Padre Carlo d’Antoni: il prete, l’uomo e il racket dei permessi di soggiorno

Un nuovo caso di immigrazione e solidarietà condannata

di Silvia Nosenzo

SIRACUSA – “Nove persone sono state arrestate dalla Polizia di Siracusa, su disposizione del Gip del Tribunale di Catania, con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’illecita permanenza di stranieri nel territorio dello stato italiano, falso ideologico in atto pubblico e false dichiarazioni a Pubblico Ufficiale. Le indagini, coordinate inizialmente dalla Procura della Repubblica di Siracusa e successivamente dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, ruotano attorno a una presunta organizzazione criminale che aveva la sua base logistica nella chiesa di Bosco Minniti a Siracusa.”

Questa la notizia riportata dall’Ansa il 9 febbraio che ha subito scatenato le reazioni delle associazioni Agire Solidale, Amnesty International, ARCI, Centro Sociale Culturale Pio La Torre, Comitato 100 donne, Emergency, Arcisolidarietà, Libera Siracusa, Arciragazzi, Jamii onlus, Stonewall GLBT, Legambiente.

Anche il deputato regionale del Pd, Roberto De Benedictis, ha dimostrato la sua solidarietà nei confronti del parroco, dicendo: “Esprimo a Padre Carlo, in questo duro momento, tutta la mia fiducia e vicinanza umana. Chi in questi anni l’ha visto mettersi personalmente in gioco in favore di centinaia di persone disperate e sole, chi ne ha seguito l’impegno fatto di gesti concreti in condizioni difficili ed estreme, non può che essere certo, come io sono, della possibilità che si dimostri al più presto la piena trasparenza della sua condotta”.

Quella nell’occhio del tifone è la storia di padre Carlo d’Antoni, il parroco della chiesa di Bosco Minniti a Siracusa, di cui già si era parlato in occasione dei fatti di Rosarno, quando aveva accolto i lavoratori stagionali espulsi. La sua missione di parroco e uomo lo aveva spinto a dare un aiuto agli immigrati e ai bisognosi, ad ascoltare il loro grido di dolore e le loro storie di vita calpestata, riaccendendo un barlume di speranza nei loro cuori. Da nove anni dava rifugio a centinaia di uomini e donne, per i quali vivere la quotidianità era un’impresa ardua: aveva spostato l’altare nel centro della sua chiesa, così da lasciare lo spazio per allestire una mensa serale e ospitare i sacchi a pelo per la notte. Poi, qualche giorno fa è arrivato l’arresto e don Carlo è stato accusato di essere coinvolto nel racket dei permessi di soggiorno facili.

Centro d'accoglienza

Una vicenda di solidarietà, insomma, condannata senza possibilità di appello: dare accoglienza senza scopo di lucro agli immigrati irregolari è un crimine e come tale deve essere punito secondo gli inquirenti. Ma con la stessa velocità dovrebbero essere puniti altri crimini ancor più gravi, che violano diritti umani inalienabili, quali quello all’assistenza legale e sanitaria per gli immigrati che, per quanto si trovino clandestinamente nel nostro paese, sono pur sempre esseri umani. Eppure, per fare un esempio, le denuncie ripetute del dossier di Medici Senza Frontiere contro il sistema dei Centri di identificazione ed espulsione e dei CARA (centri per richiedenti asilo), in particolare nei confronti della struttura di Cassibile, a pochi chilometri da Siracusa, sono sempre passate sotto silenzio.

Il dubbio che sorge è che venga applicata la vecchia politica dei due pesi per due misure: una preoccupante tolleranza zero nei confronti degli immigrati, e una giustizia molto più elastica per chi è molto più forte di loro.

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