Pannella: la lettera a Papa Francesco, i rifugiati e Monsignor Romero

Resa nota da Famiglia Cristiana la lettera inviata ad aprile da Marco Pannella a Papa Francesco. Punti di contatto nella vicinanza agli ultimi e nella figura di Oscar Romero

pannellaMarco Pannella e Papa Francesco, così lontani, così vicini. Divisi nelle lotte e nei ruoli che in queste hanno interpretato: aborto, eutanasia, divozio, il leader dei radicali e la Chiesa, con i suoi vari rappresentanti, hanno avuto sempre avuto posizioni agli antipodi. Con Papa Francesco,in parte è stato diverso, tra i due è riuscito ad emergere qualche piccolo ma importante punto di contatto, come riportato da una lettera inviata lo scorso 22 aprile al Pontefice da Marco Pannella, della quale una parte è stata resa nota oggi da Famiglia Cristiana.

IL TESTO PUBBLICATO – «Caro Papa Francesco – scrive il defunto leader dei Radicali – ti scrivo dalla mia stanza all’ultimo piano, vicino al cielo, per dirti che in realtà ti stavo vicino a Lesbo quando abbracciavi la carne martoriata di quelle donne, di quei bambini, e di quegli uomini che nessuno vuole accogliere in Europa. Questo è il Vangelo che io amo e che voglio continuare a vivere accanto agli ultimi. Questa passione è il vento dello “Spirito” che muove il mondo. Lo vedo dalla mia  piccola finestra con le piante impazzite che si muovono a questo vento e i gabbiani che lo accompagnano. In questo tempo non posso più uscire, ma ti sto accanto in tutte le uscite  che fai tu. Un pensiero fisso mi accompagna ancora oggi: “spes contra spem. Caro Papa Francesco – conclude la lettera – sono più avanti di te negli anni, ma credo che anche tu ti trovi a vivere “spes contra spem”. Ti voglio bene, tuo Marco.

 

IL RIFERIMENTO A MONSIGNOR ROMANO – Di notevole importanza anche il post scriptum che Pannella ha inserito alla fine della lettera, e nel quale ha voluto far riferimento alla «croce che portava Mons. Romero», dalla quale Pannella scrive di non riuscirsi a staccare. Un riferimento carico di significato, che riporta a galla la storia di Monsignor Oscar Romero, arcivescovo della Chiesa cattolica divenuto famoso per il suo impegno nel denunciare le violenze della dittatura militare che governava a El Salvador. Rese famoso il suo discorso pronunciato ai militari il 23 marzo 1980, nel quale invitava tutti gli appartenenti alle forze armate a non eseguire gli ordini contrari alla morale umana, chiedendo la fine della repressione. Il giorno dopo venne assassinato mentre celebrava messa da un cecchino su mandato di Roberto D’Aubuisson, leader del partito nazionalista conservatore. Un ulteriore episodio di violenza si ebbe al funerale di Romaro, al quale, in assenza di Giovanni Paolo II, partecipò l’arcivescovo di Città del Messico, Ernesto Corripio y Ahumada. Durante la funzione difatti l’esercito salvadoregno aprì il fuoco sui fedeli, compiendo un vero e proprio massacro.

 

Redazione

 

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