People involvement, mission statement: i resoconti

Riscontro estremamente positivo per il festival irpino dello scorso 14 agosto

di Stefano Gallone

Pierpaolo Capovilla (Il teatro degli orrori), foto di Stefano Spina

Lo avevamo annunciato: il People Involvement Festival In-dipendente sarebbe stato un risveglio di pura energia per Avellino e provincia ma non solo. Possono dormire sonni più che felici e tranquilli gli ottimi organizzatori Nicola Melchionna e Maria Assunta Baronale, assieme al folto ed attivissimo gruppo di collaboratori volontari che li hanno affiancati in un’intera giornata di pura adrenalina e coinvolgimento sia artistico che sinceramente sociale (l’associazione People Involvement nasce principalmente a scopi di sensibilizzazione contro la tossicodipendenza), con la speranza, ovviamente, di avere la possibilità (a questo punto, non inarrivabile) di ripetere eventi affini e (perché no) di portata sostanzialmente maggiore. In parole povere, nove ore non memorabili: di più! In termini artistici: sonore pedate alle membra lombari senza la minima cognizione di pietà o di resa. Non smetteremo mai di ringraziare Nicola e Maria Assunta per averci concesso di trascorrere anche un maestoso dietro le quinte con persone (prima che artisti) a noi tanto care quanto preziose ad un contesto culturale nazionale in profondo, sconcertante e disastroso declino. È possibile verificare il tutto nel reportage in due atti allegato a questo articolo, sul fondo della pagina.

Ma andiamo per ordine.

Ore 12:45. Un’afa quasi massacrante abbraccia l’aria avellinese già troppo intasata di polveri da disinfestazione, smog e rifiuti da cantiere edile. La scelta di salire in anticipo sull’autobus in direzione Frigento equivale al desiderio di uno spiffero di aria condizionata sparata in fronte. Si parte. Il desiderio di incontrare alcuni tra i nostri beniamini è pari ad un qualunque numero elevato alla “enne”. Poggiato il primo piede sul suolo al di fuori dell’infuocato mezzo di trasporto che da Grottaminarda ci ha appena trasportati sul luogo del delitto sonico, un’auto grigia porta i cinque cavalieri apocalittici denominati Il teatro degli orrori in luoghi limitrofi a degustare prelibatezze autoctone post soundcheck. Sfuma così, a malincuore, la tanto desiderata possibilità di conversare amichevolmente con capitan Pierpaolo Capovilla circa le vicende sociali, civili e culturali del paese. Lo ritroveremo la sera, durante la poderosa performance dei Diaframma di Federico Fiumani: sincerità, amicizia, cordialità e spirito di condivisione (nonché un autografo su una personale copia di “You kill me” targata One dimensional man, a breve di nuovo in tour) schizzano via dai pori di un’anima che cambia completamente registro una volta calcato il palcoscenico.

Zen Circus, foto di Stefano Spina

Ci presentiamo, otteniamo l’accesso al backstage e cominciamo subito a scambiare opinioni con l’organizzatrice Maria Assunta Baronale: “Stiamo sperimentando il coinvolgimento popolare di un piccolo paese irpino e, con questo evento, possiamo dire di esserci riusciti”, dice. “Andiamo a spaccare la società frigentina […] anche per sensibilizzare le persone ad aprirsi, a stare più vicino ai nostri giovani”. Girovaghiamo, poi, per il campo sportivo in attesa dell’inizio dell’evento e, con sommo piacere, incontriamo le diverse personalità che faranno del luogo un necessario centro di aggregazione per la condivisione di idee ed opinioni. “A noi piace molto suonare sotto Roma”, confessa Mario Pigozzo Favero, leader dei Valentina Dorme. “Tutte le volte che l’abbiamo fatto (molto poche) c’è sempre stata un’accoglienza quasi commovente”. Per i bravi Nicola ed Enrico de Il cielo di Bagdad, invece, si tratta di “uno dei festival più importanti attualmente organizzati nel sud Italia”, mentre con Massimo e Jacopo dei devastanti Zu abbiamo avuto modo di stabilire simpaticamente che “non puoi lasciare il sud nelle mani di Gigi D’Alessio e Anna Tatangelo; siamo qui con lo spirito di conquista del territorio metro per metro”. È dalle considerazioni di Pierpaolo Capovilla, però, che proviene il più sincero apprezzamento sia verso il luogo che nei confronti della situazione: “Il pubblico è stupendo, il territorio è meraviglioso: ci sentiamo a casa”.

Via alle danze. Ore 17:30. Un leggero ritardo non impedisce il perfetto svolgimento della rassegna. Per primi, approdano sul palco gli irpini Guernica che non ci pensano una volta e mezza a far valere il loro notevole “art rock” malgrado l’assenza di due membri fondamentali come il violoncellista Enzo Di Somma e il chitarrista Antonio “Centerbe” Iandolo. La voce di Tony D’Alessio è, come sempre, genuina, limpida e non restia ad accenni scream, mentre la band, per intero, sembra, col passare del tempo, sempre più compatta e decisa nell’idea di suono proposto. Il cielo di Bagdad, in puro stile intermedio tra Mogwai e Sigur Ros, offre una pace dei sensi mista a rabbia interiore espressa in termini di gentile anticonformismo sentimentale tradotto da echi, alchimie sonore e reciproca unione di spirito tra palco e platea: una corda rotta non vale l’intensità della necessità di proseguire nella divulgazione del proprio verbo osannante. I Valentina Dorme offrono, senza accenno di dubbio, un ottimo esempio di rock alternativo diretto con precise venature noise, ma è con i romani Zu che l’aria del campo sportivo di Frigento, oltre che polverosa, comincia a diventare zolfo allo stato puro: violenza, sudore, sangue armonico, tempi dispari e follie strumentali caratterizzano l’esecuzione, soprattutto, di brani fulcro dell’ultimo assurdo lavoro in studio Carboniferous come la netta ferocia di Chtonian, Carbon o Ostia può testimoniare. Successivamente, Federico Fiumani prende per mano i suoi Diaframma e li conduce in un puro punk rock attraverso il rispolvero di brani storici come Siberia o liricamente discutibili come Mi sento un mostro, senza però tralasciare l’ultima uscita Difficile da trovare con, ad esempio, Io sto con te (ma amo un’altra). Quello che, forse, non ti aspetti, è un Giorgio Canali più che ubriaco ma deciso a spararti raffiche di rock viscerale e bestemmie in piena faccia con la beffeggiante dedica a Pietro Taricone di Precipito e la rassegnazione di Questa è la fine e Lettera del compagno Lazlo al colonnello Valerio. I fiorentini Zen Circus nemmeno la mandano a dire: corse sul palco, salti mortali, fanno da saggio preavviso anche alla devastazione che seguirà di lì a poco per mano de Il teatro degli orrori di mister Capovilla e soci. Quando inizi un concerto con la scarica voltaica di Due, vuol dire che hai brutte intenzioni. E così fu: in un continuo botta e risposta in piena sintonia col pubblico in delirio (tra decise strette di mano e tuffi in platea) sulla scia delle sagge invettive sociali di È colpa mia, Il terzo mondo e A sangue freddo, passando per il rock duro misto alla quintessenza della poesia russa espressa da Majakowskij e per la desolazione di brani come Die zeit o La canzone di Tom.

Resoconto finale: tolta qualche piccola infrazione per inutile eccesso di volume nelle ultime battute della serata, oltre a un missaggio non dei migliori, abbiamo avuto la consapevolezza di assistere, con assoluta certezza, ad uno dei festival più travolgenti degli ultimi anni. Come sempre, testare per credere.

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

2 Risponde a People involvement, mission statement: i resoconti

  1. avatar
    Martina 18/08/2010 a 00:17

    Grandissimo Stefano…

    Rispondi
  2. avatar
    Stefano Gallone 23/08/2010 a 13:18

    Grandissima giornata.
    :-)

    Rispondi

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews