Pechino boicotta la consegna del Nobel per la pace a Liu Xiaobo

Liu Xiaobo, dissidente cinese

Liu Xiaobo, dissidente cinese

Oslo – È prevista per venerdì prossimo la cerimonia di consegna del premio Nobel per la pace al dissidente cinese Liu Xiaobo. Attualmente sta scontando una condanna a undici anni di reclusione con l’accusa di “incitamento alla sovversione”. Colpevole di essersi schierato a favore del rispetto dei diritti umani e della democrazia, è stato definito un “criminale” dalla Cina. Non potrà ritirare il suo premio, né per lui potranno farlo i suoi familiari perché non sono stati autorizzati a lasciare il paese. In sua rappresentanza ci sarà un suo amico, il dissidente Yang Jianli, suo compagno nelle proteste del 1989, esiliato in America e docente all’Università di Harvard. Yang Jianli ha ricevuto l’incarico dalla moglie del premio Nobel, Liu Xia, tramite Twitter.

Il direttore dell’Istituto Nobel, Geir Lundestad, ha dichiarato che la maggioranza dei Paesi invitati alla cerimonia sarà presente, ognuno invierà il proprio rappresentante. Al momento già 44 ambasciate hanno confermato ufficialmente la loro presenza, due hanno declinato “per diversi motivi” e due non hanno ancora risposto. Diciotto governi invece hanno accettato l’invito di Pechino di disertare la cerimonia. Saranno assenti: la Russia, il Kazhakstan, la Colombia, la Tunisia, l’Arabia Saudita, il Pakistan, la Serbia, l’Iraq, l’Iran, il Vietnam, l’Afghanistan, il Venezuela, le Filippine, l’Egitto, il Sudan, l’Ucraina, Cuba e il Marocco. Ovviamente sarà assente anche la Cina, ça va sans dire.

Nelle ultime settimane, il governo di Pechino ha messo in atto una forte propaganda per dissuadere i diplomatici stranieri dal presenziare la cerimonia di consegna del Nobel. In un comunicato, esponenti cinesi avevano dichiarato che “la maggioranza della comunità internazionale” non avrebbe partecipato. Dichiarazione smentita dai fatti. “Basta guardare le cifre, la grande maggioranza dei Paesi invitati ci sarà”, ha replicato il direttore dell’Istituto Nobel al governo di Pechino.

Margherita Kochi


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