Passa il ddl intercettazioni, il Senato dà la fiducia

Proteste e espulsioni in aula. Il Senato approva il ddl. Il Pd abbandona l’aula, no dell’Udc

di Nicola Gilardi

Passa al Senato il ddl intercettazioni. Il decreto sul quale il governo aveva posto la fiducia è passato. 164 i voti favorevoli, mentre i contrari sono stati 25 e nessun astenuto. Forte scontro verbale in aula fra opposizione e maggioranza. A nulla sono valsi i duri commenti dell’opposizione che avevano minacciato battaglia dura. Di fronte alla fiducia, infatti non hanno potuto fare nulla.

La giornata è iniziata con l’espulsione dei senatori dell’Italia dei Valori che avevano occupato in segno di protesta i banchi riservati agli esponenti del governo. Il provvedimento, preso dal presidente Schifani, è arrivato dopo la ripetuta richiesta di recedere dall’occupazione al quale è arrivata una risposta negativa. Il leader del partito Antonio Di Pietro, giunto in mattinata in Parlamento, ha esortato il capo dello Stato a non porre la propria firma a conclusione dell’iter.

Il Pd, invece, ha deciso di lasciare l’aula. Ad annunciare questa decisione il capogruppo Anna Finocchiaro che ha dichiarato: «Abbiamo rispetto per quest’aula, vogliamo che risulti con evidenza che da qui inizia il massacro della libertà» al quale è seguita l’ovazione degli esponenti del suo partito e l’abbandono del Senato.

La decisione dell’Udc è stata quella di votare no. Il presidente dei senatori del partito, Giampiero D’Alia ha dichiarato: «La fiducia ha impedito di migliorare una legge che serve per evitare gli abusi ed è stato un atto di forza che nasconde la debolezza della maggioranza. Al Senato votiamo no, ma non ci rassegnamo e alla Camera riproporremo le modifiche con lo stesso spirito costruttivo».

Per contro il commento della Lega e del Pdl è stato soddisfatto. Il testo è stato definito «equilibrato» e ha recepito alcune proposte giunte anche dall’opposizione. A far discutere è stata, comunque, la decisione del governo di blindare il ddl aggirando così il dibattimento parlamentare e tagliando fuori l’opposizione.

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