Pasquina parla di cinema, ma con un occhio al Rubygate

Esce l’8 aprile, in 80 diverse sale contemporaneamente, la pellicola di produzione italo-bulgara Goodbye Mama, dell’attrice-produttrice-sceneggiatrice e regista Michelle Bonev. La sua presenza all’ultima mostra del cinema di Venezia, secondo alcuni giornali spesata dall’ex ministro alla Cultura Bondi, e il premio ivi ricevuto, hanno destato sospetti e critiche, tanto più che nel vortice del gossip rientravano anche Agostino Saccà e Giancarlo Galan, allora ministro dell’Agricoltura e ora ai Beni Culturali. Fitto intreccio ed altrettanto complesso intrigo, ma una cosa è palese: la cultura era ed è rimasta in ottime mani!

La donna ha sempre difeso la sua creatura in celluloide: “Un’opera di qualità, su cui il pubblico potrà farsi un giudizio”. Per ora i giudizi la gente ha potuto soprattutto formularli su di lei e sulla sua socia in affari, Licia Nunez, i cui nomi sono dall’estate 2009 legati in qualche modo ai festini di Palazzo Grazioli. Anche su questo fronte le due hanno sempre negato l’esistenza di zone oscure: la Bonev ha dichiarato di non essere mai stata ad Arcore, ma che ci andrebbe se invitata; la Nunez ha invece riconosciuto di essere amica del premier, il quale le avrebbe presentato Tarantini, personaggio salito agli onori della cronaca per magagne giudiziarie. Sulla conoscenza con il ‘losco’  Tarantini ha dichiarato: “Io a chi mi viene presentato dal premier non chiedo certo la carta d’identità”. Insomma quella di non accertarsi sulle credenziali di chi ci si trova davanti pare proprio un trend tra i frequentatori delle residenze del presidente del Consiglio.

Intanto, in una recente intervista su “La Repubblica”, Michelle Bonev ha parlato del suo film, dei temi trattati, del suo futuro. Alle domande sugli scandali sessuali che hanno travolto Berlusconi ha risposto “Credo nella sua buona fede, credo che ci sia in atto una spy-story”, precisando “non è mio amico [...] E’ una persona gentile, educata. Lo stimo molto, questo sì, anche se i nostri rapporti sono solo formali”.

Altri passaggi sono degni di essere citati:vista l’età che avanza, bisogna darsi da fare. Io credo che l’Italia sia un paese per donne“. L’affermazione va così riscritta per essere realistica e rispondente a quanto succede nel nostro Paese: l’Italia è un paese per donne (straniere, preferibilmente bulgare o marocchine, e disponibili) e quando non si è più giovanissime (e soprattutto minorenni) bisogna darsi da fare (magari facendo un film, mentre prima ci si dedicava ad altre attività).

E ancora riguardo i prossimi progetti: “pensavamo a una co-produzione con l’Egitto, ma non so se adesso ce la facciamo”. Peggio poteva esserci soltanto una fiction in Libia.

Pasquina

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