Perché i calciatori scioperano? Gli otto punti della discordia

Massimo Oddo, in rappresentanza di tutti i giocatori di Serie A, annuncia lo stop dei calciatori per il weekend del 25 e 26 settembre. Lunedì l’incontro in Figc con i rappresentanti della Lega Calcio per confrontarsi sulla bozza di contratto collettivo proposta dai presidenti di Serie A. Analizziamo gli 8 punti della discordia e scopriamo chi ha ragione e chi ha torto

di Francesco Guarino

Massimo Oddo, portavoce Assocalciatori (calciomercato.it)

Si fermano i mezzi pubblici per un giorno? Chissenefrega. Un weekend senza calcio? Tragedia. È partita la caccia al milionario e non stiamo parlando di un vincitore del Superenalotto. L’annuncio di ieri dell’Associazione Italiana Calciatori (Aic), di scioperare il weekend del 25 e 26 settembre per il mancato accordo sul nuovo contratto collettivo di categoria, ha gettato nello sconforto milioni di tifosi e sollevato indignazione generale nella penisola. Fuoco e fiamme sul fronte dei presidenti (Zamparini, presidente del Palermo: «Ridicoli, facciamo una serrata come l’Nba e mandiamoli tutti a casa»; Lotito, presidente della Lazio: «Prova di muscoli che non serve a nessuno, qui si rivendica addirittura il fatto di non giocare per scelta tecnica»; Corioni, presidente del Brescia: «I calciatori sono abituati a fare quello che vogliono, anche i lavativi»), scudi alzati sul fronte calciatori (Massimo Oddo, Milan: «Qui si sono violati i diritti umani, siamo pur sempre lavoratori», Cristiano Lucarelli, Napoli: «Ci battiamo anche per i ragazzi di Seconda Divisione che guadagnano poco»), rivolta nei bar dello sport e sul web, con percentuali di dissenso allo sciopero che ricordano quelle delle elezioni in Iraq ai tempi di Saddam Hussein.

Ma perché scioperano i calciatori? Al centro del tavolo delle trattative c’è il rinnovo del contratto collettivo nazionale di categoria. La Lega di Serie A, formata dai rappresentanti – per lo più presidenti – di tutte le società della massima serie, ha proposto una bozza di riforma al contratto articolata in 8 punti. L’Associazione Calciatori, a cui aderisce la stragrande maggioranza dei giocatori, ha risposto seccamente picche. Perché? Scopriamo cosa propongono i presidenti, cosa chiedono i calciatori e, secondo Wakeupnews, chi ha ragione.

PUNTO 1: FLESSIBILITÁ DEL CONTRATTO. La Lega vuole flessibilità assoluta sul contratto, con retribuzione in massima parte legata ai risultati; l’Aic non accetta flessibilità legate alle prestazioni singole e collettive superiori al 50% degli emolumenti. HANNO RAGIONE I CALCIATORI: le società di calcio hanno fatto per anni la corsa al campione, generando un’impennata degli ingaggi imputabile esclusivamente a se stesse. Troppo facile ora decidere di punto in bianco di mettere mano a piacimento sulla maggior parte della retribuzione, senza tra l’altro un criterio preciso (la squadra retrocede, ma il giocatore in questione fa 20 gol: come ci si regola?). La richiesta dei calciatori è ragionevole: 50% fisso, 50% legato ai risultati.

PUNTO 2: LAVORO IN ESCLUSIVA. La Lega vuole che il calciatore faccia soltanto il calciatore, per l’Aic il singolo deve restare libero di decidere cosa fare fuori dal campo. SERVE UN COMPROMESSO: non tutti riescono a vivere di rendita, quindi se l’attività esterna non comporta nessun rischio o conflitto di interesse (una mera partecipazione economica in attività imprenditoriali non connesse al mondo del calcio, et similia) non c’è nulla di male. Se invece l’attività è troppo invasiva o strettamente connessa al mondo del pallone, il “no” è giusto. Un esempio facile: Buffon è azionista della Carrarese, l’anno prossimo in Coppa Italia potrebbe esserci Carrarese–Juve. Senza alcun dubbio sull’onestà del campione, non sarebbe lo stesso un conflitto di interessi un po’ fastidioso?

PUNTO 3: COMPORTAMENTO. La Lega chiede codici ferrei di condotta ed etica anche fuori dal campo, l’Aic vuole libertà assoluta per il singolo. HA RAGIONE LA LEGA: l’esposizione mediatica a cui sono sottoposti atleti e società è un boomerang letale. Ma, più di tutto, l’immagine di un campione si inizia a costruire fuori dal terreno di gioco. Una serata in discoteca non ha mai fatto male a nessuno, mettere le tende all’Hollywood e rientrare a casa tutte le mattine alle 5, abbracciato a donnine discinte e ubriaco fradicio, è inammissibile. Giusto mettere un freno agli stravizi.

Il dottor Marc Martens, uno dei chirurghi più apprezzati in ambito sportivo (fifa.com)

PUNTO 4: CURE MEDICHE. La Lega vuole che gli atleti siano curati solo da medici di fiducia, i giocatori vogliono restare liberi di scegliere da chi farsi curare, ma sempre con spese a carico della società. SERVE UN COMPROMESSO: la conoscenza della situazione clinica extra-sportiva è fondamentale e un medico di fiducia dell’atleta può saperne molto di più di uno scelto dalla società. Nessuno deve essere obbligato a farsi curare da chi non vuole, ma se la scelta dell’atleta non è condivisa dalla società, il singolo deve partecipare alle spese mediche.

PUNTO 5: SANZIONI. Le società vogliono imporre sanzioni automatiche per le irregolarità degli atleti, l’Aic vuole che ogni singolo caso sia analizzato dal collegio arbitrale. HA RAGIONE LA LEGA: la proposta dei calciatori è un puro capriccio. Il codice di comportamento va rispettato e onorato in toto. Magari sarebbe anche una bella idea, a fine stagione, devolvere in beneficenza il ricavato di tutte le multe comminate durante l’anno.

PUNTO 6: COLLEGIO ARBITRALE. La Lega chiede che a capo del collegio arbitrale venga nominato un personaggio esterno al mondo del calcio, l’Aic chiede che non si tocchi il criterio attuale di designazione. HANNO RAGIONE I CALCIATORI: che senso ha un personaggio extra-calcistico a capo del collegio arbitrale? Proposta imbarazzante della Lega, i calciatori hanno ragione in maniera sacrosanta a chiedere che a capo del collegio vi sia una figura dell’ambito calcistico.

PUNTO 7: PREPARAZIONE E ALLENAMENTO. La Lega chiede che l’allenatore abbia la facoltà di scindere la rosa in più gruppi per l’allenamento (riferimento esplicito agli eventuali fuori rosa, ndr), l’Aic vuole che il gruppo si alleni sempre compatto. HA RAGIONE LA LEGA: i calciatori non hanno il diritto di interferire nelle scelte societarie. Un giocatore fuori rosa non subisce, a meno di specifiche sanzioni, nessuna decurtazione economica dell’ingaggio e in nessun contratto sulla faccia della Terra  è stabilito il posto da titolare o la presenza all’allenamento nel gruppo dei convocati.

Fabio Grosso: ha rifiutato il trasferimento al Milan a parità di condizioni (direttanews.it)

PUNTO 8: RIFIUTO DI TRASFERIMENTO. La Lega chiede che un giocatore non possa opporsi al trasferimento ad altro club, a parità di stipendio e visibilità. Se l’atleta rifiuta, il contratto viene risolto e l’ultimo anno di ingaggio decurtato del 50% a mo’ di rimborso. L’Aic si oppone fermamente. HANNO RAGIONE I CALCIATORI: su questo punto la Lega si gioca tutta la propria credibilità. La proposta è fuori da ogni logica e rientra in un’ottica esclusivamente economica: ad una squadra “pesa” avere un giocatore inutilizzato con un ingaggio elevato, quindi ritiene giusto obbligarlo letteralmente a scegliere un’altra squadra a parità di visibilità. Ipoteticamente, un giocatore della Juventus (che è in Europa League) dovrebbe obbligatoriamente accettare la proposta del Bursaspor, squadra turca che è in Champions League. Strettamente connesso al punto 1: le società pagano i propri errori e cercano ora di mettere il più pacchiano dei rattoppi sul fondo delle casse. Il rischio, invece, è tutto del giocatore, che deve poter scegliere di rifiutare le offerte. Ha quindi il diritto di vedersi corrisposto l’emolumento sottoscritto alla firma, ma a scadenza di contratto corre il rischio di trovarsi senza squadra.

RISULTATO FINALE: LEGA – ASSOCIAZIONE CALCIATORI 4-4. In una situazione così equilibrata, secondo noi, la Lega dovrebbe giocare d’attacco su un ultimo decisivo punto: i procuratori. È infatti un malcostume radicato, ormai, quello dei procuratori che fanno firmare contratti pluriennali e poi bussano alla porta a fine stagione, per chiedere ritocchi se il proprio assistito ha fatto faville durante l’anno. Se un giocatore ha fatto il proprio dovere ci sono già i premi-partita e quelli a obiettivo a gratificarli: la Lega deve chiedere il rispetto assoluto del contratto, specialmente nella parte riguardante il vincolo economico, che deve poter essere variato solo alla scadenza dell’accordo firmato.

Lunedì in Figc si gioca lo scontro frontale: l’Italia si indigna, ma, sotto sotto, spera che sabato 25 e domenica 26 settembre non si spengano davvero le luci a San Siro.

Foto homepage: calciofvg.it

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Una risposta a Perché i calciatori scioperano? Gli otto punti della discordia

  1. avatar
    Massimo 13/09/2010 a 22:32

    con la gente che non riesce ad arrivare a fine mese , i calciatori che hanno entrate da capogiro scioperano !!! basterebbe che gli italiani si facessero furbi e non andassero più allo stadio , che non acquistassero le partite in tv e poi vediamo come va a finire . il calcio è morto da quando giocano più stranieri che italiani .

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