Perché ‘Avengers Age of Ultron’ non è il film che ci aspettavamo

Il nuovo film Marvel che chiude la "fase due" arriva nelle sale italiane il 22 aprile. La nostra recensione in anteprima

Il poster di "Avengers: Age of Ultron"

Il poster di “Avengers: Age of Ultron”

Dopo un primo episodio campione di incassi al box office, con un introito di 622 milioni di dollari circa negli Stati Uniti e di quasi 18 milioni di euro solo in Italia, il secondo capitolo dedicato alla saga Marvel degli Avengers, Avengers Age of Ultron, arriva finalmente nelle sale italiane mercoledì 22 aprile, tre anni dopo lo straordinario primo episodio, al quale sono seguiti, nell’ordine, tre serie TV (Agents of S.H.I.E.L.D., Agent Carter e Daredevil), tre sequel (Iron Man 3, Captain America: The Winter Soldier e Thor: The Dark World), il lancio di una nuova saga (quella dei Guardiani della Galassia) e l’annuncio di una serie copiosa di nuove produzioni (Ant-Man e il reboot di Fantastic Four, prossimi all’uscita, Black Panther, la serie TV A.K.A. Jessica Jones, Captain America: Civil War, Thor: Ragnarok e Avengers: Infinity War Parte 1 e Parte 2).

In pratica più prolifera di Apple per quanto riguarda il lancio e l’annuncio di nuovi prodotti, la Marvel ci ha regalato negli ultimi due anni contenuti di altissima qualità: gli ultimi sono stati la serie TV Daredevil, reboot dell’omonimo film del 2003, co-prodotta con Netflix, con Charlie Cox, Rosario Dawson e uno straordinario Vincent D’Onofrio, e lo stupefacente Guardiani della Galassia con l’affascinante Chris Pratt che rivedremo presto in Jurassic World, senza dimenticare i due sequel dedicati alle vicende di Thor e Capitan America citati sopra. Delle vere e proprie bombe di puro entertainment che non hanno fatto altro che caricare di aspettative il prodotto destinato a chiudere la ”fase due” della Marvel, Avengers Age of Ultron, appunto.

Gli "Avengers" in una scena del film

Gli “Avengers” in una scena del film

LA TRAMA – Dopo aver sconfitto l’orda di mostri alieni che volevano conquistare New York grazie allo zampino di Loki e dopo gli avvenimenti narrati in Iron Man 3, Captain America: The Winter Soldier e Thor: The Dark World, i “Vendicatori” Capitan America (Chris Evans), Vedova Nera (Scarlett Johansson), Occhio di Falco (Jeremy Renner), Iron-Man (Robert Downey Jr.), Hulk (Mark Ruffalo) e Thor (Chris Hemsworth) si riuniscono nuovamente per recuperare lo scettro del figlio adottivo di Odino, custodito in una base dell’Hydra in un’immaginaria regione dell’Est europeo (che nella realtà è la nostra Val d’Aosta), dimora di due mutanti, QuickSilver e Scarlet Witch, all’anagrafe Wanda (Elizabeth Olsen) e Pietro Maximoff (Aaron Taylor-Johnson). Dopo la scoperta della potenza contenuta nello scettro appena recuperato, Tony Stark e il dottor Bruce Banner, meglio noto come Hulk, realizzano una nuova e potentissima forma di intelligenza artificiale, Ultron, sfruttando le capacità informatiche di Jarvis. Ultron si rivela, però, un essere malvagio vocato solo allo sterminio della razza umana, perché, secondo lui, troppo poco evoluta. Gli Avengers saranno chiamati così a salvare di nuovo il mondo dall’ennesima minaccia, ma dovranno fare i conti con i conflitti all’interno del gruppo e con le loro stesse paure. Ad aiutarli, però, ci sarà anche qualcun altro.

LA FINE DELLA “FASE DUE”Avengers Age of Ultron chiude la “fase due” della Marvel lasciando un po’ di amaro in bocca. Si intuisce la volontà di Joss Whedon (sceneggiatore e regista anche del primo capitolo) di esplorare e approfondire le dinamiche e i conflitti del gruppo, in primis quella tra Iron Man, Thor e Capitan America e, successivamente, tra Iron Man e Ultron, e sottolinearne le debolezze usando come escamotage il potere di Wanda Maximoff, la potente mutante con capacità telecinetiche e di lettura del pensiero, ma il risultato è un film che non regge minimamente il confronto con il primo Avengers. Si ride anzitutto di meno, proprio perché l’intento del regista stavolta è di stampo prettamente riflessivo (la trama è infatti zeppa di conflittualità e riflessioni etiche e sociali, alcune elaborate proprio da Ultron), ma la sensazione che Avengers Age of Ultron sia semplicemente un episodio “ponte” è percepibile dall’inizio alla fine della pellicola e si palesa in tagli e buchi nella sceneggiatura che smorzano non poco il ritmo e concatenano gli eventi frettolosamente, lasciando nella mente dello spettatore una serie di inevitabili domande (una scena in particolare, quella del bagno di Thor in una fonte magica uscita non si sa bene da dove, si dimostra un palese e frettoloso deus ex machina per spiegare agli Avengers la correttezza delle loro azioni e giustificare l’introduzione di un nuovo personaggio, di cui omettiamo volontariamente il nome, che avrebbe potuto essere sfruttato in modo più ampio e decisamente più coinvolgente).

Il malvagio Ultron in una scena del film

Il malvagio Ultron in una scena del film

Sarà forse colpa dell’hype creato nei riguardi del film, ma Avengers Age of Ultron avrebbe potuto essere molto di più di quello che è. Perché se da una parte il film abbonda di scene d’azione (che fortunatamente ravvivano il ritmo sul finale) e di effetti visivi mozzafiato, come da tradizione, mancano quello smalto e quel coinvolgimento che avevano reso speciale il primo capitolo (e gli ultimi sequel dedicati ai singoli eroi). La colpa, forse, è quella di aver contato su di un cattivo tutto metallo troppo lucido e razionale nella sua malvagità. Non ci resta che sperare nel ritorno del più umano (ma decisamente più affascinante) Loki, che, si spera, rivedremo in Avengers: Infinity War e Thor: Ragnarok.

David Di Benedetti

@davidibenedetti

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