Parrocchie 2.0: Preti e suore sempre più social

E' giunta l'era delle parrocchie 2.0: anche preti e suore si aprono al mondo del web. In testa alla hit dei più social ritroviamo le monache di clausura

suora

Parrocchie 2.0. Anche la clausura si apre allo sconfinato mondo del web. Una contraddizione in termini, direte, oltre che etica e dogmatica. Ma, sorprendentemente, è quel che sta accadendo. La Chiesa, infatti, ha scelto di valicare le restrittive e anacronistiche convenzioni per abbracciare la modernità. E così le tuniche escono dalle anguste trincee religiose e diventano social. Insomma, nel terzio millennio finanche l’evangelizzazione cavalca l’onda della rete.  A rivelarlo, una approfondita analisi svolta da un esperto informatico dell’Adnkronos sui siti cattolici italiani.

BOOM TELEMATICO TRA I BANCHI… E NON QUELLI DI SCUOLA – Suore e parroci sempre più smart e interattivi. La ricerca ha mostrato come, negli ultimi anni, la pubblicazione e condivisione del Vangelo su Internet sia aumentata del 3,9%. In pole position nella hit parade delle parrocchie 2.0 spiccano le chiese della Lombardia. Un vero e proprio boom telematico che ha investito anche le associazioni e i movimenti ecclesiali e l’informatizzazione delle Confraternite.

LE SUORE DI CLAUSURA: LE PIU’ SOCIAL – Ma, stando ai dati, sembrano essere proprio le suore di clausura le figure religiose più attive sul web. «Non siamo isole galleggianti noi monasteri di clausura», afferma all’Adnkronos madre Rosa Lupoli, dell’ordine delle Clarisse del monastero di Napoli. «Per quel che ci riguarda – spiega – siamo molto presenti sia sui social che come sito. Il nostro monastero è molto visitato. Avremo poi molti eventi in relazione al fatto che tra qualche tempo la nostra fondatrice, la Venerabile Maria Lorenza Longo, sarà beatificata. E i social o i siti sono il modo più immediato per fare conoscere gli eventi. In tutto il mondo siamo duecento monasteri quindi è chiaro che la rete ci consente di mantenere i contatti con tutti, accorciando le distanze». Se i social hanno “bucato” anche la clausura, lo si deve soprattutto ad un motivo sociale. «Spesso nel nostro mondo – spiega madre Lupoli – si avverte il timore di esporsi. Il punto però è trovare un modo intelligente di relazionarsi. Sui social arrivano le richieste più disparate. Noi rispondiamo soprattutto ai casi disperati».

Antonietta Mente

@AntoMente

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