Opeth, Sorceress. Un passo indietro per due in avanti

Esce il nuovo album degli svedesi Opeth di Mikael Akerfeldt ed è subito colpo di fulmine per una fascinazione prog anni '70 che è tutto tranne che uno sterile revival

La copertina di "Sorceress", il nuovo album degli Opeth (metalsucks.net)

La copertina di “Sorceress”, il nuovo album degli Opeth (metalsucks.net)

Molte band scandinave (come anche alcune genericamente europee, un po’ meno d’oltreoceano), dopo esordi roboanti, hanno deliberatamente scelto di fare della loro esistenza discografica e scenica qualcosa di sempre più prossimo a una natura solo apparentemenmte recondita e, proprio per questo, prorompente nel momento in cui decide, una volta per tutte, di venire fuori con estrema determinazione quando non proprio per necessità. È il caso di eminenze come, su tutti, i norvegesi Motorpsycho e Ulver: i primi provenienti da una iniziale predisposizione rivolta a un hard rock granitico tramutato in crossover psichedelico (prima) e avant-prog quasi sperimentale (poi); i secondi nati dalle orme di un oscuro black metal e approdati a una sperimentazione melodico-elettronica di livello supremo e non meno claustrofobica. Anche gli svedesi Opeth, da qualche anno a questa parte, non sono da meno malgrado il loro sia un caso a sé stante visto che la componente venuta fuori con naturale e positivissima prepotenza, quella puramente progressive di stampo ’70, è sempre stata viva e prosperante fin dagli esordi e nei successivamente più approfonditi percorsi prog-death metal.

Gli Opeth (elquarteldelmetal.net)

Gli Opeth (elquarteldelmetal.net)

UNA TRILOGIA PROGRESSIVE – Ecco dunque come Sorceress, il nuovo album che gli Opeth di Mikael Akerfeldt hanno dato alle stampe il 30 di settembre, arriva con giustezza a collocarsi quasi come conclusione di un’ipotetica (e stupefacente) trilogia marcatamente progressive che parte con Heritage (2011), si consolida con Pale communion (2014) e disegna, ora, la nuova strada maestra in maniera pressoché definitiva. Fu al fianco di Steven Wilson (ex leader dei Porcupine Tree, ora al vertice di una brillante carriera solista) in qualità di produttore, che Akerfeldt e soci si sentirono incentivati (a partire dallo splendido Blackwater park del 2001, attraversando le eminenze del dittico Deliverance/Damnation tra il 2002 e il 2003 e soffermandosi sul lavoro che proprio Akerfeldt e Wilson partorirono in associazione, Storm corrosion del 2012) a sviluppare quella che, in fin dei conti, è sempre stata la passione principale di un’intera vita artistica, predisposizione molto facilmente condivisa con compagni di viaggio similmente orientati verso scelte stilistiche del genere. Soprattutto l’attuale formazione con Mikael Akerfeldt (voce e chitarra), Fredrik Akesson (chitarra), Martin Mendez (basso), Joakim Svalberg (tastiere, cori) e Martin Axenrot (batteria) gode di un’attitudine praticamente perfetta nel mettere in pratica queste intenzioni nel modo più consapevole e soddisfacente possibile, vale a dire con un occhio di riguardo, certo, alla lezione progressive ’70, ma forti di una saggezza talmente elevata da permettere un aggiornamento sonoro di eventuali canoni e precetti compositivi.

CURIOSITÀ E NECESSITÀ – Proprio questa profonda cultura storico-musicale (che contraddistingue comunque Akerfeldt e compagni fin dall’età post-adolescenziale) permette agli Opeth di dimostrare – anche in un uno splendido album quale, senza minima ombra di dubbio, è Sorceress - come sia possibile avanzare pretese artistiche dettate tanto dal più puro stimolo di curiosità (l’amore per il progressive rock in particolare; guardate qui come furono capaci di riarrangiare uno dei loro brani più duri) quanto da una necessità sostanzialmente fisiologica, sia in termini creativi (un certo esaurimento di risorse compositive dopo due decenni di prog-death metal) che riguardo problematiche naturalmente legate a una sfera fisica (continuare a cantare in growl, per Akerfeldt, avrebbe voluto dire rischiare di perdere la voce).

Cose belle: la versione in doppio vinile picture disc di "Sorceress", il nuovo album degli Opeth (foto di Stefano Gallone)

Cose belle: la versione in doppio vinile picture disc di “Sorceress”, il nuovo album degli Opeth (foto di Stefano Gallone)

UN PASSO INDIETRO PER DUE IN AVANTI – Uscito in svariati formati a dimostrare il puro interesse per la musica in qualità di forma d’arte assoluta (cd, doppio cd limited edition, 2 cd + 2 lp box set, doppio vinile nero, doppio vinile rosa con scopo benefico per pazienti e famiglie malati di cancro, doppio vinile picture disc) – Akerfeldt è anche un collezionista di vinile – Sorceress prosegue anche in liriche alte e mai scontate l’evoluzione retroattiva degli Opeth (un passo indietro per farne due in avanti, come si suol dire) guardando al progressive rock di Jethro Tull, Caravan e primissimi Soft Machine, con notevoli influenze provenienti soprattutto dalla scena di Canterbury (ne sono valida dimostrazione l’incipit classicheggiante di Persephone con conseguente reprise e, soprattutto, il singolo Will o the wisp, un vero e proprio capolavoro; notevole anche Sorceress 2) ma mantenendo sempre e comunque un’attitudine prettamente heavy (come nella title track Sorceress o in Chrysalis, The wilde flowers, Strange brew o Era). Prosperano, addirittura, partiture psichedeliche magnificamente direzionate verso incursioni di stampo orientaleggiante (The seventh sojourn) oltre a più naturali accostamenti ai migliori King Crimson (A fleeting glance) per la conformazione complessiva di un ennesimo grande lavoro tanto di ingegno individuale (Akerfeldt è quasi da sempre il principale compositore a nome Opeth) quanto di eccezionale affiatamento di gruppo. Sorge una certa ulteriore curiosità – in luce dell’ipotesi di trilogia a cui si accennava in precedenza – su cosa eventualmente possa venir fuori dal cilindro al cospetto di un lavoro successivo. Al momento, godiamoci una più che adeguata proposta sensoriale di così ampio respiro (magicamente futuribile per quanto rivolta a strutture portanti passate) anche su palcoscenici per spettacoli di grandissima attrazione emotiva.

Voto: 8

Stefano Gallone

@SteGallone

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