Parlamentarie Pd: tra listini bloccati, deroghe e tanta democrazia

Parlamentarie Pd, deroghe, lista bloccata

Il segretario del Pd Peirluigi Bersani

Roma – Definizione delle parlamentarie secondo Pierluigi Bersani: «Siamo gli unici che fanno una cosa che non si è mai fatta né in Italia né in Europa, gradiremo essere guardati con un po’ di simpatia visto che stiamo parlando di democrazia». Appuntamento per il 29 o il 30 dicembre (niente congiunzione “e” questa volta). Tanto per chiudere l’anno con il botto all’insegna della democraticità.

In fin dei conti dopo il grande successo ottenuto con le primarie, perché non rendere partecipe il popolo anche nella decisione dei parlamentari? Ormai è appurato che il Porcellum resterà anche per le prossime elezioni: ci si era illusi che i vari politici seduti in Parlamento mettessero tra le priorità la riforma elettorale, così non è stato. Bisogna, quindi, correre ai ripari: Bersani e la sua combriccola mettono in campo le parlamentarie, in questo modo, dinnanzi agli occhi dell’opinione pubblica, può sembrare che la permanenza di questa «porcata» non dipenda esclusivamente da loro.

In linea teorica tutti i cittadini, soprattutto i simpatizzanti e i militanti del Pd, dovrebbero essere felici di vedere un partito mobilitarsi per fare in modo che la partecipazione popolare sia garantita in tutti gli aspetti della sfera politica. Nella pratica queste parlamentarie promosse dal Pd sono caratterizzate da aspetti poco chiari. Innanzitutto bisogna, a malincuore, dare ragione, ogni tanto, al caro Beppe Grillo. Ora non perché se una buona idea sia stata messa in pratica in passato da qualcuno, non possa essere utilizzata anche in futuro da qualcun altro (salvo che non ci sia il copyright, e forse Beppe Grillo ci sta pensando), però Bersani potrebbe evitare di elogiare il proprio partito affermando che le parlamentarie siano una novità in Italia e in Europa. Per quanto siano state fatte on line e non esenti da critiche, il merito della prima volta dovrebbe andare al Movimento 5 Stelle: probabilmente Bersani se ne sarà dimenticato o, chissà, lui intendeva «una cosa che non si è mai fatta né in Italia né in Europa» da parte di un partito. Misteri della fede.

Secondo aspetto da analizzare: le date prescelte. Il giorno varia da regione a regione, quindi potrà capitare che nel Lazio si andrà a votare il 29, in Lombardia il 30. Non che questo possa essere un problema insormontabile, però già si perde quel senso di comunità che ha caratterizzato le primarie del centrosinistra.  Il periodo prescelto, invece, può risultare un ostacolo. È vero che non ci vuole niente a uscire di casa, farsi un giro in città e poi fare una scappatella nei circoli di partito per votare, però non si comprende il motivo di tanta fretta. Il rischio è quello di una scarsa affluenza, però risulta strano che Bersani non ci abbia pensato. L’impressione è che la cosa sia voluta per due motivi. Il primo è che, nel caso di esigua partecipazione popolare, il Pd potrà giustificarsi affermando che le parlamentarie ci sono state, ma è il cittadino che ha deciso di non aderire, dovendosi accontentare dei potenziali parlamentari per l’intera legislatura senza il diritto di lamentarsi. Secondo motivo, più squisitamente politico, dare poco tempo ai candidati, che dovranno raccogliere il 5 per cento delle firme degli iscritti al PD del 2011 in almeno tre circoli della zona in cui si propongono. In aggiunta chi è parlamentare ed è iscritto ai gruppi del PD di Camera o Senato non ha l’obbligo di raccogliere le firme.

Parlamentarie Pd, deroghe, lista bloccata

Rosy Bindi e Pierluigi Bersani

Passiamo poi alla questione delle deroghe e del listino bloccato. Riguardo il primo punto, si ricordi che il regolamento del Pd prevede che non può presentarsi in Parlamento chi ha ricoperto tale carica per 15 anni, eccezion fatta per Anna Finocchiaro, Rosi Bindi, Maria Pia Garavaglia, Beppe Fioroni, Beppe Lumia, Franco Marini, Giorgio Merlo, Mauro Agostini, Gianclaudio Bressa, Cesare Marini che hanno avanzato una proposta di deroga, approvata dalla direzione del partito. A una condizione: dovranno sottoporsi alle primarie. A questo punto subentra l’elemento della lista bloccata, composta da quel 10% dei candidati scelti esclusivamente da Bersani. Ipotizzare che alcuni dei 10 irriducibili/derogati saranno inseriti in questa lista non è fantascienza. L’impressione, nel complesso, è che il centrosinistra prima propone questi strumenti dall’indubbia valenza democratica, successivamente, però, inserisce dei paletti, comprensibili politicamente parlando, ma che fanno storcere il naso. Può passare la questione delle deroghe per garantire quel minimo di esperienza in Parlamento, però il listino bloccato dà molto di idee targate Pdl. Le possibilità di vedere volti nuovi scemano gradualmente, con il rischio che il rinnovamento parziale promesso da Bersani rimanga pura teoria.

Infine, c’è l’aspetto relativo alle quote rosa. Si è tutti d’accordo d’incentivare la partecipazione delle donne nella vita politica, però un conto è promuovere, un conto è costringere. L’idea scaturita dalle menti dei vertici del Pd è qualcosa di assurdo: chi andrà a votare potrà dare due preferenze, con l’obbligo, però, di scegliere fra due candidati di genere opposto. In caso contrario la seconda preferenza sarà nulla.

In definitiva, di queste parlamentarie si può apprezzare il gesto, ma, con tutti questi limiti e alcuni aspetti che rimangono oscuri, il rischio di doverle definire, riprendendo un termine coniato dal criminologo Achille Saletti, “affondarie” è alto.

Giorgio Vischetti

@GVischetti

foto|| dgmag.it; pdferrara.it; repubblica.it

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