Pasquina e le privatizzazioni…un caso di par condicio?

L’ultima trovata del ministro dell’Economia per risanare le entrate dello Stato? ‘Svendere’ per quasi un secolo il diritto di superficie, di pertinenza pubblica, su coste e i litorali.

Uno scandalo secondo Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, che assimila la decisione ad una vera privatizzazione del patrimonio costiero, addirittura una “spiaggiopoli” per Angelo Bonelli dei Verdi, che ribadisce «con meno di 1.000 euro al mese, quanto un bilocale a Roma e Milano, sarà possibile affittare uno stabilimento balneare da 10.000 metri quadrati per 90 anni».

Ben altra soddisfazione ha mostrato invece la Federazione italiana imprese balneari per bocca del presidente, Vincenzo Lardinelli, convinto che così possano aumentare le certezze degli imprenditori che investono nel turismo balneare. Va bene, ma quale certezze per i bagnanti, se non quella di vedere crescere sempre di più gli stabilimenti accessibili solo a pagamento e le zone libere – ogni stagione più piccole e abbandonate – restringersi ad un fazzoletto dove non si possono affiancare più di due teli da mare?

«La spiaggia rimane pubblica», ha detto Tremonti in conferenza stampa, ma è difficile riconoscere i criteri di bene pubblico - quindi a libero e gratuito accesso – sui litorali sabbiosi meta di vacanza, quando sono invasi da sdraio ed ombrelloni che difficilmente costano, ma molto dipende dalle località e del periodo, meno di 20 euro al giorno (per due 2 persone). E l’associazione consumatori Adoc ha già rilevato che i costi dell’estate 2011 sono in crescita per chi sceglierà il mare: +15-20% rispetto al 2010.

Pasquina

 

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