Osce: l’Italia ritiri il ddl intercettazioni

Pdl contro l’ente definito «inutile». Opposizione all’attacco: «Il governo Berlusconi ha esposto l’Italia a un’umiliazione»

di Nicola Gilardi

Dunja Mijatovic, responsabile Osce per la libertà dei media

Il governo non ha pace. Stavolta ad alzare il polverone della polemica ci ha pensato l’Osce, cioè l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa. Significative le parole di Dunja Mijatovic, responsabile per la libertà dei media: «Sono preoccupata che il Senato abbia approvato una legge che potrebbe seriamente ostacolare il giornalismo investigativo in Italia. I giornalisti devono essere liberi di riferire su tutti i casi di pubblico interesse e devono poter scegliere come condurre una indagine responsabile».

Le reazioni nel Pdl sono state molto stizzite. Osvaldo Napoli ha sminuito la credibilità dell’Osce affermando: «L’Osce in quanto tale non ha espresso nessun voto né adottato decisioni di alcun genere perché è un club costoso e raffinato, ma sostanzialmente inutile. L’opposizione è alla canna del gas se pensa che un’opinione, autorevole quanto si vuole, possa decidere il destino di una legge che è nella disponibilità esclusiva del Parlamento italiano, cioè dei rappresentanti della volontà popolare. Denigrare il proprio Paese e il proprio Parlamento appoggiandosi sulle dichiarazioni di una privata cittadina della Bosnia-Erzegovina dice a qual punto è arrivato il degrado morale della sinistra italiana».

Anna Finocchiaro

L’opposizione ha confermato il proprio dissenso nei confronti della «legge bavaglio». Per Anna Finocchiaro le dichiarazioni del Pdl «non riescono a coprire la gravità di quel provvedimento» e la presa di posizione dell’Osce «rende ancora più forti i motivi della battaglia che abbiamo condotto in Senato e che continueremo alla Camera».

«Il governo Berlusconi ha esposto l’Italia a un’umiliazione» ha dichiarato Enrico Letta, mentre Massimo Donadi dell’Idv parla di un «richiamo internazionale che la dice lunga sulla situazione del nostro Paese».

Intanto Berlusconi ha riunito i suoi uomini. Sembra inevitabile la discussione alla Camera soltanto dopo aver concluso quella sulla manovra finanziaria. Per questo si è attivato Francesco Cicchitto che ha inviato una missiva a tutti i parlamentari di Montecitorio affinché siano presenti agli inizi di agosto, periodo in cui dovrebbe iniziare la discussione.

Nonostante l’accordo interno, la situazione nel Pdl è abbastanza rovente. Dopo la frenata di Fini è arrivato Italo Bocchino a gettare benzina sul fuoco. «Non vorrei che qualche falco berlusconiano volesse lo scontro istituzionale. Che accarezzasse l’idea di farsi respingere la legge dal capo dello Stato per riapprovarla nello stesso testo e avviare uno scontro costituzionale».

A queste parole ha risposto Gianfranco Rotondi, ministro per l’Attuazione del programma: «Se non rispettiamo un punto saliente del programma come la legge sulle intercettazioni, facciamo prima ad andare a casa che a proseguire la legislatura». Parole che suonano come una minaccia e che già Berlusconi aveva pronunciato.

Il parere dell’Osce si accosta a molti altri giunti dal di fuori dei confini nazionali. La pressione statunitense è stata forte. Lenny Brauer, vice sottosegretario del Dipartimento di giustizia Usa ha rimarcato la essenzialità delle intercettazioni e il danno che si creerebbe se verrebbero eliminate. Stessa opinione è quella di Richard A. Martin, ex procuratore distrettuale Usa che collaborò anche con Giovanni Falcone: «Alzare il livello della prova necessaria a intercettare serve soltanto a creare ostacoli significativi alla rapidità e all’efficacia dell’intercettazione. Ne guadagna il criminale, non ne guadagna il cittadino per bene. Che sarà semplicemente meno sicuro».

I toni dello scontro si alzano. Se anche un ente europeo si dichiara sfavorevole al provvedimento per limitare le intercettazioni è necessario considerare quale percorso stia compiendo l’Italia. Bisogna rammentare fortemente che sia la libertà della stampa, che quella della Magistratura di fare le indagini sono dei pilastri fondamentali della democrazia.

Foto: www.slobodnaevropa.org; www.nicolacaputo.eu; www.wikimedia.org; www.memic.net

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