“Paradiso Italia” di Mirko Orlando. Il trauma dell’immigrazione dalla parte delle vittime

'Paradiso Italia', il nuovo libro di Mirko Orlando, viaggia tra graphic novel, fotografia e giornalismo di inchiesta per fare seria chiarezza sul dilemma immigrazione

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Aprire la bocca tanto per parlare può andar bene fino a un certo punto, almeno fino a quando gli insensati sproloqui proferiti da chissà quale pulpito non arrivano ad assumere la forma di verità assoluta (e sul quoziente intellettivo di una larga fetta di popolo sovrano italiano ci sarebbe da discutere per ore e ore). Arrivati tristemente a quel punto, l’unica soluzione possibile per evitare il definitivo imbarbarimento dell’individuo medio è quella del silenzio.

Proprio così. Perché blaterare al bar dopo qualche bicchierino è una cosa, muovere le chiappe seriamente è faccenda radicalmente opposta. Sporcarsi le mani non va di moda, oggigiorno; motivo per cui osservare e studiare da vicino, per davvero, lo stato delle cose, in modo da capire come funziona concretamente questo mondo o almeno una parte di esso, risulta quasi essere un segno distintivo di onore e coraggio quando, in realtà, dovrebbe essere prassi quotidiana.

Ecco perché – ma non solo per questi motivi, ovviamente – Paradiso Italia (edito da Edicola Ediciones) dimostra come il suo interessantissimo autore, Mirko Orlando, sia una personalità di rilievo e di riferimento per la ricezione di una narrazione che non sia solo resoconto giornalistico ma, prima di tutto, racconto di vita, esempio pratico di come i fatti contino ben più di qualsivoglia estro da genio del marketing per social network.

Argomento accoglienza, migrazione e integrazione. Come descrivere al meglio una contemporanità che proprio su questa linea fonda la sua più becera propaganda? Semplice (per modo di dire): stracciando tutto quello che rientra nell’ambito della pura retorica da mercato politico e mediatico per dare forma e spazio a una commistione di soluzioni comunicative fortemente adatte a percepire il vero senso del tutto.

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Fotografo e illustratore con passato da pittore, Mirko Orlando produce una graphic novel che non resta fine a sé stessa ma si serve del fondamentale ausilio di fotografia d’autore e giornalismo d’inchiesta per costruire un corpo artistico perfettamente in grado di conferire tutta l’ineluttabile drammaticità della trattazione tematica.

Bando al buonismo, largo alla spossante immediatezza di contenuti ferrei e, per questo, particolarmente diretti. Ma bando anche alla difesa oltranzista delle romanticherie di sorta: qui non c’è spazio per storielle da sit-com o fiction televisive che ruotano su un’edulcorazione di biografie e drammi reali. Qui esiste solo la realtà, nuda e cruda, durissima, sostanzialmente inaccettabile ma da conoscere a fondo per capire la reale inconsistenza di tutte le menzogne che ci vengono riversate come palate di letame fin dentro casa.

In Paradiso Italia, Orlando si accampa coi migranti nei centri d’accoglienza, cammina al fianco dei clandestini e, nel farlo, ritrae, prende appunti, studia, osserva, analizza. Caricaturizza anche, certo, ma solo a scopo allegorico nei confronti di concetti altrimenti difficilmente decifrabili in quanto appartenenti a una fetta d’animo che ci curiamo sempre adeguatamente di tenere ben lontana dai nostri giorni, dalla nostra quotidianità. Orlando guarda il senso più profondo del termine “immigrazione” con gli occhi dei veri protagonisti, costringendo il lettore a naufragare (neanche a dirlo) nel turbinio di ferite incurabili e speranze infrante come le vite che fanno del Mediterraneo la più grande fossa comune della contemporaneità.

Sarà possibile, almeno adesso e almeno in questo modo, incrementare leggermente la dose di consapevolezza e la capacità di comprensione? Come si dice: ai posteri l’ardua sentenza. Se i posteri sopravvivranno.

 Stefano Gallone
@SteGallone

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