Pasquina e lo scandalo Lega Nord…una vignetta non basta

Già, davvero impossibile sintetizzare nella solita vignetta l’insieme di osservazioni – ironiche e scherzose, ma neanche poi tanto perchè raramente la fantasia della satira riesce a superare l’assurdità della realtà a cui si ispira – nate a margine di quanto sta succedendo all’interno della Lega Nord, dentro e fuori quel Cerchio Magico dove ormai, dirigenti e militanti, si rincorrono e imprecano l’uno contro l’altro impugnando la ramazza e invocando pulizia. Forse la sentarice Rosy Mauro sarà pure una ‘Badante’, ma Maroni e compagni, con la scopa in mano, meriterebbero da oggi in poi il soprannome di colf.

Procediamo con ordine. Fonte ed origine di tutto l’ex tesoriere Francesco Belsito, riguardo al quale – nella serata dell’orgoglio padano svoltasi l’altra sera a Bergamo (caso esemplare di quanto la realtà superi ogni possibile fantasia…) – Umberto Bossi avrebbe detto: «Belsito è stato infiltrato dall’intelligence». Forse, per lui, sarebbe stata più salutare anche qualche infiltrazione di intelligenza, ma si sa questo arcano sostantivo tra chi bazzica intorno alla Lega Nord è tra i più indigesti.

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Così almeno per Rosy Mauro, altro soggetto nell’occhio del ciclone, che sulla poltroncina di Porta a Porta ha candidamente ammesso di essere sempre stata poco portata per lo studio…e da brava ‘asinella’ è giustamente finita a trainare un Carroccio.

Belsito, la Mauro e la famiglia del Senatur: ecco il terzo elemento cruciale della spinosa questione dei soldi del partito usati in maniera poco trasparente, Bossi e i suoi figli. Già i tre Bossi, Umberto, Renzo detto il Trota e Riccardo…la banda ‘Bossotti’. E pensare che il povero babbo Bossi ha ammesso di essersi pentito di aver permesso ai suoi eredi di entrare nella Lega: sempre a Bergamo ha detto che avrebbe dovuto agire come Silvio Berlusconi, che i suoi, di pargoli, li ha mandati «lontano, all’estero, a studiare». Forse, per lui, sarebbe anche solo bastato farli studiare, pure vicino casa.

Ma suvvia, alla fine il leader storico della Lega ha fatto un passo indietro e si è dimesso da segretario, così pure il povero Trota, che ha rinunciato al suo posto e al suo stipendio come consigliere regionale. Che gli resta ora? Una speranza, quella che davvero sia applicato quanto auspicato da Don Luigi Ciotti («Al sociale i soldi dei rimborsi elettorali di luglio»)…insomma più ‘caso sociale’ di lui è difficile da trovare.

Pasquina

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