Papa Francesco scuote l’UE: «ridate dignità ai poveri»

(Fonte foto: www.difesapopolo.it)

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Un brivido che percorre la schiena di tutti i presenti e degli analisti se solo si pensi che a tracciare un nuovo manifesto europeo venga ad offrirlo il papa venuto da una terra extraeuropea, quell’America Latina che il conclave del 2013 ha reso più vicino e autorevole, un «punto di riferimento» – cosi ha detto Martin Schultz, presidente attuale del parlamento europeo – in questo tempo così globalizzato.

Papa Francesco oggi visita il cuore politico e sociale dell’unione europea parlando ad un parlamento europeo che paga anni di disorientamento non solo economico ma morale, quasi antropologico.  È come essersi affacciati alla realtà, uno schiaffo doveroso e sapiente che evidentemente andava dato ad un consesso internazionale il quale riunisce le nazioni di tutto il continente europeo, dormiente su molti aspetti sociali e che viene scosso da un discorso storico, coraggioso, senza ipocrisie.  Si realizza – se non si ha la memoria corta – quello che Bergoglio preannunciò nel suo dialogo pacato e risoluto con Ferruccio De Bortoli sul Corriere dinanzi all’obiezione del direttore sul quando avrebbe detto qualcosa all’Europa. A suo tempo il pontefice esclamò «non c’è stata occasione di parlare, ma verrà questo giorno». Ecco, oggi è il giorno è arrivato.

Papa Francesco (fonte foto: www.quotidiano.net)

Papa Francesco (fonte foto: www.quotidiano.net)

SVEGLIATI EUROPA - «I grandi ideali che hanno ispirato l’Europa sembrano aver perso forza attrattiva, in favore dei tecnicismi burocratici. Si ricava un’impressione generale di stanchezza e di invecchiamento, di un’Europa nonna e non più fertile e vivace». Evitando – pur sempre con garbo – le frasi di circostanza, il pontefice mette il dito nella questione politica evocando un preoccupante decadentismo continentale, un franare dei sogni europei delle origini nei quali unità e diversità dei popoli convivevano in nome della pace e nel reciproco rispetto delle storie delle nazioni europee, sulle cui macerie è nata un’unione rimasta sulla carta ma – in molti aspetti – non resa pratica, concreta. Questa stanchezza diventa miopia riguardo ai poveri e alla loro dignità. E Bergoglio lancia il monito: «Quale dignità può mai avere un uomo o una donna fatto oggetto di ogni genere di discriminazione? Quale dignità potrà mai trovare una persona che non ha il cibo o il minimo essenziale per vivere e, peggio ancora, il lavoro che lo unge di dignità?». E qui l’applauso dell’emiciclo si fa forte in un misto di consenso e – direi – di mortificazione per aver perso molta strada sui fronti della solidarietà e dell’integrazione lasciando al mediterraneo il ruolo spaventoso di «cimitero» marino del continente. Una ferita da parte di una Europa appena disorientata ed egoista.

I PERICOLI DELL’OGGI – Richiamando il dipinto sulla Scuola di Atene, Papa Francesco offre un richiamo sia filosofico-morale di raro spessore: Platone e Aristotele sono due polarità che fanno un’Europa aperta al futuro la quale non dimentica il mondo delle idee e la realtà su cui realizzare le istanze di quel mondo. Una terra che non dimentica il cielo, lasciando la trascendenza in balia dell’oblio. Ecco allora la rivendicazione più che legittima sulle radici ebraico-cristiane dell’Europa vedendo nel cristianesimo non un pericolo per il popolo europeo ma un risorsa. Casomai i cristiani sono in pericolo nel mondo, perseguitati a causa di tanti estremismi e fondamentalisti nel «silenzio vergognoso di tanti». Se si mette al centro la persona umana, i suoi diritti inalienabili, il lavoro e la famiglia, nel rispetto del creato e dell’ambiente, allora si potrà parlare di europea con i verbi del presente e del futuro. Qui la politica diventa qualcosa di serio, meno tecnicista, più umana e meno rozza, come se avesse un’anima buona, un calore che i freddi e indifferenti numeri dell’economia avevano spento. Strasburgo non è mai stata così sveglia ed emozionata come oggi nella speranza che questa visita non diventi importante solo per la storiografia e gli appassionati della politica seria. Per intanto Bergoglio a breve andrà in Turchia sempre a dimostrazione di quanto bisogna creare ponti e non muri nei rapporti internazionali.

Giuseppe Trapani

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