Ancora tagli alla cultura: vittima il catalogo on line Opac-Sbn

Logo dell'Opac-Sbn (webdiocesichiesacattolica.it)

Milano – Che si effettuino tagli alla Cultura in un Paese come l’Italia, dove siamo immersi in un patrimonio su cui si potrebbe investire per migliorare l’economia, purtroppo non è una novità. Quindi non stupisce nessuno che l’Opac-Sbn, il Catalogo nazionale on line delle bilioteche italiane, stia per essere risucchiato in quel vortice autodistruttivo che oramai è routine.

Ma questa volta è diverso: sarà l’entità del problema o la maggiore diffusione delle informazioni dovuta alla rete, ma su tutti i social questo avvenimento sta diventando notizia condivisa con indignazione nelle bacheche di tutti.

Ben 2 milioni e mezzo di persone, studiosi e ricercatori, semplici lettori, utilizzano questo sistema di catalogazione on line che, come spiegano le responsabili Gabriella Contardi e Silvia Simonelli, consente di accedere a 14 milioni di titoli con 64 milioni di localizzazioni, circa 50 milioni di ricerche bibliografiche e più di 35 milioni di pagine visitate. Un sistema utilizzato anche dai ricercatori di tutto il mondo, un servizio che permette anche di prenotare la consultazione del libro o del documento, chiederne una riproduzione e in alcuni casi il prestito.

Una vera rete che permette di trovare anche edizioni rare e di pregio, antiche e uniche, e di avvicinare chiunque ad un patrimonio che seppur estremamente prezioso diventa condiviso, pubblico, fruibile da tutti.

Questi elementi dovrebbero essere sufficienti per convincere anche chi non conosce questo sistema a comprenderne il valore davvero universale: basti pensare che è stato modello per gli altri Paesi, e che dall’estero moltissimi attingono a questa risorsa.

Ma il problema dei nostri governi di non saper riconoscere le risorse che abbiamo “in casa”, e di farle fuggire o in questo caso di distruggerle, non è nulla di nuovo o sconvolgente: siamo passivamente abituati a qualsiasi cosa ormai.

Come spiega in un appello il Personale dell’Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle Biblioteche Italiane – ICCU di Roma: «Il Servizio Bibliotecario Nazionale da più di venti anni si fonda sul decentramento territoriale e sulla cooperazione tra Stato, Regioni (che hanno costituito 83 poli regionali) e 20 Università al fine di valorizzare le iniziative locali e far convergere verso un obiettivo comune l’impegno delle 5.000 biblioteche che fino ad oggi hanno scelto di aderire. La cooperazione nazionale e la condivisione delle risorse hanno determinato l’abbattimento dei costi della catalogazione, consentendo alle biblioteche di ottenere in pochi anni risultati non perseguibili con la gestione tradizionale; hanno innalzato il livello dei servizi all’utenza in un ambito di continuo confronto tra soluzioni sempre più avanzate sia nel trattamento dell’informazione bibliografica sia nella fruizione dei documenti».

Con Opac-Sbn il sapere è in rete (pinobruno.globalist.it)

Un avanzamento che a tutti i costi si vuole fermare, da tempo. Si può leggere ancora, infatti: «L’Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle Biblioteche italiane e per le Informazioni bibliografiche non dispone più dei finanziamenti necessari alla gestione del Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN). Dopo anni di costanti tagli alle spese da parte del Ministero per i Beni e le Attività culturali, a fronte dei quali si è dovuto da un lato ridurre il livello di servizio offerto, dall’altro cercare finanziamenti al di fuori del bilancio dell’ICCU, appare ormai inevitabile nel breve periodo l’interruzione del servizio.

Sembra quindi che la situazione sia ormai irrecuperabile: ma la rete si è già messa in moto, e si trova on line, ormai da una decina di giorni, una petizione per fermare questo ennesimo scempio: si può dimostrare che la rete è forte, e cominciare da qui a opporsi a politiche che ci stanno facendo retrocedere. Per evitare di parlare dell’Italia, quella che “era” la patria della cultura.

Come esplicano meglio di qualsiasi parafrasi le parole della Segretaria Generale dell’AICI (Associazione delle Istituzioni di Cultura Italiane) Gabriella Nisticò e del Presidente Valdo Spini: «Con questo tipo di tagli finiscono le reti culturali, finisce il digitale nella cultura intesa come patrimonio culturale dello Stato italiano. Lungi dal sostenere l’innovazione, questi continui tagli ai gangli vitali della Cultura prospettano un inquietante futuro di decrescita nazionale, con contraccolpi in tutti i settori della società. L’inversione di tendenza per la Cultura italiana va decisa ora, per rafforzare nuovamente le fondamenta minate da anni di restrizioni ingiustificabili nelle politiche culturali e nella distribuzione della spesa pubblica».

Cosa aspettiamo? Si può cominciare dal proprio pc, comodamente seduti a casa o in ufficio, a intraprendere la più moderna, veloce ed efficace battaglia culturale. Niente armi, basta un clik.

Benedetta Rutigliano
@bettyrutigliano

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews