Pd: ma la base quando l’ascolti?

Mario Monti (wikimedia.org)

Roma – Fa uno strano effetto leggere sui giornali che in Germania l’ultima parola sulla Grosse Koalition ce l’avranno i 472mila iscritti alla Spd (Sozialdemokratische Partei Deutschlands). Viene spontaneo, infatti, chiedersi se anche il Partito Democratico in Italia abbia mai fatto così. La risposta è scontata: no.

Nel novembre 2011, dopo le dimissioni di Berlusconi, il Pd accettò di sostenere insieme al Pdl e ai centristi il Governo tecnico guidato da Mario Monti, ubbidendo al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Anche se, in caso di elezioni anticipate nei primi mesi del 2012, il Pd – secondo tutti i sondaggi – avrebbe vinto ottenendo la maggioranza dei seggi sia alla Camera che al Senato. Berlusconi, infatti, veniva dal fallimento del suo ultimo Governo, Monti non era sceso ancora in politica, e il Movimento 5 Stelle non si era affermato, cosa che poi fece soprattutto grazie alla terribile esperienza del Governo tecnico sostenuto da tutti i partiti presenti in Parlamento (con le eccezioni della Lega e dell’Italia dei Valori). Il Pd in quei mesi votò la cosiddetta riforma Fornero, l’introduzione dell’Imu e l’aumento dell’Iva. Provvedimenti che non piacquero alla base e che adesso lo stesso Pd vuole modificare. Gli elettori si poterono esprimere solamente alla fine del 2012 per votare il candidato alla presidenza del Consiglio (anche se per quelle primarie furono utilizzate regole pensate appositamente per non far vincere Matteo Renzi) e per le cosiddette parlamentarie.

Nel 2013, dopo il pessimo risultato delle elezioni di febbraio, Bersani chiese al Movimento 5 Stelle di votare la fiducia al Governo presieduto da lui, che avrebbe seguito esclusivamente il programma del Pd e avrebbe avuto esclusivamente ministri del Pd. Il Movimento 5 Stelle però fu coerente con quanto detto e promesso ai suoi elettori, così rifiuto. A quel punto la dirigenza del partito avrebbe potuto chiedere ai suoi iscritti, tramite una consultazione on line, se fare un’alleanza di Governo con il Movimento 5 Stelle, o con Berlusconi e Monti, o se tornare subito alle urne. Ma non accadde nulla del genere. Il Pd stette senza far niente fino a metà aprile, quando non riuscì nemmeno ad eleggere un nuovo Presidente della Repubblica. A quel punto obbedì di nuovo a Giorgio Napolitano e formò il Governo, dal Pd mai messo in discussione, con Monti e il resto del centrodestra ad eccezione della Lega e di Fratelli d’Italia. Sembra quasi che la dirigenza del Partito Democratico sia più interessata ad assecondare il Presidente della Repubblica piuttosto che gli iscritti e gli elettori.

Enrico Letta (befan.it)

L’8 dicembre, salvo ulteriori rinvii che non sono da escludere, ci saranno le primarie per la scelta del nuovo segretario del partito. Sarebbe estremamente interessante sapere che cosa pensano i candidati a proposito della partecipazione degli iscritti alle decisioni importanti. Si può provare ad immaginare le loro posizioni. L’idea di partito di Cuperlo è la stessa dell’ex segretario Pier Luigi Bersani (parole di Bersani stesso), il quale ha gestito il partito in modo da accontentare Napolitano senza tener minimamente in considerazione la base. Base che invece sembra apprezzare molto Giuseppe Civati, il candidato che più si è interessato a questa tematica, ricordando spesso il distacco tra la base stessa del partito e i vertici nazionali, sancito a suo dire dalle modalità che hanno portato all’elezione del presidente della Repubblica e al governo delle larghe intese. Civati è inoltre l’unico ad aver criticato Napolitano per la sua intrusione costituzionalmente imprevista nel dibattito politico: «Finalmente è arrivata la prima riforma del governo Letta: il presidenzialismo. Dobbiamo riconoscere di avere oltre ad un presidente del consiglio legittimamente votato dal Parlamento, un Presidente della Repubblica che interviene nelle scelte quotidiane e settimanali ormai di questo esecutivo. Lo fa con tutta l’autorità che gli è riconosciuta ma forse precludendo la possibilità al Pd e al Pdl di avere una dialettica democratica compiuta (…) Siamo non da oggi al commissariamento, noi non abbiamo mai discusso nemmeno di come si componeva questo Governo, per cui è anche difficile discutere come si scompone, mettiamola così» (18 Luglio 2013).

E lo strafavorito Matteo Renzi? Ha sempre detto di voler riconquistare i delusi del Pd e di voler fare piazza pulita delle vecchie dirigenze. Ma sulla partecipazione della base non si è espresso. Farebbe bene a farlo, per chiarire se oltre a cambiare le facce, il sindaco è intenzionato anche a cambiare il metodo di lavoro del partito. Perché cambiare le facce senza cambiare il metodo non servirebbe proprio a niente.

Giacomo Cangi

foto: news.panorama.it; wikimedia.org; befan.it

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