Othello…la h è muta: parodia teatrale degli Oblivion

othello_sito_spettacoloQuando si vuole eseguire la parodia di qualcosa, i primi a rimetterci sono le opere più classiche con le loro storie lacrimevoli, i loro personaggi eroici e potenti, i loro momenti cult e le loro frasi storiche. Si cerca, attraverso lo scherno, di esagerare qualcosa, inserire delle allusioni contemporanee e sorridere di quel linguaggio esagerato e forbito, di modo che il pubblico possa divertirsi con semplice sincerità. Le parodie cantate del Quartetto Cetra, i film di Mel Brooks, gli sketch dei Monty Python: tutti hanno mostrato una serie di spettacoli che non rasentavano mai nel cattivo gusto.

Dall’inizio degli anni 2000, in Italia un gruppo comico, il quintetto degli Oblivion, ha preso il testimone di tutti questi maestri continuando a lavorare sul quel genere di parodie. Il gruppo, che costruisce la propria arte tra la parodia cantanta e gli sketch cabarettistici, ha portato al Teatro Sala Umberto di Roma il loro nuovo spettacolo dal titolo Othello…la h è muta, in scena dal 3 al 15 dicembre.

OTHELLO È SEMPRE OTHELLO - La trama, seppur condita di gag e canzoni parodiate, è la solita: il prode ed eroico moro di Venezia, bramoso d’amore per sua moglie, la bella Desdemona, viene convinto dal furbo e malefico Iago che questa lo tradisca con il fido luogotenente Cassio. Una trama che si presta a mille scaltrezze e stratagemmi comici, partendo dai monologhi seri, poi ri-eseguiti imitando personaggi e cantanti famosi, arrivando ad omaggiare canzoni che hanno fatto la storia di tutta la musica, dalla più infantile a quella classica. Ispirati tanto a Verdi quanto a Shakespeare, il gruppo si affianca a Denis Biancucci, che li accompagna al pianoforte e partecipa attivamente allo spettacolo.

LA COMICITÀ CHE INTERAGISCE – Lo spettacolo risulta divertente in tutti i sensi. Il pubblico risponde in maniera spontanea allo stile un po’ britannico delle battute degli attori in scena. Già dall’inizio con una canzone cantata a cappella, che non sembra finire mai, gli attori interagiscono con il pubblico senza mai rivolgersi direttamente a lui e coinvolgendolo attraverso uno spettacolo arguto e piacevole espresso con un umorismo semplice e sincero. La comicità che viene usata dagli Oblivion è fine, intellettuale e senza confini, poiché prende di mira tanto il moderno, con i suoi cori politici e le sue canzoni da festival, quanto il passato, con le sue musiche e i suoi stili.

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Oblivion durante lo spettacolo

GRUPPO AFFIATATO – Lo spirito cabarettistico che li caratterizza, porta gli Oblivion a muoversi con destrezza e spontaneità in scena. Il pubblico vede sulla scena, oltre ad attori capaci di destreggiarsi bene tra il finto serio e il parodistico faceto, un gruppo che è lì apposta per intrattenere. Si divertono, giocano e si pongono l’un l’altro scherzando, con la naturalezza di una comitiva di amici. La loro bravura e la loro unione vengono mostrati soprattutto nelle esibizioni canore di gruppo: canti a cappella, canzoni con i contro-canti, giochi di movimenti e di espressione, esprimono un perfetto stile armonico. Sia nei duetti che nei terzetti o quando sono tutti in scena mostrano concretamente quanto basti un gruppo compatto e affiatato per costruire un buon spettacolo, anche con una scenografia quasi scarna e dei costumi non troppo esagerati.

Portatori di quella risata intelligente e franca, gli Oblivion hanno creato la prima parodia scritta da loro, eseguita in scena in modo fresco e originale. Il motivo della scelta dell’Otello rispetto a tante altre opere, la spiega lo stesso gruppo, mostrando perfettamente la loro arte, composta da cultura e umorismo: «Anno Domini 2013. Verdi compie 200 anni. Wagner compie 200 anni.Gli Oblivion compiono 10 anni. 200+200+10= 410 anni in totale. 2013-410= 1603. È in quell’anno che Shakespeare scrive l’Otello, che sarà anche la prima opera di Verdi in cui si avverte chiaramente l’influsso di Wagner».

 Francesco Fario

Foto | www.musical.it, www.teatropuccini.it

 

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