Oxfam contro Coca Cola e Pepsi: «Praticano land grabbing»

Una mappa che mostra la diffusione del fenomeno del "land grabbing" (Il Caffè Geopolitico)

Una mappa che mostra la diffusione del fenomeno del “land grabbing” (Il Caffè Geopolitico)

Land grabbing, o “accaparramento di terre”. Questa l’infamante accusa che Oxfam, una rete di associazioni per la salvaguardia dei diritti dei poveri e lo sviluppo sostenibile, lancia nei confronti di Cola Cola e Pepsi, due delle aziende più note nel mercato delle bevande.

Le due aziende, che per produrre i loro prodotti hanno bisogno di enormi quantità di zucchero, sottrarrebbero con movimenti economici illeciti – grazie allo strapotere economico - le terre delle famiglie povere in diverse zone del mondo, costringendo decine di migliaia di persone a spostamenti improvvisi, dovendo abbandonare abitazioni e ogni sorta di bene materiale, pur nell’estrema povertà nella quale già vivono.

«Dobbiamo essere sicuri che ciò che mangiamo non renda le genti più poveri e vulnerabili, senza casa e senza terra». Le parole di Sally Copley, direttore delle campagne informative Oxfam, colpiscono il gruppo delle dieci sorelle, ovvero i dieci marchi alimentari con il maggiore fatturato (in ordine di vendite: Nestlé, Unilever, Cola Cola, PepsiCo, Mars, Danone, Mondeléz International, General Mills, Kellogg’s e Associated British Foods Plc), che avrebbero contribuito all’acquisto in massa di 33 milioni di ettari di coltivazioni in appena tredici anni, soprattutto in Brasile e Cambogia, dove la produzione di zucchero è uno dei principali fattori di sostentamento nazionale.

Per spiegare in parole povere l’enormità dei terreni che le grandi aziende hanno acquistato per le proprie produzioni, il quotidiano britannico Indipendent fa un esempio lampante: l’intero territorio dell’Italia. Si tratta di oltre 300.000 chilometri quadrati, equidistribuiti tra America Latina e Asia meridionale, nei quali i diritti delle popolazioni indigene sono stati scavalcati senza tanti giri di parole.

Oxfam, in particolare, ha accusato la Coca Cola di rifornirsi dei prodotti lavorati dalla compagnia Bunge (un fatturato di 60 miliardi di dollari, quanto l’intero PIL del Costa Rica), che proprio in queste settimane sta tentando di ottenere il controllo di una vasta zona del Mato Grosso, dove vive una comunità indigena, coadiuvata nell’azione di resistenza da Oxfam Brasil.

La compagnia ha risposto con uno striminzito comunicato, nel quale ammette implicitamente la presenza di irregolarità: «Riguardo ai casi in Cambogia e Brasile, siamo solidali con i cittadini colpiti da queste situazioni. Coca Cola non compra zucchero direttamente dalla Cambogia, ma ha convocato un dialogo tra i fornitori, per discutere delle conclusioni generali di Oxfam». Pepsi ha invece dichiarato di «aver ricevuto assicurazioni dai fornitori di lavorare in rispetto delle norme vigenti», e ha inoltre fatto sapere che continuerà a dialogare con i partner commerciali sulle questioni sollevate da Oxfam.

Stefano Maria Meconi

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews