PD: Patto tra i vertici per le cariche del dopo-elezioni, ma Bersani nega

Bersani e Renzi (linkiesta.it)

Roma - Inizialmente era stato il “Foglio” a riportare alcune indiscrezioni riguardanti un patto di ferro stretto dalla dirigenza del Pd, ma ora anche Repubblica parla apertamente di un fronte anti-Renzi creato ad hoc dagli attuali big del partito, che si sarebbero già accordati per il dopo-elezioni.

Pier Luigi Bersani premier, Rosy Bindi vicepremier, Veltroni presidente della Camera, D’Alema ministro degli Esteri o commissario europeo, Franceschini segretario del Pd, Fioroni ministro. Questo l’organigramma deciso per placare le litigiosità all’interno del Partito Democratico, con gli storici rappresentanti che avrebbero unito le forze contro la “minaccia” del rottamatore Renzi.

L’affermazione del quotidiano viene dedotta dalle parole di Antonello Soro, ex capogruppo del Pd alla Camera ora all’authority per la privacy, che prima dell’estate scrisse: “Franceschini spera nella presidenza della Camera, ma per quel posto è in corsa Veltroni. A Dario daranno la segreteria del Pd”.

Ormai il fronte di chi non vorrebbe le primarie per scansare la mina vagante Renzi non resta in silenzio. “Le primarie non possono risolversi in una farsa, Bersani deve dire una parola chiara”, incalza Rosy Bindi. ”La selezione della classe dirigente non è un concorso di bellezza”, ribatte Massimo D’Alema che non ha intenzione di fare sconti al sindaco di Firenze. “Il problema di Renzi è Renzi. E’ sceso nell’agone non solo per rottamare ma per litigare con tutti: ha litigato con Bersani, con Vendola, con la Bindi e con Casini”, incalza il presidente del Copasir. Giuseppe Fioroni non va per il sottile: “Se vuole essere serio, si dimetta dalla carica di sindaco entro il 28 ottobre”.

Il sindaco, replicano dallo staff di Renzi, non ha pero’ alcuna intenzione di accontentarsi di eventuali premi di consolazione. Il suo obiettivo è vincere le primarie e correre per diventare Premier, altrimenti resterà a Firenze e continuerà a fare il Sindaco.

Il “grande patto” dei maggiorenti, insomma, non è soltanto un brusio che si mormora in via del Nazareno. Nell’aria e nei palazzi romani c’è qualcosa di più di un’indiscrezione. Il tutto senza fare i conti con l’elettorato prima e con gli alleati poi. E le primarie? Marino è fermamente convinto che, in un modo o nell’altro, Bersani troverà l’inghippo per evitarle.

L’attuale leader Pd, pero’ nega, «Non ci sono in corso né patti grandi né patti medi ne patti piccoli. Io lavoro per un partito unito, rinnovato, contendibile e senza padroni. Ho chiesto io primarie aperte per la candidatura a premier, anche in deroga allo statuto, e l’anno prossimo come da statuto avremo il congresso del Pd, che è la forma congressuale più aperta in ogni partito nel mondo».

Davide Lopez

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