Parole in cuffia. A teatro per ascoltare il precariato…alla radio

La locandina dell'evento al Teatro 7 - lunedì 19 marzo alle 21

Roma – Si intitola Parole in cuffia ed è insieme uno spettacolo adatto al teatro, un documento audio che si presta all’ascolto alla radio o nello stereo di casa, un progetto nato dalla mente di giovani talenti artistici (attori, musicisti, giornalisti, etc) che vuole portare all’attenzione un tema talvolta abusato come il precariato sotto una luce e una prospettiva nuova, fatta di ironica serietà. Parole in cuffia è anche un blog, dove trovare tante altre notizie su ciò che Parole in cuffia è – ad esempio un audiolibro disponibile in alcune librerie romane – e vuole diventare.

Lunedì 19 marzo, alle  ore 21, questo radiodramma (come  lo ha definito la sua autrice, Alessia Rapone) approda in una delle sedi deputate alla sua diffusione e conoscenza, il teatro. Parole in cuffia sarà infatti al Teatro 7 di Roma (via Benevento 23, zona Nomentano – piazza Bologna) per farsi vedere e soprattutto ascoltare con quello stesso spirito che, neppure tanti anni fa a pensarci bene, animava le serate di ascolto collettivo intorno alla radio. L’udito è senza dubbio il senso attorno a cui ruota questo progetto fatto soprattutto di parole, voci, suoni e musiche – che occupano 38 minuti dell’intera durata di circa un’ora  – ma c’è spazio anche per la vista grazie ad una recitazione dinamica e interattiva, con un coinvolgimento diretto degli spettatori seduti in platea.

Il protagonista di un radiodramma non poteva essere altri che un giovane dj radiofonico (cui presta la voce Andrea Martella), il cui sogno lavorativo (in radio ovviamente) viene un giorno stravolto dal ritrovarsi in un luogo fatto sì di suoni e parole, ma molto lontano dalla proprie aspettative: un call center. Sempre di lavoro si tratta, ma la differenza abissale tra le due realtà – a cui si aggiungono le difficoltà di un rapporto coniugale con una donna (Patti, con la voce di Barbara Marzoli) che, assurdo per chi vive di sonorità, è un po’ dura d’orecchi  – solleverà questioni sommerse e irrisolte, stimolerà riflessioni, portando ad una finale e catartica riscoperta della dignità lavorativa individuale, maschile o femminile che sia.

Alessia Rapone, autrice e regista di 'Parole in cuffia'

Leggerezza e ironia sono le componenti chiave di questo spettacolo, capaci di trasparire sia dai vivaci ed incalzanti passaggi musicali (di Sergio De Vito, cui si aggiungono le performance clarinettistiche di Raffaele Magrone), sia dai testi (dell’autrice e regista Alessia Rapone), senza dimeticare quanto importanti siano le figure e i ‘caratteri’ di Parole in cuffia, veri topoi della precarietà: il lavoro personificato (o meglio vocalizzato da Antonella Palermo), la radioascoltatrice petulante (Laura Malito), il selezionatore d’azienda (Roberto Pagano), il radioascoltatore-restauratore (Giovanni Avolio) e last but not least la folle presenza che anima gli incubi del protagonista (Patrizia Hartman).

Per informazioni sulla serata e prenotazioni contattare il Teatro 7 (Tel. 06 442.36.382 e-mail: teatro@teatro7.it); qui si ricorda invece un aspetto davvero nobile della serata: parte del ricavato sarà devoluto al gruppo di volontariato Sahara Libre per l’accoglienza estiva a Roma di 10 bambini Saharawi dei campi profughi di Tindouf (sud dell’Algeria).

Laura Dabbene

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