Pasquina, il beato Karol Wojtyla e la sua (brutta) immagine

ROMA – Brutta è brutta, non c’è che dire. E nel tentativo di recuperare l’iconografia della Madonna della misericordia, che col suo mantello accoglie e protegge i fedeli, non si è riusciti a far altro che far sembrare la statua di Giovanni Paolo II - da pochi giorni sulla piazza antistante la stazione Termini – una specie di grande panettone da cui sia stata cavata la soffice e dolce pasta inerna lasciando solo la scorza.

Chi ha lanciato la crociata contro quell’orrore è stato l’«Osservatore romano», che per una volta ha osservato davvero, accorgendosi dell’assoluta mancanza di somiglianza tra Wojtyla e il suo presunto ritratto. Riconoscibilità a parte, la scultura andrebbe abbattuta per ben altri motivi: è vero che il suo valore è anche – e vuole essere soprattutto – religioso e devozionale, ma non ci si riesce proprio a renderla gradevole agli occhi? Ci sono esempi di arte religiosa di maestri come Chagall o Salvador Dalì; è possibile che oggi, anche senza scomodare Damien Hirst, non si possa realizzare una vera opera d’arte rivolta ai fedeli?

Alemanno si è pronunciato sulla questione dicendo di voler lasciare la parola alla gente: se non si idenficherà nella statua qualche cambiamento potrebbe essere fatto. Beh, difficile qualcuno riesca ad identificarsi in quell’abominio, forse giusto il gobbo di Notre Dame.  Il sindaco ha ribadito poi che, durante l’iter per realizzazione, la sovrintendenza ha ascoltato i pareri di tutte le autorità. Anche qui inevitabile domandarsi di quale autorità si trattasse, quella per il peggior esempio di arrebo urbano? Nel caso ha centrato appieno il bersaglio e, da chiunque fosse formata, tutti meritano una promozione.

Altra ipotesi al vaglio del Campidoglio è di effettuare un sondaggio on-line per raccogliere il parere dei cittadini. Ma possibile che già da solo Alemanno non si renda conto della bruttezza di quell’opera? Che il primo cittadino della città più bella del mondo non abbia la benchè minima sensibilità artistica?

«E’ un’opera d’arte, di un artista apprezzato dal Vaticano, che dà un segno forte, nel senso dell’accoglienza». Questa la dichiarazione del sovrintendente ai Beni culturali di Roma, Umberto Broccoli, che difende la statua degli orrori. Non ci si stupisce, è risaputo che da noi meno ne capisci di arte, più in alto siedi al ministero della cultura. Non contento di questo autogol, Broccoli ha rincarato la dose: “le opere d’arte non possono essere commentate come una partita di calcio, ma bisogna valutarle con il passare del tempo, anche per come si integrano nel contesto in cui si inseriscono”. Confida forse che il cemento sia come il vino, migliori con l’invecchiamento.

Pasquina

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