Organi estratti da prigionieri vivi. Il docufilm choc di Ken Stone

Hard to Believe, il documentario di Ken Stone (fonte: hardtobelievemovie.com)

Hard to Believe, il documentario di Ken Stone (fonte: hardtobelievemovie.com)

Organi espiantati da prigionieri ancora vivi per alimentare il mercato illegale. È ciò che emerge dal documentario Hard to Believe del regista Ken Stone, testimonianza del crudele scenario delle persecuzioni religiose in Cina.

ORGANI ESPIANTATI – Sono vittime di queste atroci pratiche i seguaci del Falun Gong, religione nata nel 1990 e osteggiata dal governo di Pechino, che la mise al bando nel 1999 considerandola una setta in grado di minare la sicurezza dello Stato. Hard to Believe mostra le ingiuste sofferenze a cui sono sottoposti i prigionieri, perseguitati, torturati e privati degli organi da vivi, costretti quindi a subire dolori laceranti.
Il documentario si serve delle testimonianze reali dei prigionieri scappati dalle torture e di quella di un chirurgo, trasportato in un luogo di esecuzione e costretto ad operare pazienti svegli. Il dottore, trasferitosi ora in Europa, ricorda di aver operato ed estratto gli organi di un ragazzo ferito da arma da fuoco, in condizioni precarie ma stabili e curabili, senza servirsi di anestesia.

Organi estratti da prigionieri vivi (fonte: controcopertina.com)

Organi estratti da prigionieri vivi (fonte: controcopertina.com)

VOCI IGNORATE DAL MONDO - Le voci del traffico di organi e delle persecuzioni dei seguaci del Falun Gong emersero quasi dieci anni fa, nel 2006, grazie al lavoro di numerosi avvocati per i diritti umani, incaricatisi di raccogliere le testimonianze oculari degli ex prigionieri, ma non furono considerate abbastanza attendibili per aprire un’indagine ufficiale. Neanche le organizzazioni umanitarie internazionali aprirono fascicoli d’inchiesta, lasciando sostanzialmente nel dimenticatoio tutta la vicenda.

INVITO ALL’AZIONE - Il documentario Hard to Believe di Ken Stone, oltre a mostrare e a raccontare la persecuzione, si pone quindi l’obiettivo di «esplorare il motivo per cui le relazioni e documentari hanno ottenuto così poca attenzione», come racconta il regista al Daily Mail.

La denuncia viene accostata all’inchiesta, così da provare scuotere le coscienze dell’opinione pubblica e delle organizzazioni umanitarie internazionali per fermare un massacro silente al momento ignorato.

Alessia Telesca

foto: controcopertina.com; hardtobelievemovie.com

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