Per il Governo Letta la mafia non esiste

mafia

Enrico Letta ( lamadredellachiesa.it )

Roma - Riforma della Costituzione, finanziamento pubblico ai partiti, Imu, Iva, province, carceri, incentivi per l’assunzione stabile dei giovani. Di queste cose si ho occupato fino ad ora il Governo con risultati, per ora, deludenti.
Fra le tante cose che mancano all’appello – l’abbassamento della pressione fiscale sul lavoro, una nuova legge elettorale, provvedimenti che facciano ripartire i consumi – ne spicca una che in Italia dovrebbe essere all’ordine del giorno di tutti i governi, indipendentemente dal colore politico: la lotta alla mafia.

Dovrebbe essere una priorità non tanto per motivi etici o morali, ma per una questione economica. Un rapporto di Sos Impresa (l’associazione Confesercenti nata per difendere gli imprenditori) del gennaio 2012 riportava che la mafia è «il più grande agente economico del paese in grado di muovere un fatturato che si aggira intorno ai 140 miliardi di euro con un utile superiore ai cento miliardi», «Mafia spa è la prima banca d’Italia, con 65 miliardi di euro di liquidità».

In quell’occasione il presidente di Confesercenti Marco Venturi disse: «In questo momento di crisi mafia Spa è l’unico soggetto economico-imprenditoriale in grado di fare investimenti (…) oggi, complice la crisi, si è determinato un rapporto di complicità e collusione tra alcuni limitati pezzi della finanza e dell’imprenditoria e la criminalità organizzata (…) La vicinanza alle organizzazioni criminali, giungere a patti con esse, conviverci, può fare la differenza fra essere espulsi definitivamente dal mercato o poter continuare ad operare, magari vedendo aumentare il proprio fatturato». Dal rapporto di Sos Impresa emerge che «è proprio grazie alla connivenza collusiva con il mondo politico e amministrativo e di professionisti compiacenti, che le mafie si sono insediate nel Centro e nel Nord Italia; controllano la quasi totalità del mercato del gioco d’azzardo, anche lecito, dello smaltimento dei rifiuti, specialmente quelli tossici e nocivi, del ciclo delle costruzioni».

Secondo un rapporto annuale di Legambiente dedicato alla criminalità ambientale, in Italia la criminalità organizzata ha prodotto nel 2012 un fatturato di 16,7 miliardi di euro, grazie soprattutto alla gestione illegale del ciclo dei rifiuti e del cemento, ma anche delle frodi alimentari e del traffico di animali. Basterebbe recuperare quei 16 miliardi per coprire il mancato aumento dell’Iva e l’abolizione dell’Imu sulla prima casa per due anni.

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Silvio Berlusconi ( newnotizie.it )

Dalla vicenda di Wikileaks emerse che J.Patrick Truhn, console generale Usa a Napoli, in un dispaccio del giugno 2008 scrisse: «Anche se le associazioni imprenditoriali, i gruppi di cittadini e la Chiesa, almeno in alcune aree, stanno dimostrando promettente impegno nella lotta alla criminalità organizzata, lo stesso non si può dire dei politici italiani, in particolare a livello nazionale». Citando le affermazioni di un «comandante dei carabinieri» di Napoli, in Campania la camorra fa affari anche con «importazioni a basso costo», che vanno «dalle mele cariche di pesticidi della Moldova al sale del Marocco infestato da E. coli», cioè l’escherichia coli.
Nel 2009 lo stesso Truhn scrisse: «La maggiore sfida allo sviluppo economico (in Sicilia, ndr) rimane la mafia, che potrebbe ben essere il principale beneficiario se il ponte sullo Stretto di Messina, di cui si parla da secoli, venisse eventualmente costruito».

Combattere la mafia, quindi, fa bene non solo alle casse dello Stato, e quindi alle tasche dei cittadini, ma anche alla salute degli italiani. Letta, ovviamente, tutte queste cose le sa molto bene. Perché allora, a maggior ragione, non dice cosa vuole fare contro il fenomeno della criminalità organizzata? L’unica volta che ne ha parlato fu in occasione dell’anniversario della strage di Capaci in cui Letta disse: «La politica deve essere unita perché il contrasto a Cosa nostra non ha un colore politico, deve essere come i diritti umani: senza bandiera». Bene, e allora cosa ha intenzione di fare concretamente? E quando?

Solo una volta, da quando Enrico Letta è Presidente del Consiglio, si è parlato di mafia. Quando il senatore Luigi Compagna propose di dimezzare la pena per il concorso esterno in associazione mafiosa. Il ddl fu poi ritirato. Viene quasi il dubbio che abbia ragione Marco Travaglio quando ne L’Espresso del 5 luglio scrive che l’argomento è un tabù perché Marcello Dell’Utri, amico di Silvio Berlusconi cioè dell’attuale alleato del Pd, ha a suo carico una condanna di secondo grado a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa. E rischia che la condanna sia confermata, e quindi resa definitiva, dalla Cassazione.
Un’amnistia salva-Silvio (condanna in Appello a 4 anni per frode fiscale) e salva-Marcello, sembrerebbe la soluzione migliore. Il Partito Democratico avrà il coraggio di opporsi ad un’eventuale proposta in tal senso o, per l’ennesima volta, si piegherà alle richieste di Berlusconi?

Giacomo Cangi

foto: lamadredellachiesa.it; newnotizie.it; blogdem.it

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Una risposta a Per il Governo Letta la mafia non esiste

  1. avatar
    Anonimo 06/07/2013 a 11:33

    Se crediamo a Babbo Natale si.

    Rispondi

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