Palermo, riapre la Società Siciliana di Storia Patria

Il chiostro della sede della Società di storia patria (storiapatria.it)

Il chiostro della sede della Società di storia patria (storiapatria.it)

Palermo – Dopo tre anni di completa chiusura, ha riaperto a Palermo la Società Siciliana di Storia Patria. Per i soci dell’antica società, fondata per la prima volta nel 1863, è un giorno storico mentre per gli indipendentisti siciliani si tratta della riapertura del museo dei nazisti ante-litteram, i protagonisti del Risorgimento e dell’unificazione italiana.

LA SOCIETÀ E LA STORIA RECENTE – Il museo di storia patria racchiude secoli di storia siciliana che raccontano le gioie ma soprattutto le tante sofferenze del popolo siciliano nel corso della storia. La storica società è nata nel 1863 da un gruppo di studiosi siciliani che si riunivano in casa del palermitano Agostino Gallo; dopo varie peripezie, la società è stata ufficialmente fondata dieci anni dopo. Un luogo di conservazione di ciò che la Sicilia è stata prima e durante l’unità d’Italia che ha attraversato due momenti bui nella sua storia: gli anni del fascismo, nei quali il centro fu trasformato in Regia Deputazione, e gli ultimi anni nei quali il centro è rimasto con il portone serrato per mancanza di fondi.

I PROTAGONISTI DELLA RIAPERTURA – Il centro di Piazza San Domenico, accanto al mercato della Vucciria e nel pieno centro storico di Palermo comprende quattro aree tematiche: diplomatica, fonti del diritto siculo, epigrafia e scritti vari. Esemplificativa è la presenza di una copia della costituzione siciliana del 1812, un avanguardia europea per l’epoca. Oggi il Presidente è lo straincaricato Giovanni Antonino Puglisi, figura di rilievo nel panorama siciliano ed italiano, rettore dell’Università Kore di Enna, presidente della Fondazione Sicilia, presidente della Commissione nazionale italiana dell’Unesco e noto esponente massonico. La presidenza così come vari soci si sono impegnati a riaprire una struttura che detiene un patrimonio storico senza pari ma che la Regione con 24 mila forestali aveva chiuso per mancanza di fondi.

Carlo Vermiglio -  Assessore ai beni culturali, Regione Siciliana (gds.it)

Carlo Vermiglio – Assessore ai beni culturali, Regione Siciliana (gds.it)

IL MUSEO DEL RISORGIMENTO – Il museo di storia patria incorpora anche il tanto prezioso quanto criticato Museo del Risorgimento. Pitture e sculture dei personaggi che hanno fatto la storia dell’annessione della Sicilia all’Italia da Garibaldi a Cavour ma anche elmetti e documenti a testimonianza dell’epoca risorgimentale. Proprio in questo luogo era avvenuta l’unica manifestazione siciliana per il 150esimo anniversario dell’unità d’Italia nel 2011 con la presenza del Presidente emerito della repubblica, Giorgio Napolitano.

LA LEGGE ALL’ARS – La conferenza stampa di apertura si è tenuta martedì in sede, presieduta da Puglisi e dall’Assessore regionale ai beni culturali Carlo Vermiglio. Quest’ultimo ha ammesso che la riapertura è avvenuta grazie ad un emendamento nella finanziaria siciliana che è passato in quanto “non vi erano soldi accanto alla norma”e quindi il livello d’interesse dei parlamentari dell’Ars è scemato. Infatti, la norma passata nel parlamento siciliano non ha stanziato fondi ma 10 dipendenti già in organico in Regione, di cui 8 già incorporati nella struttura.

UN FUTURO INCERTO – Come la Sicilia, il museo che descrive un’importante parte della sua storia non gode di certezze future. Infatti, l’unica fonte di sostenibilità, al netto delle quote dei sempre più anziani soci, è il biglietto d’ingresso di 4 euro per la visita del museo risorgimentale. Al momento non sono previste guide o audio guide e non è stata annunciata nessuna forma di programmazione e coordinamento con gli altri musei cittadini. L’unica attività prevista al momento è quella del 16 aprile in occasione del centenario dalla morte di Giuseppe Pitré. Insomma, la rinascita è avvenuta, ora tocca sopravvivere e sembra che lo si voglia fare alla vecchia maniera: alla giornata.

Domenico Pellitteri

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