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Una risposta a Perché si celebra la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne?

  1. avatar
    Francostars 24/11/2016 a 15:19

    No alla violenza, no alla schiavitù, sì al sesso a pagamento tra adulti e consenzienti.

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