Pelù, populismo da rockstar. Quando è meglio far solo buona musica

Continua la polemica tra Piero Pelù e Matteo Renzi dopo l'attacco del musicista al premier dal palco del concertone del primo maggio. Ne avevamo bisogno?

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Piero Pelù

Non si placa la polemica nata sul palco del concertone del primo maggio ieri a Roma tra Piero Pelù e il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Tutto nasce dalle parole pronunciate dalla rockstar italiana: «Non vogliamo elemosine da ottanta euro, vogliamo lavoro. Il non eletto, il boy scout di Licio Gelli  deve capire che in Italia c’è un grande nemico, quel nemico è interno, è la disoccupazione, la corruzione, il voto di scambio, la Mafia, la ‘Ndrangheta, la Camorra! La nostra è una guerra interna, il nemico è dentro di noi».

L’ELEMOSINA – La reazione del Pd non si è fatta attendere e tra i vari commenti, stamattina in diretta televisiva Alessandra Moretti ha dichiarato: «Sarebbe bene che comici e cantanti si occupassero del loro mestiere. La definizione di un’elemosina non esiste quando ci sono persone che potranno fare una spesa in più a settimana». Pelù ha risposto alla baraonda creata, direttamente sul suo profilo Facebook: «Lo so che ci sono milioni di italiani che sopravvivono con stipendi o pensioni da vera fame. A Voi va tutto il mio rispetto e la mia solidarietà. Non volevo certo offenderVi. Con tutta la calma del mondo credo però che sia importante capire che per costruire un futuro vero per sé e per i propri figli ci sia bisogno solo di una cosa: il lavoro, onesto e… ben retribuito». E ha continuato: «È chiaro che 80 euro al mese aiutano un mensile che sta tra i 700-1200 euro al mese, ma il problema di fondo rimane: dove sta il lavoro, quello a tempo indeterminato che ti garantirà stabilità e poi la tanto agognata pensione?».

TUTTA COLPA DI RENZI – Deciso poi l’ennesimo attacco al presidente del Consiglio: «Questa mossa da 80 euro di Renzi è una gran trovata pre-elettorale di grande effetto perché i soldi usciranno dalle tasche di chi li riceverà con la massima velocità. Con l’aumento delle accise su tutti i carburanti possibili e immaginabili, addirittura avremo le accise sulla birra…aumenteranno le tasse sui rifiuti, diminuiranno i soldi per la scuola pubblica, diminuiranno i soldi per la sanità pubblica, aumenteranno i prezzi dei servizi “pubblici” che saranno privatizzati».

LA QUESTIONE FIORENTINA – La rockstar e il populismo-slogan anti-potere gridato a un concerto, la reazione seccata della politica, la contro risposta decisa ma un po’ da marcia indietro della medesima rockstar. Finita qui? Niente affatto. Piero Pelù è tornato di prepotenza sulla questione dopo aver seguito giornali e telegiornali dando del bugiardo a Renzi. Quanto gli starà sul groppone Renzi? Il musicista si è spostato dal tema degli 80 euro a un altro, che probabilmente gli sta più a cuore: non essere stato considerato nell’organizzazione dell’Estate fiorentina quando Renzi era ancora sindaco di Firenze. La risposta è arrivata ancora sul web: «Ho seguito alcuni tg e in tutti, ripeto in tutti è stata ripetuta la menzogna consumata che “Pelù ce l’ha con Renzi perché non gli ha più fatto fare l’Estate fiorentina”. Evidentemente la disinformazione del boy scout di Gelli si è scatenata. Ho creato io il FI.ESTA (FIrenze. ESTAte) nel 2007 con la vecchia amministrazione Domenici ma dopo dieci mesi di superlavoro ho lasciato quell’incarico di mia spontanea iniziativa perché non mi piacevano i giochi sporchi che si facevano con il denaro pubblico».

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Matteo Renzi

ARIA FRITTA – Con le problematiche legate al lavoro e la disoccupazione in Italia ci manca solo il botta e risposta tra la rockstar e il politico di turno, con bugie, accuse e imprecisioni da una parte e dall’altra. Piero Pelù ha tutto il diritto di esprimere la propria opinione dal palco, avercela con i potenti, con la Mafia, con le mille cose che non funzionano nel nostro Paese e fomentare chi va ai suoi concerti, in questo caso quello del primo maggio. Risulta piuttosto sterile e incomprensibile invece continuare ad alimentare una polemica che agli italiani non serve davvero a niente se non a confondere ancora di più sulle reali manovre politiche che il nuovo esecutivo sta cercando di svolgere.

POPULISMO DA ROCKSTAR – Lasciar perdere sarebbe stata la mossa migliore, ancor più considerato il tema dell’Estate fiorentina e gli screzi evidentemente non nuovi con Renzi. E che il presidente del Consiglio lo è tale da appena due mesi e non può rappresentare in toto i mali del nostro Paese. Scagliare la pietra con frasi a effetto, anche fini a sè stesse, su questioni di carattere sociale o politico e poi scatenarsi facendo buona musica restando ferocemente fieri di quello che si è detto, a prescindere da quello che si è detto, questo suona tanto rock’n’roll e manterrà sempre il suo fascino provocatorio, piaccia o meno; andarsi a impelagare in una baruffa fatta di dettagli di questioni politiche e personali via web che non serve a nessuno, tantomeno ai lavoratori italiani, è solo populismo bell’e buono. Da rockstar certo, ma pur sempre populismo.

LE PAROLE DI PIERO PELU’ DAL PALCO DEL CONCERTONE DEL PRIMO MAGGIO

Gian Piero Bruno

@GianFou

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